Deliberazione di Giunta Regionale n. 1148 del 21-10-2002
L.R. 56/2000 - INDICAZIONI TECNICHE PER L'INDIVIDUAZIONE E LA
PIANIFICAZIONE DELLE AREE DI COLLEGAMENTO ECOLOGICO
******
LA GIUNTA REGIONALE
Visto:
- la
Direttiva 92/43/CEE "Habitat";
-
il d.p.r. 8 settembre 1997, n. 357 "Regolamento
recante attuazione della Direttiva 92/43/CEE, relativa alla conservazione degli
habitat naturali e seminaturali, nonchι della flora e della fauna";
-
la l.r. 6 aprile 2000, n. 56 "Norme per la
conservazione e la tutela degli habitat naturali e seminaturali, della flora e
della fauna selvatiche (
)";
Considerato:
-
che, ai sensi dell'articolo 10, comma 1, della l.r.
56/2000, "La Regione
riconosce primaria importanza (
) alle aree di collegamento ecologico
funzionale" e "definisce, nel Piano di indirizzo territoriale (PIT) ai sensi
dell'articolo 6 della legge regionale 5/1995, gli indirizzi per
l'individuazione, la ricostituzione e la tutela" delle aree
di collegamento ecologico;
-
che, ai sensi del comma 2) dello stesso articolo, "Le Province (
)
provvedono, anche in assenza degli indirizzi regionali di cui al comma 1,
all'individuazione nel Piano territoriale di coordinamento (PTC), delle aree di
collegamento ecologico funzionale, secondo quanto disposto dall'articolo 16, comma
4 della legge regionale 5/1995; in tal caso, le Province possono procedere
all'individuazione di aree di collegamento ecologico funzionale facendo
riferimento alla definizione di cui all'art. 2, comma 1, lettera a)";
-
che l'articolo
2, comma 1 lettera a), l. cit., riprendendo la definizione data nel d.p.r.
357/1997, definisce l'area di collegamento ecologico funzionale solo in termini generali e che θ
pertanto opportuno dare fin da ora indicazioni tecniche alle
Amministrazioni provinciali, nell'attesa dell'approvazione dell'aggiornamento
del PIT contenente gli indirizzi normativi per l'individuazione, la ricostituzione e la tutela
delle aree di collegamento ecologico;
Viste le "Indicazioni
tecniche per l'individuazione e la pianificazione delle aree di collegamento
ecologico (l.r. 56/2000)", risultanti dal testo allegato come parte
integrante del presente atto (ALL.1), e redatte come strumento tecnico di
indirizzo di cui sopra;
Preso atto del parere positivo espresso dalla Consulta tecnica per le
aree protette e la biodiversitΰ nella seduta del 29 maggio 2002, dedicata anche
all'esame del documento "Indicazioni tecniche per l'individuazione e la
pianificazione delle aree di collegamento ecologico (l.r. 56/2000)";
Ritenuto:
-
di approvare le citate "Indicazioni tecniche per
l'individuazione e la pianificazione delle aree di collegamento ecologico (l.r.
56/2000)", quali strumento tecnico di indirizzo per le Amministrazioni
provinciali, nell'attesa dell'approvazione dell'aggiornamento del PIT, contenente
gli indirizzi normativi per
l'individuazione, la ricostituzione e la tutela delle aree di
collegamento ecologico;
-
di dare mandato al Dipartimento competente di trasmettere
copia della presente deliberazione alle Amministrazioni provinciali, affinchι
ne tengano conto nell'elaborazione dei Piani territoriali di coordinamento e
dei loro aggiornamenti;
A VOTI UNANIMI
DELIBERA
per i motivi di cui in premessa:
1.
di approvare le "Indicazioni tecniche per
l'individuazione e la pianificazione delle aree di collegamento ecologico (l.r.
56/2000)", nel testo allegato come parte integrante al presente atto
(ALL.1), quali strumento tecnico di indirizzo per le Amministrazioni
provinciali, nell'attesa dell'approvazione dell'aggiornamento del PIT,
contenente gli indirizzi normativi per l'individuazione, la ricostituzione e la tutela
delle aree di collegamento ecologico;
2. di dare
mandato al dipartimento competente di trasmettere copia della presente
deliberazione alle amministrazioni provinciali.
Il
presente provvedimento, soggetto a pubblicitΰ ai sensi dellart. 41, comma 1
lett. B, della l.r. n. 9/95, θ pubblicato per intero sul BURT ai sensi
dellart. 3, comma 1 della l.r. n. 18/96.
SEGRETERIA DELLA GIUNTA
IL COORDINATORE
VALERIO PELINI
Il
Dirigente Responsabile
EDOARDO
FORNACIARI
Il Coordinatore
ROBERTO
FORZIERI
ALL. 1
INDICAZIONI TECNICHE PER L'INDIVIDUAZIONE E LA
PIANIFICAZIONE DELLE AREE DI COLLEGAMENTO ECOLOGICO (L.R. 56/2000)
A cura di:
Paolo
Cavallini, Paolo Agnelli, Claudia Angiolini, Corrado Battisti, Leonardo Favilli,
Roberto Rossi, Carlo Scoccianti, Paolo Sposimo, Stefano Vanni.
Altri contributi raccolti nella
discussione preliminare del gruppo di lavoro:
Riccardo
Maria Baldini, Maria Loreta Bernabei, Claudio Celada, Bruno Foggi, Antonella
Grazzini, Alessandro Landini, Sandro Lovari, Gianna Mazzoni, Andrea Meli,
Annamaria Nocita, Daniela Ottaviani, Enrico Pini Prato.
Enti ed organizzazioni di
appartenenza di coloro che hanno contribuito:
§ Associazione Italiana
Naturalisti: M.L. Bernabei.
§ Associazione Italiana per
l'Ingegneria Naturalistica: G. Mazzoni.
§ Centro Ornitologico Toscano: P.
Sposimo.
§ FIPSAS - ARCI PESCA FISA - ENAL
PESCA: A. Landini, E. Pini Prato.
§ Lega Italiana Protezione Uccelli:
C. Celada, A. Meli.
§ Provincia di Lucca, Settore
Risorse faunistiche: A. Grazzini (consulente).
§ Provincia di Roma, Servizio
Pianificazione ambientale, parchi, riserve naturali: C. Battisti.
§ Regione Toscana, Agenzia
Regionale per lo Sviluppo e l'Innovazione nel settore Agricolo-forestale
(ARSIA): P. Cavallini (consulente).
§ Regione Toscana, Dipartimento
delle politiche territoriali e ambientali: P. Cavallini (consulente), R. Rossi.
§ Universitΰ di Firenze,
Dipartimento di Biologia Vegetale: B. Foggi.
§ Universitΰ di Firenze, Museo di
Storia Naturale Sezione Zoologica «La Specola»: P. Agnelli, A. Nocita, S.
Vanni; Sezione Museo Botanico: R.M. Baldini.
§ Universitΰ di Roma La sapienza,
Dipartimento di Biologia Animale e dellUomo: D. Ottaviani.
§ Universitΰ di Siena, Dipartimento
di Scienze Ambientali: C. Angiolini, L. Favilli, S. Lovari.
§ WWF Italia Societas
Herpetologica Italica: C. Scoccianti.
INDICE GENERALE
1. Contesto normativo
2. Articolazione del documento
3. Inquadramento generale
3.1. Premessa
3.2. Definizioni
3.3. Classificazione tipologica delle aree di
collegamento ecologico
4. Iter metodologico per
l'individuazione delle aree di collegamento ecologico
4.1. Analisi strutturale
4.2. Analisi funzionale
4.3. Fase gestionale
5. Analisi per gruppi di specie
5.1. Flora
5.1.1. Situazione della flora toscana: stato delle
conoscenze
5.1.2. Informazioni a livello regionale sugli
effetti delle aree di collegamento ecologico sulla flora
5.1.3. Scelta delle specie da analizzare
5.2. Ittiofauna
5.2.1. Situazione dellittiofauna toscana: stato
delle conoscenze
5.2.2. Informazioni a livello regionale sugli
effetti della frammentazione sull'ittiofauna
5.2.3. Scelta delle specie da analizzare
5.3. Erpetofauna
5.3.1. Situazione dellerpetofauna toscana: stato
delle conoscenze
5.3.2. Informazioni a livello regionale sugli
effetti della frammentazione sull'erpetofauna
5.3.3. Scelta delle specie da analizzare
5.4. Avifauna
5.4.1. Situazione dellavifauna toscana: stato delle
conoscenze
5.4.2. Informazioni a livello regionale sugli
effetti della frammentazione sull'avifauna
5.4.3. Scelta delle specie da analizzare
5.5. Mammalofauna
5.5.1. Situazione della mammalofauna toscana: stato
delle conoscenze
5.5.2. Informazioni a livello regionale sugli
effetti della frammentazione sulla mammalofauna
5.5.3. Scelta delle specie da analizzare
6. I tipi di aree di collegamento
ecologico
6.1. Categoria A: aree in successione spaziale
continua
6.2. Categoria B: aree in successione spaziale
discontinua
6.3. Categoria C: opere per il superamento della
frammentazione degli habitat
7. Analisi dei tipi di aree di
collegamento ecologico
7.1. Categoria A: aree in successione spaziale
continua
7.1.1. Corsi dacqua
7.1.2. Rete idraulico-agraria
7.1.3. Aree boscate con funzioni di collegamento
7.1.4. Rete delle siepi e dei filari alberati in
zone agricole
7.1.5. Rete dei muretti a secco
7.1.6. Rete delle praterie e delle radure
7.1.7. Rete dei corridoi aperti tra dorsali e
fondivalle
7.1.8. Sistema delle dune
7.2. Categoria B: aree in successione spaziale
discontinua
7.2.1. Rete dei boschi maturi
7.2.2. Rete dei boschetti, delle macchie e dei
grandi alberi isolati
7.2.3. Rete delle pozze e delle altre piccole
raccolte dacqua a cielo aperto
7.2.4. Rete delle zone umide
7.2.5. Rete dei rifugi ipogei
7.2.6. Rete dei ruderi, degli edifici abbandonati e
degli edifici storici
7.2.7. Colli di bottiglia nei percorsi di migrazione
7.3. Categoria C: opere per il superamento della
frammentazione degli habitat
7.3.1. Opere atte a mitigare l'effetto barriera
dovuto alla presenza di infrastrutture nel territorio (in particolare lineari)
7.3.2. Opere atte a mitigare l'effetto barriera
dovuto alla presenza di briglie e altri manufatti di sbarramento lungo i fiumi
8. Glossario
9. Bibliografia
10. Tabelle riassuntive
1. CONTESTO NORMATIVO
Con
la legge regionale 6 aprile 2000, n. 56 "Norme per la conservazione e per
la tutela degli habitat naturali e seminaturali, della flora e della fauna
selvatiche (
)", la Regione Toscana "riconosce
e tutela la biodiversitΰ, in attuazione del d.p.r. 8 settembre 1997, n. 357
(Regolamento recante attuazione della Direttiva 92/43/CEE, relativa alla
conservazione degli habitat naturali e seminaturali, nonchι della flora e della
fauna) e in conformitΰ con la direttiva 79/409/CEE, concernente la
conservazione degli uccelli selvatici".
Nell'articolo
10, comma 1 della legge "La Regione riconosce
primaria importanza (
) alle aree di collegamento ecologico funzionale".
L'articolo
1, comma 1 lettera a), riprendendo la definizione data nel d.p.r. 357/1997,
definisce l'area di collegamento ecologico funzionale "un'area
che, per la sua struttura lineare e continua o per il suo ruolo di
collegamento, θ essenziale per la migrazione, la distribuzione geografica e lo
scambio genetico di specie selvatiche".
L'art.
10, comma 1 dice anche che la Regione "definisce,
nel Piano di indirizzo territoriale (PIT) ai sensi dell'art. 6 della legge
regionale 5/1995, gli indirizzi per l'individuazione, la ricostituzione e la
tutela delle" aree di collegamento ecologico.
Il
comma 2) dello stesso articolo recita "Le Province
(
) provvedono, anche in assenza degli indirizzi regionali di cui al comma 1,
all'individuazione nel Piano territoriale di coordinamento (PTC), delle aree di
collegamento ecologico funzionale, secondo quanto disposto dall'articolo 16,
comma 4 della legge regionale 5/1995; in tal caso, le Province possono
procedere all'individuazione di aree di collegamento ecologico funzionale
facendo riferimento alla definizione di cui all'art. 2, comma 1, lettera
a)" .
Il
comma 3, infine, prevede che "Le forme di tutela
delle aree di collegamento che pongano divieti all'attivitΰ venatoria o di
pesca sono previste nei piani faunistico-venatori provinciali di cui all'art. 8
della legge regionale 12 gennaio 1994, n. 3, o nel piano regionale di cui
all'articolo 1 della legge regionale 24 aprile 1984, n. 25 (Tutela della fauna
ittica e regolamentazione della pesca dilettantistica)".
Questo
documento si colloca in una fase intermedia per la predisposizione degli
"indirizzi" normativi da inserire nel PIT e ne costituirΰ un allegato
tecnico. Ha la funzione di dare indicazioni tecniche di indirizzo per le
Amministrazioni provinciali, nell'attesa dell'approvazione dell'aggiornamento
del PIT contenente gli indirizzi normativi. Dato che lo strumento predisposto
per la regolamentazione, il Piano di indirizzo territoriale, ha una cadenza
triennale che permette un facile adeguamento alla crescita delle conoscenze, lo
scopo principale di questo documento θ quello di fornire indicazioni affidabili
e pragmaticamente efficaci. L'eventuale incompletezza, per le lacune esistenti
nei dati disponibili, e la non piena comprensivitΰ teorica della trattazione
del tema potranno del resto essere facilmente recuperate in tempi successivi.
2. ARTICOLAZIONE DEL DOCUMENTO
Questo
lavoro si articola in quattro sezioni. Nella prima si inquadra il problema
delle aree di collegamento ecologico, si chiariscono i concetti di base e si
definiscono i termini rilevanti. Si delinea in seguito un esempio di iter
metodologico per lidentificazione delle aree di collegamento ecologico. Nella
terza sezione si identificano significato e funzioni delle aree di collegamento
per i vari gruppi di specie e si chiariscono i criteri, differenziati fra i
vari gruppi tassonomici, per la scelta delle specie obiettivo. Nellultima
sezione si definiscono i tipi di aree di collegamento ecologico e si
identificano, per ogni tipo, le specie per cui questi sono importanti e le
indicazioni di gestione necessarie a ripristinare il loro valore ecologico.
Sono infine inclusi un breve glossario degli acronimi utilizzati e una lista di
testi di particolare rilevanza a cui si θ fatto riferimento.
3. INQUADRAMENTO GENERALE
3.1. Premessa
Uno
dei principali filoni di ricerca nell'ambito della biologia della conservazione
affronta il problema della frammentazione degli ambienti naturali per cause
antropiche e dei suoi effetti sulla fauna, la flora e i processi ecologici.
Questi
fenomeni di trasformazione, alterando i flussi di individui, di materia e di
energia, costituiscono una delle cause principali di estinzione di molte popolazioni
e specie.
Possiamo
considerare le aree di collegamento ecologico come strutture il cui ruolo θ
quello di permettere il flusso di informazione fra i diversi elementi del
paesaggio. Quindi la loro funzione sarΰ quella di mettere in relazione popolazioni
di aree diverse attraverso scambi di nutrienti, di energia, di materiale
genetico, o tramite i movimenti degli individui.
Inoltre,
lefficacia di un corridoio va analizzata sia nella sua dimensione spaziale,
sia nella sua dimensione temporale. Una delle principali funzioni di un
corridoio, infatti, θ proprio quella di garantire che, allinterno del mosaico
presente in una data area, si possano verificare fenomeni di ricolonizzazione
di popolazioni appartenenti alla stessa specie.
Il
processo di frammentazione ambientale θ, quindi, analizzabile su scale spaziali
e temporali differenti e varia in funzione dei contesti territoriali e dei
livelli di organizzazione ecologica che si prendono in considerazione. Inoltre
la risposta al processo θ diversa, a seconda della specie, conseguentemente
alle sue caratteristiche ecologiche.
La
conservazione e il ristabilimento di una connettivitΰ fra gli ambienti naturali
θ lo strumento che consente di mitigare il loro isolamento e i conseguenti
effetti sulle comunitΰ, le popolazioni e gli individui.
Un
corridoio non adeguatamente progettato puς, comunque, anche dare origine a
fenomeni negativi, favorendo la diffusione di malattie, parassiti, specie
esotiche o provocando la perdita di variabilitΰ genetica di popolazioni conspecifiche,
che vivono in territori separati (estinzione per ibridazione). Si noti che per
ibrido intendiamo anche un incrocio fra popolazioni appartenenti alla stessa
specie che mostrano modelli adattativi peculiari, quindi la realizzazione di un
contatto tra popolazioni, attraverso un corridoio, puς dare avvio
allestinzione di una delle due, con perdita complessiva di biodiversitΰ.
Laffrontare
queste questioni, riguardanti le aree di collegamento ecologico funzionale
(sinonimo: «corridoi», «aree di collegamento ecologico funzionale», «ponti
biotici», ecc.) e, in linea generale, le «reti ecologiche», trasferisce questa
tematica alla pianificazione territoriale.
I
«corridoi ecologici», assicurando una continuitΰ fisica tra ecosistemi, hanno
come obiettivo principale quello di mantenerne la funzionalitΰ e conservarne i
processi ecologici (flussi di materia, di energia, di organismi viventi). Sotto
questo aspetto, quindi, la conservazione, la pianificazione e la progettazione
dei corridoi ecologici costituiscono uno strumento di conservazione della
biodiversitΰ.
Tuttavia,
θ opportuno non limitarsi al concetto limitante di «corridoio», ma occorre
ampliare la visione al concetto di «connettivitΰ». Le diverse categorie di uso
e copertura del suolo presentano, infatti, per le diverse specie, un gradiente
di permeabilitΰ («capacitΰ a farsi attraversare») difficilmente inquadrabile
con il termine, ben definito, di «corridoio». Inoltre esiste una diversa
«percezione» del mosaico ambientale delle specie oggetto di pianificazione e
quindi, in molti casi, una oggettiva difficoltΰ di individuare vie di
dispersione specifiche. Piω che a livello di specifici ecosistemi θ opportuno,
inoltre, affrontare il problema a scala di paesaggio, secondo unottica di
«connettivitΰ diffusa».
La
connettivitΰ θ funzione sia delle differenti tipologie ambientali, sia delle
caratteristiche intrinseche proprie delle differenti specie che si disperdono.
A paritΰ di condizioni ambientali, diverse specie possono quindi trovarsi a
diversi livelli di «connettivitΰ».
In
linea generale, la persistenza della fauna in frammenti naturali e la sua
capacitΰ di disperdersi e colonizzare θ anche funzione del gruppo di
appartenenza: alcune specie di rettili persistono piω a lungo in frammenti di
minori dimensioni assolute e piω isolati, rispetto agli uccelli e ai mammiferi;
la maggior parte degli uccelli sono buoni colonizzatori (per le proprie
caratteristiche eco-etologiche), al contrario di gran parte dei rettili.
Conseguentemente, la frammentazione degli ambienti naturali puς essere critica
per i mammiferi (esclusi i chirotteri), che hanno difficoltΰ a persistere in
ambienti isolati e a ricolonizzarli, ed esserlo meno per la maggioranza degli
uccelli e dei rettili (i primi non persistono ma ricolonizzano, viceversa per
gli altri).
I
criteri di individuazione delle aree di collegamento ecologico sono differenti
rispetto a quelli classici utilizzati per lindividuazione delle aree naturali
da proteggere. Mentre su queste ultime vengono privilegiati gli aspetti legati
al valore delle preesistenze naturalistiche, nelle aree di collegamento
ecologico il criterio dindividuazione deve basarsi sullanalisi delle
potenzialitΰ nei confronti delle dinamiche biologiche (a es. alcune aree
marginali, pur non presentando particolare valore naturalistico, possono essere
determinanti nel mantenere un flusso di individui fra popolazioni).
In
altre parole il criterio non deve essere legato al valore naturalistico
«puntuale» dellarea individuata, ma deve essere inquadrato, a scala piω
generale, riguardo al ruolo che questa potenzialmente ricopre nellambito delle
dinamiche biologiche presenti nel contesto indagato.
In
conclusione, le aree di collegamento ecologico incrementano la connettivitΰ:
§
dove
gran parte del paesaggio θ stata distrutta, trasformata o resa inospitale per
una gran parte delle specie autoctone;
§
per
specie che sono specialiste di habitat e risultano legate ad habitat
indisturbati;
§
per
specie che compiono movimenti su una scala spaziale limitata; in queste situazioni,
le aree di collegamento ecologico possono provvedere a fornire le necessarie
risorse e sostenere individui e popolazioni;
§
dove
lobiettivo θ il mantenimento della continuitΰ fra popolazioni e intere
comunitΰ animali;
§
dove
il funzionamento dei processi ecosistemici richiede habitat continui.
3.2. Definizioni
Lo
sviluppo concettuale della disciplina ha portato gli enti territoriali e di
ricerca a utilizzare una corposa terminologia. Visto il gran numero di
professionalitΰ interessate a tale tematica ciς puς ingenerare confusione,
anche per la frequente assenza di concetti univoci. A tale scopo, θ stato
compilato un breve glossario, inerente la descrizione delle aree di
collegamento ecologico. Per una esemplificazione grafica, si veda anche lo
schema riportato in figura.
§
Area cuscinetto (buffer zone): settore
territoriale limitrofo alle aree nucleo. Le aree cuscinetto hanno funzione
protettiva nei confronti di queste ultime, rispetto agli effetti
particolarmente negativi della matrice (effetto margine) sulle specie piω
sensibili.
§
Area di collegamento ecologico (link
o linkage): configurazione spaziale di habitat
(non necessariamente lineare o continuo) che facilita i movimenti, lo scambio
genetico allinterno delle popolazioni e/o la continuitΰ dei processi ecologici
nel paesaggio.
§
Area nucleo (core area): area
naturale di grandi dimensioni, di alto valore funzionale e qualitativo ai fini
del mantenimento della vitalitΰ delle popolazioni. Le aree nucleo costituiscono
lossatura della rete ecologica.
§
Connessione a scala di paesaggio (landscape
linkage): termine generale per una connessione di ambiente naturale che
aumenta la connettivitΰ a scala regionale, su distanze di chilometri o decine
di chilometri. Comprende, generalmente, ampi tratti di vegetazione.
§
Corridoio (habitat corridor):
tipo di area di collegamento ecologico che ha struttura lineare e continua; puς
costituire habitat adeguato per alcune specie.
§
Habitat lineare (linear habitat):
termine che si riferisce in genere a una fascia lineare di vegetazione. Gli
habitat lineari, peraltro, non sono necessariamente coperti da vegetazione nι
devono necessariamente connettere due aree isolate biologicamente; si tratta di
una continuitΰ strutturale, senza implicazioni sulluso relativo da parte della
fauna e, quindi, sulla loro efficacia funzionale, dipendendo questultima da
fattori intrinseci (area del corridoio, ampiezza, collocazione rispetto ad aree
nucleo, qualitΰ ambientale, tipo di matrice circostante, ecc.) ed estrinseci
(caratteristiche eto-ecologiche delle specie che possono, potenzialmente,
utilizzarlo).
§
Mosaico ambientale (habitat
mosaic): una configurazione del paesaggio comprendente un numero di
ambienti frammentati di differente qualitΰ per le specie.
§
Pietre da attraversamento (o da guado), o tappe di
passaggio (stepping stones): uno o piω frammenti di habitat che
possono fungere da aree di sosta e rifugio per alcune specie durante il
passaggio nellarea intermedia che si trova fra aree ecologicamente isolate;
possono costituire frammenti ambientali di habitat ottimale (o subottimale) per
determinate specie, immersi in una matrice paesaggistica meno favorevole alla
specie. Esse sono utili al mantenimento della connettivitΰ per specie capaci di
effettuare movimenti a medio/breve raggio attraverso ambienti non idonei. Tra
quest'ultime possono essere indicate:
§
le
specie che compiono movimenti regolari fra ambienti differenti, per le loro
necessitΰ vitali (trofiche, riproduttive, ecc.);
§
le
specie relativamente mobili (gran parte degli uccelli, di insetti, chirotteri);
§
le
specie tolleranti a livelli medi di disturbo, anche se incapaci di occupare
zone permanentemente modificate dalluomo.
§
Rete ecologica (ecological network):
insieme di unitΰ ecosistemiche di alto valore naturalistico (aree nucleo)
interconnesse da un sistema di elementi connettivi (le aree di collegamento
ecologico), con funzione di mantenimento delle dinamiche di dispersione degli
organismi biologici e della vitalitΰ di popolazioni e comunitΰ. Comprendono
anche ecosistemi isolati funzionali alla dispersione di specie appartenenti a
gruppi particolarmente vagili e aree cuscinetto con funzione di mitigazione
dell'effetto della matrice sugli ecosistemi naturali.
3.3. Classificazione tipologica
delle aree di collegamento ecologico
Delineiamo
qui una classificazione basata sull'origine, utile in quanto indicatrice di
probabile composizione e qualitΰ di habitat per determinate specie. Inoltre,
aree di collegamento di origine diversa possono differire nel tipo di gestione
richiesta.
§
Corridoi naturali (natural
habitat corridors): seguono, generalmente, rilievi topografici e sono il
risultato di processi naturali. A es., corsi dacqua e loro vegetazione
associata.
§
Corridoi «residui» (remnant
habitat corridors): sono il risultato di trasformazioni antropiche
avvenute nellambiente circostante. A es., fasce di vegetazione naturale
intercluse fra aree trasformate dalluomo.
§
Corridoi di ambienti naturali secondari (regenerated
habitat corridors): sono il risultato della rinaturalizzazione di aree
precedentemente trasformate o disturbate (es.: fasce spondali secondarie,
siepi, aree degradate rinaturalizzate spontaneamente).
§
Corridoi di vegetazione di origine antropica (planted
habitat corridors): a es., colture agricole, filari, cinture verdi
urbane. Frequentemente composte da specie non autoctone.
§
Corridoi di habitat manipolati (disturbance
habitat corridors): fasce lineari che differiscono dalle aree limitrofe.
Hanno spesso effetti negativi sulle aree circostanti (impatti diretti, effetto
margine, ecc.). Includono linee ferroviarie, strade, elettrodotti e altre
infrastrutture lineari tecnologiche.
4. ITER METODOLOGICO PER
L'INDIVIDUAZIONE DELLE AREE DI COLLEGAMENTO ECOLOGICO
L'iter
metodologico utile per l'individuazione delle aree di collegamento ecologico comprende:
§
l'individuazione di aree di
collegamento ecologico,
§
la valutazione del loro ruolo
funzionale,
§
la valutazione dell'efficacia
dell'esistente rete ecologica.
Per
impostare un iter metodologico che segua criteri ecologici e di conservazione
in merito alla connettivitΰ ecologico funzionale, pertanto, θ necessario
effettuare prima un lavoro bibliografico nei settori naturalistico, di
conservazione, di pianificazione territoriale, quest'ultimo, a sua volta,
suddivisibile per argomenti.
Sarΰ,
infine, necessario definire:
§ il contesto di studio;
§ l'habitat d'interesse;
§ le specie d'interesse;
§ le scale d'indagine (spaziali e
temporali);
§ i livelli di organizzazione
ecologica coinvolti.
Liter
prevede un'analisi secondo tre fasi di approccio:
§ strutturale (rete di unitΰ
ecosistemiche);
§ funzionale (rete di popolazioni e
dinamismi collegati);
§ gestionale (rete di aree con
diverse misure di conservazione).
4.1. Analisi strutturale
Il
criterio di analisi del territorio sotto un profilo «fisico-strutturale»
(elementi geomorfologici, idrografici, paesaggistici individuabili da
cartografie tematiche) dΰ prime valide indicazioni relativamente alla
collocazione, alle dimensioni, alla forma delle aree di collegamento.
Dati
di campo, strumenti cartografici, foto aeree, immagini da satellite,
permettono, anche attraverso una loro stratificazione (GIS), lindividuazione
sul territorio delle unitΰ ecosistemiche, del loro grado di isolamento e
frammentazione, delle connessioni e delle discontinuitΰ (le «barriere»). Ciς
sarΰ utile per un inquadramento del fenomeno a livello
territoriale-strutturale, propedeutico per limpostazione delle fasi successive
del lavoro. I dati di uso del suolo possono costituire una solida base di
lavoro, almeno per analisi a determinate scale.
Rientrano
in quest'ambito le aree di collegamento basate sul reticolo idrografico, quelle
forestali, quelle costituite da ambienti naturali lineari.
Ambienti
che dall'analisi cartografica risultano come non lineari (es. zone umide
puntuali) possono invece assolvere alle funzioni di connessione ecologica per
specie altamente vagili (a es., gli uccelli, i chirotteri, alcuni gruppi di
insetti).
4.1. Analisi funzionale
Tra
le funzioni che una rete ecologica deve assolvere vi sono la conservazione
degli ambienti naturali e la protezione delle specie d'interesse
conservazionistico, anche attraverso il mantenimento dei processi di
dispersione e lo scambio genetico fra le popolazioni.
La
fase precedente, di approccio strutturale, risulta fondamentale; infatti le
relazioni spaziali fra gli elementi del paesaggio influenzano i flussi di
energia e materia e la dispersione di individui. Tuttavia la mera
individuazione cartografica di una continuitΰ ambientale puς non essere
sufficiente per gli obiettivi di conservazione. Alcune specie possono mostrare,
infatti, difficoltΰ a disperdersi lungo fasce di continuitΰ, che risultano
evidenti in base ai risultati della precedente analisi strutturale ma che,
invece, sono solo presunte a livello funzionale (a es., per problemi legati all'effetto
margine).
La
connettivitΰ, oltre ad essere determinata da una componente strutturale, legata
al contesto territoriale, θ determinata anche da una funzionale eco-etologica,
che θ tipica di ogni specie.
Le
funzioni di collegamento o di barriera degli elementi territoriali sono, di
conseguenza, legate alle differenti caratteristiche eco-etologiche delle specie
di volta in volta individuate. Le varie eccezioni, legate al comportamento di
singole specie nei confronti del processo di frammentazione, della configurazione
del mosaico paesaggistico e delluso specifico delle aree di collegamento,
rendono impossibile lindividuazione di regole generali.
Sotto
quest'aspetto esistono differenze anche a livello intraspecifico e individuale
(a es.: in funzione delletΰ, del sesso e della massa corporea). Inoltre la
scala di percezione umana puς non coincidere con le esigenze ecologiche delle
diverse specie.
Ai
fini di una corretta individuazione e perimetrazione delle aree di
collegamento, la conoscenza di numerose caratteristiche eco-etologiche e della
struttura geografica delle popolazioni θ di ausilio.
Lanalisi
scientifica di un processo cosμ complesso richiede tuttavia tempi lunghi,
mentre le azioni di pianificazione ambientale, promosse dagli enti territoriali
e volte a mitigare le conseguenze della frammentazione, necessitano di tempi
piω rapidi. Θ opportuno, allora, fornire ai tecnici gli strumenti necessari
affinchι tali azioni, benchι speditive, siano attendibili scientificamente,
assolvendo cosμ alle funzioni di conservazione.
Nellimpossibilitΰ
di conoscere lautoecologia di ciascuna specie (soprattutto per ciς che
concerne la risposta alla frammentazione), θ opportuno scegliere quelle che
possano servire da modello per un largo seguito di specie affini eco-etologicamente,
in modo da orientare le scelte del tecnico: si tratta, ovviamente, di una
semplificazione operativa.
L'individuazione
di tali soggetti, su cui focalizzare lattenzione, assume quindi un ruolo
cardine.
In
particolare, tali specie forniscono utili indicazioni riguardo alla
pianificazione, sia di aree protette (piani di assetto: zonizzazione,
perimetrazione definitiva, ecc.), sia di reti ecologiche (individuazione di
aree nucleo e di aree di collegamento, valutazione della loro funzionalitΰ). Inoltre,
le azioni di conservazione proposte per queste specie, che sono piω vulnerabili
alle trasformazioni ambientali, possono riflettersi positivamente sulle altre
popolazioni presenti nellarea, nonchι su intere comunitΰ ed ecosistemi (ruolo
di «ombrello»).
La
scelta di tali specie verrΰ effettuata sulla base di una lista della fauna
locale ricavabile da bibliografia, da Atlanti, da studi di campo.
Vanno
scelte specie-obiettivo differenti, in relazione alle diverse categorie
ambientali presenti nel contesto studiato (es.: aree forestali, umide, urbane,
agroecosistemi), ciascuna rappresentativa di un gruppo affine ecologicamente.
Tali specie dovrebbero interessare scale diverse cosμ da assolvere a funzioni
eco-etologiche differenti.
A
questo proposito, sono indicati criteri di ausilio nella scelta delle specie:
§ il criterio conservazionistico:
dalle Liste rosse nazionali e locali θ possibile individuare specie (e
popolazioni) inserite in diverse categorie di minaccia;
§ il criterio biogeografico,
in parte compreso in quello precedente; questo criterio θ utile per completare
la lista delle potenziali specie-obiettivo (es. disgiunzioni rispetto
allareale principale, specie relitte, ecc.);
§ il criterio ecologico:
in relazione alle esigenze ecologiche e all'ampiezza di nicchia possono essere
individuate specie che, benchι relativamente diffuse e comuni (quindi non
rientranti nelle liste ottenute con i precedenti criteri), presentano una
particolare vulnerabilitΰ alla frammentazione ambientale. Specie comuni possono,
oltretutto, svolgere un ruolo chiave nella funzionalitΰ dei sistemi ecologici.
Indicazioni utili alla scelta sono rinvenibili nella letteratura scientifica,
in lavori che affrontano gli aspetti legati alla dispersione, alla
vulnerabilitΰ all'isolamento e alla frammentazione. In assenza di dati
bibliografici sulla sensibilitΰ alla frammentazione, in contesti specifici,
possono essere, infine, previsti studi ad hoc. E
anche possibile individuare specie che, al contrario, sono favorite dai
processi antropici: le specie introdotte volontariamente o involontariamente
(per le quali θ prioritario il controllo dei processi di dispersione, anzichι
la conservazione), quelle legate alla gestione venatoria o ittica, quelle
antropofile con problematiche di controllo demografico.
L'uso
dei dati distributivi ed ecologici della vertebratofauna puς essere finalizzato
ad analisi complessive, mirate all'individuazione di indicazioni per la
pianificazione (individuazione di aree critiche e funzionalmente connettive,
valutazione del grado di efficacia delle aree protette rispetto agli obiettivi
di conservazione e analisi delle discontinuitΰ).
La
stratificazione dei dati strutturali-territoriali ed ecologico-funzionali con
quelli inerenti le diverse forme di antropizzazione facilita il riconoscimento
dei punti di conflitto, costituendo un necessario passo per adottare le
successive scelte tecnico-progettuali.
4.3. Fase gestionale
Nella
fase gestionale le aree con diverse misure di conservazione o con specifiche
tipologie di vincolo rappresentano i nodi della rete, in modo diverso da quanto
si ottiene con una lettura strutturale e funzionale, dove i nodi sono,
rispettivamente, le unitΰ ecosistemiche e le popolazioni di specie obiettivo.
Θ
necessario non confondere la "rete di aree protette" con una
"rete ecologica". Benchι talvolta coincidenti, esse rispondono a due
approcci che sono concettualmente indipendenti, che devono essere tenuti
distinti. La perimetrazione delle aree protette, infatti, θ la risultante di un
procedimento di istituzione che, nonostante sia basato su indicazioni di tipo
conservazionistico, di fatto e per alcuni contesti, puς seguire in buona misura
criteri politico-amministrativi.
L'efficacia
ecologica di una rete di aree vincolate puς essere garantita solo attraverso
una sua verifica a livello funzionale. Ciς permetterΰ, infatti, di rilevare le
eventuali incongruenze e la pianificazione di azioni specifiche, in grado di
conseguire gli obiettivi di conservazione prefissati.
Oltre
che per le aree protette, l'approccio indicato θ utile per la verifica di una
molteplicitΰ di aree a diverso vincolo, che spesso sono di rilevante valore
naturalistico, come i siti della rete ecologica (che in Toscana comprende SIR,
pSIC, SIC, ZSC e ZPS), alcuni istituti faunistici (ZRC e AFV), alcune aree
private, militari, ecc. (per le sigle, si veda il Glossario).
Le
fasi gestionali, in particolare nelle aree soggette a interventi di
riqualificazione ambientale, devono includere anche adeguati piani di
monitoraggio.
5. ANALISI PER GRUPPI DI SPECIE
5.1. Flora
5.1.1. Situazione della flora
toscana: stato delle conoscenze
Il
quadro delle conoscenze sulla situazione della flora toscana e sulla
distribuzione delle specie esaminate θ abbastanza chiaro e completo. In genere,
perς, mancano dati inerenti la distribuzione esistente nel passato. Ciς
impedisce un'analisi dinamica dei fenomeni di estinzione e ricolonizzazione,
per i quali θ essenziale la presenza di corridoi. Se, da una parte, l'attuale
distribuzione di gran parte delle specie della flora toscana θ conosciuto,
almeno alla scala regionale, dall'altra mancano studi di tipo bio-ecologico
adeguati, che sono necessari per la comprensione degli effetti della
connettivitΰ sul mantenersi delle popolazioni locali.
Ad
ampia scala, e di riflesso anche in Toscana, sono molto scarsi o quasi assenti
i dati relativi agli effetti delle aree di collegamento ecologico sulle specie
vegetali. Infatti i potenziali benefici di un corridoio ecologico riguardano in
modo principale gli organismi dotati di movimento autonomo; le piante non
appartengono a questo tipo di organismi, anche se il mantenimento della
struttura genetica delle loro popolazioni dipende dalla loro possibilitΰ di
dispersione. Diventa quindi influente la percezione del paesaggio e della sua
struttura propria dell'eventuale organismo (animale o uomo) che le trasporta.
Alcune
specie vegetali possiedono efficaci mezzi di dispersione (polline e/o altre
strutture di propagazione), che consentono loro di superare ampie barriere di
isolamento. Per quanto concerne la loro diffusione, le specie anemofile e/o
anemocore al momento non sembrano dipendere da alcun tipo di struttura del
paesaggio. Altre specie, come accennato, presentano invece forti sindromi di
adattamento, per la riproduzione e/o per la dispersione da parte di insetti,
mammiferi o uccelli. Anche in questi casi non θ la pianta, ma l'organismo
vettore a determinare la dispersione, in funzione della presenza di
connettivitΰ.
Un
altro problema θ rappresentato dal fatto che le informazioni attuali non sono
sufficienti per comprendere quanto una struttura lineare costituisca per una
specie un corridoio di transito o un corridoio-habitat. Nel primo caso i
corridoi possono anche essere stretti, nel secondo, invece, essi devono avere
una certa larghezza, in quanto devono ospitare un numero sufficiente di
individui, tale da costituire una popolazione stabile. La larghezza dei
corridoi deve essere tale da neutralizzare o minimizzare gli effetti margine;
essi devono avere una zona centrale sufficientemente larga da funzionare da
habitat; infine, essi devono avere aree esterne che possano funzionare da aree
cuscinetto. In genere, le dimensioni della zona habitat devono essere almeno
quattro volte quelle dei margini. Per le piante acquatiche, le idrofite, si ha
una situazione leggermente diversa, in quanto per esse l'acqua funge allo
stesso tempo da corridoio-habitat e da mezzo di dispersione (di trasporto).
La
ridotta disponibilitΰ di informazioni sui meccanismi di riproduzione e
dispersione delle specie vegetali, e soprattutto su quanto essi agiscano sulla
struttura genetica delle popolazioni, non consente di prevedere gli effetti
della connettivitΰ sulle popolazioni vegetali della Toscana.
In
generale, θ possibile prevedere che gli effetti della connettivitΰ siano
favorevoli al mantenimento della struttura genetica delle popolazioni, nello
spazio e nel tempo, attraverso fenomeni di estinzione e ricolonizzazione nei
seguenti modi:
§ garantendo la dispersione
spaziale di semi, dissemuli e/o propaguli vegetali;
§ assicurando, tramite il passaggio
di insetti pronubi, la riproduzione gamica (quindi la possibilitΰ di incrocio
genetico) per le specie entomofile;
§ assicurando nel tempo,
allinterno del mosaico presente in una data area, fenomeni di estinzione e
colonizzazione di popolazioni appartenenti alla stessa specie
§ garantendo, di conseguenza, il
mantenimento delle strutture a metapopolazione, funzione che in passato era
«naturalmente» a carico del mosaico naturale (climax
dinamico).
Le
specie «naturalmente rare» (homogenic insular species)
possiedono in genere una struttura genetica tale da non sembrare dipendente
dalla connettivitΰ, mentre le specie a media o larga distribuzione, costituite
da popolazioni isolate, e le specie dominanti le formazioni vegetali, sono
quelle che maggiormente possono risentire della frammentazione e, quindi, avere
benefici evidenti dalla presenza di strutture che aumentano la connettivitΰ del
paesaggio.
La
legge regionale toscana n. 56/2000 riporta una lista di specie definite come
"rare". Mancano perς indicazioni circa la loro vulnerabilitΰ nei
confronti della frammentazione. In genere, si puς affermare che la connettivitΰ
accresce la possibilitΰ di ricolonizzazione, dopo l'estinzione di una
subpopolazione, e riduce la frequenza di estinzioni locali, aumentando il
numero di individui che compongono la subpopolazione.
Ma
θ sempre vero questo? Dove θ che la frammentazione puς risultare negativa?
Quali sono, invece, i casi in cui questa puς risultare positiva? Quanto deve
essere estesa l'area che separa due popolazioni della stessa specie? Quanto
deve essere esteso nel tempo un corridoio? Ai problemi di scala
spazio-temporale al momento non possono essere date risposte adeguate.
Per
alcune specie, i problemi devono essere analizzati a piccola scala territoriale
e su tempi che non superano l'anno solare (a es. variazione nelle
subpopolazioni di specie annuali all'interno del mosaico costituito da
pratelli, garighe e macchie); per altre, i problemi della mancanza di
connettivitΰ devono essere analizzati a scala spazio-temporale molto piω ampia
(a es. perdita del numero di individui nelle popolazioni isolate di specie
alpine e artico-alpine, in conseguenza del riscaldamento della Terra).
Inoltre,
come giΰ accennato, la diffusione delle specie vegetali entomofile θ legata,
per il mantenimento della diversitΰ genetica, agli impollinatori. Pertanto, la
sensibilitΰ alla frammentazione dipende dagli aspetti propri dell'impollinatore
a esse legati, oltre che da quelli propri della specie stessa.
Per
la scelta delle specie si θ adottato prevalentemente il criterio
conservazionistico. Come punto di partenza per tutti i gruppi, sono state
scelte le entitΰ citate nella recente normativa regionale per la conservazione
della biodiversitΰ (l.r. n. 56/2000), e in particolare le specie dell'Allegato
A. Queste specie, infatti, sono state recentemente scelte, fra quelle presenti
in Toscana, come quelle piω rilevanti a fini di conservazione della
biodiversitΰ. Il loro elevato numero, e l'ampia diversitΰ ecologica da esse
rappresentata, garantiscono una ragionevole copertura delle esigenze ecologiche
di tutta la fauna e flora. Ciς anche perchι in molti casi si tratta di specie
"ombrello", la cui conservazione consente anche quella della maggior
parte delle specie non analizzate. Si sottolinea, comunque, che il criterio puς
variare in base al contesto territoriale e alla scala di riferimento, e che
nelle analisi a livello subprovinciale possono anche essere scelte specie
diverse.
Per
la flora, in prima istanza θ stata presa in esame la lista presente nel libro
rosso delle piante d'Italia, che raccoglie entitΰ meritevoli di conservazione,
a vari livelli, che oggi sono quelle divenute rare nella regione (criterio
conservazionistico). Tra queste sono state scelte alcune specie che sono
indicatrici di un alto livello di qualitΰ ambientale, per lo piω annoverate tra
le entitΰ vulnerabili per la Toscana (citate nella l.r. n. 56/2000).
La
scelta θ stata fatta tenendo conto essenzialmente dei due criteri seguenti:
§ entitΰ particolarmente sensibili
ad alterazione, frammentazione, distruzione degli habitat naturali in cui
vivono, perchι fortemente specializzate;
§ entitΰ la cui presenza θ
sufficientemente ampia nel territorio regionale o θ particolarmente
significativa rispetto a uno (o piω) dei tipi di aree di collegamento
ecologico.
Sono
state inoltre prese in considerazione specie che, pur avendo una piω ampia
diffusione,sono comunque sensibili alla frammentazione o all'alterazione degli
habitat (criterio ecologico).
Tabella 1
Lista di
specie vegetali vulnerabili alla frammentazione; C= criterio conservazionistico
(inserita nell'allegato A della l.r.n. 56/2000); E= criterio di vulnerabilitΰ
ecologica (specie sensibile alla frammentazione degli habitat); le sigle
valgono anche per le tabelle seguenti. La nomenclatura segue Pignatti (1982).
|
Nome comune |
Nome scientifico |
Criterio |
|
|
|
Pteridofite |
|
|
|
|
|
Felce tirrenica |
Dryopteris tyrrhena |
C |
|
|
|
Asplenio |
Asplenium sp. pl. |
E |
|
|
|
Angiosperme |
|
|
|
|
|
Dicotiledoni |
|
|
|
|
|
Anemone |
Anemone sp.pl. |
E |
|
|
|
Belladonna |
Atropa belladonna |
E |
|
|
|
Borracina |
Sedum sp.pl. |
E |
|
|
|
Calcetreppola marittima |
Eryngium maritimum |
C |
|
|
|
Calta palustre |
Caltha palustris |
E |
|
|
|
Cerfoglio selvatico |
Chaerophyllum hirsutum |
E |
|
|
|
Cerretta spinulosa |
Serratula cichoracea |
E |
|
|
|
Crespolina |
Santolina etrusca |
C |
|
|
|
Crucianella marittima |
Crucianella maritima |
C |
|
|
|
Betonica marittima |
Stachys maritima |
C |
|
|
|
Erba medica marina |
Medicago marina |
C |
|
|
|
Erba vescica |
Utricularia sp.pl. |
C |
|
|
|
Erba-perla azzurra |
Buglossoides purpurocoerulea |
E |
|
|
|
Euforbia delle spiagge |
Euphorbia peplis |
E |
|
|
|
Euforbia marittima |
Euphorbia paralias |
C |
|
|
|
Fiordaliso vero |
Centaurea cyanus |
E |
|
|
|
Elleboro |
Helleborus sp.pl. |
E |
|
|
|
Limnantemio |
Nymphoides peltata |
C |
|
|
|
Linajola |
Linaria cossonii |
C |
|
|
|
Ontano nero |
Alnus glutinosa |
E |
|
|
|
Parnassia |
Parnassia palustris |
C |
|
|
|
Ranuncolo |
Ranunculus sp.pl. (subgen. batrachium) |
C |
|
|
Pigamo |
Thalictrum sp. pl. |
E |
|
|
Rosa alpina |
Rosa pendulina |
E |
|
segue
segue tab. 1
|
Nome comune |
Nome scientifico |
Criterio |
|
|
Santolina delle spiagge |
Othantus maritimus |
C |
|
|
|
Sassifraga stellata |
Saxifraga stellaris |
C |
|
|
|
Ventaglina |
Alchemilla sp. pl. |
E |
|
|
|
Verga doro litorale |
Solidago litoralis |
C |
|
|
|
Viola con sperone |
Viola gr. calcarata |
E |
|
|
|
Viola etrusca |
Viola etrusca |
E |
|
|
|
Violacciocca sinuata |
Matthiola sinuata |
C |
|
|
|
Monocotiledoni |
|
|
|
|
|
Brasca poligonifoglia |
Potamogeton polygonifolius |
C |
|
|
|
Carice di Griolet |
Carex griolettii |
E |
|
|
|
Cefalantera |
Cephalanthera sp.pl. |
E |
|
|
|
Giglio marino comune |
Pancratium maritimum |
C |
|
|
|
Giunchina con una brattea |
Eleocharis uniglumis |
E |
|
|
|
Giunco |
Juncus sp.pl. |
E |
|
|
|
Lenticchia dacqua maggiore |
Spyrodela polyrrhiza |
C |
|
|
|
Ofride |
Ophrys sp.pl. |
E |
|
|
|
Orchide |
Orchis sp. pl. |
E |
|
|
|
Orchide palustre |
Orchis palustris |
C |
|
|
|
Cefalantera |
Cephalantera sp.pl. |
E |
|
|
|
Pannocchina dei lidi |
Aeluropus litoralis |
C |
|
|
|
Sparto pungente |
Ammophila arenaria ssp. australis |
C |
|
|
|
Zafferano di Toscana |
Crocus etruscus |
C |
|
|
|
Zafferano selvatico |
Crocus biflorus |
E |
|
|
|
Zannichellia |
Zannichellia palustris |
C |
|
|
Fino
alla metΰ degli anni '80 del secolo scorso, le conoscenze sui Pesci delle acque
toscane erano carenti, per la maggior parte datate e per lo piω riferibili ad
autori dell'Ottocento. Tra i primi a condurre indagini sulla fauna ittica
regionale, si ricorda l'ex Consorzio Regionale di Idrobiologia e Pesca di
Livorno (CRIP, attualmente assorbito dall'Agenzia Regionale di Protezione
Ambientale Toscana), il quale tra il 1988 e il 1995 ha prodotto vari studi per
la Regione Toscana, fra i quali i campionamenti nei principali corsi d'acqua e
la Carta Ittica regionale, primo livello. Di recente le Province di Firenze,
Massa Carrara, Prato e Siena hanno avviato la redazione delle carte ittiche
provinciali e l'Istituto di Zoologia dell'Universitΰ di Perugia ha prodotto la
Carta Ittica dell'alto bacino del Fiume Tevere. Altre conoscenze si devono alla
Sezione Zoologica "La Specola" del Museo di Storia Naturale
dell'Universitΰ degli Studi di Firenze e a P.G. Bianco, dell'Universitΰ di
Napoli, che ha effettuato campionamenti in alcuni dei principali corsi d'acqua
della regione. Altre sporadiche segnalazioni di specie ittiche, inserite in
studi non direttamente interessanti le acque toscane, si devono a G. Gandolfi,
dell'Universitΰ di Parma, e a P. Tongiorgi, dell'Universitΰ di Modena. Grazie
al contributo di tutti questi ittiologi, le conoscenze sulla presenza e
distribuzione della fauna ittica della Toscana hanno raggiunto un discreto
livello. Sono perς ancora scarse le conoscenze per i corsi d'acqua dell'area
costiera e per l'immediato entroterra delle province di Livorno e Pisa (a es.
rete idrografica dei fiumi Cecina, Cornia, Pecora e Osa), per la gran parte
delle acque del grossetano e per i principali sistemi lacustri. E' inoltre
tuttora sconosciuta la distribuzione e la frequenza di alcune specie, in
particolare le lamprede (Petromyzon marinus, Lampetra
fluviatilis, L. planeri) e la cheppia (Alosa
fallax), per le quali mancano studi specifici e analisi di dettaglio nei
corsi d'acqua ancora interessati alla loro rimonta. Allo stesso modo θ poco
nota la distribuzione di alcune piccole specie che non sono di interesse
alieutico, quali lo spinarello (Gasterosteus aculeatus)
e la cagnetta (Salaria fluviatilis).
Il
quadro conoscitivo θ inoltre reso ulteriormente complesso per problemi
tassonomici e nomenclaturistici, non ancora definitivamente risolti, come
quelli che riguardano il cavedano di ruscello (Leuciscus
lucumonis), un presunto endemita del distretto tosco-laziale, e i barbi
(genere Barbus). A causa di ciς, θ estremamente
arduo oggi avere determinazioni univoche e sapere quali e quante specie ittiche
siano presenti nelle acque toscane e, quindi, ottenere un chiaro quadro delle
conoscenze e impostare correttamente la loro gestione e conservazione.
Sono
da tempo noti gli effetti altamente negativi causati dalla frammentazione
dell'habitat sulle popolazioni ittiche. Ne sono causa in primo luogo la
costruzione di sbarramenti lungo le aste dei corsi d'acqua, quali briglie,
guadi, dighe e invasi. Questi manufatti modificano il regime idrico,
determinando alterazioni dell'habitat, con gravi ripercussioni sui popolamenti,
fino alla scomparsa delle comunitΰ ittiche originarie. I pesci non sono in
grado di superare gli sbarramenti e ciς determina fenomeni di isolamento delle
popolazioni. Esse, pertanto, sono maggiormente esposte a una serie di fattori
che ne minacciano la sopravvivenza, come l'inquinamento e l'eccessivo prelievo
da parte dei pescatori sportivi. Sono piω colpite le specie che compiono
spostamenti ad ampio raggio, come le anadrome (lampreda di mare Petromyzon marinus, lampreda di fiume Lampetra fluviatilis e cheppia Alosa
fallax) e le catadrome (anguilla Anguilla anguilla).
Anche le altre specie ittiche, comunque, ne risentono negativamente, dal
momento che, anche se a breve raggio, si spostano abitualmente per raggiungere
i siti adatti alla frega, alla deposizione delle uova, allo svernamento, alla
crescita e al foraggiamento o per colonizzare nuovi tratti fluviali.
Altri
fattori responsabili della frammentazione degli habitat acquatici sono la
scomparsa e/o la generalizzata perdita di qualitΰ degli ecosistemi acquatici.
Tale perdita θ dovuta all'inquinamento, al taglio della vegetazione riparia,
alle escavazioni, alla cementificazione e alla risagomatura delle rive e alla
derivazione di acque, la quale θ generalmente effettuata senza garantire ai
corsi d'acqua il cosiddetto "deflusso minimo vitale". A causa della
loro ridotta estensione e del loro isolamento, gli effetti di tali azioni sono
particolarmente sensibili nei sistemi idrici minori, quali i canali, i fossi,
gli affluenti dei modesti corsi d'acqua delle aree planiziali fortemente
antropizzate e gli ambienti palustri residui. In questi ecosistemi si trovano
specie di notevole interesse, che hanno una distribuzione discontinua in
Toscana e/o in Italia, in particolare il nono (Aphanius
fasciatus), lo spinarello (Gasterosteus aculeatus)
e il luccio (Esox lucius).
Anche
se non si dispone di studi di dettaglio in merito, le cause di frammentazione
dell'habitat sopra citate agiscono anche a scala regionale. Esempi ne sono lo
sbarramento del fiume Ombrone, in localitΰ ponte Tura, presso Istia d'Ombrone,
che rappresenta un ostacolo insormontabile per la fauna ittica, e le 43 e 175
briglie presenti rispettivamente nei bacini dell'Arno e del Serchio, come
rivela un recente censimento effettuato dal Consorzio Regionale di Idrobiologia
e Pesca.
Per
queste ragioni, il principale intervento di conservazione e di ripristino della
connettivitΰ per i pesci θ l'allestimento di scale di rimonta, in
corrispondenza degli sbarramenti presenti sui maggiori corsi d'acqua. E' molto
importante anche completare la conoscenza delle specie meno note e
salvaguardare la naturalitΰ degli ecosistemi acquatici, con particolare
riferimento al mantenimento del deflusso minimo vitale, indispensabile per la
sopravvivenza delle biocenosi acquatiche.
Le
specie utilizzabili per gli scopi descritti in questo documento sono state
scelte tra quelle degli Allegati A e B della l.r. n. 56/2000. Ad esse θ stata
aggiunta l'anguilla. Si tratta di entitΰ particolarmente idonee come indicatori
in quanto soddisfano uno o piω requisiti tra i seguenti:
§ sono rappresentative delle acque
lentiche e delle zonazioni ittiche delle acque lotiche della Toscana;
§ sono vincolate ad ambienti rari
e/o minacciati nella regione;
§ sono in diminuzione e/o
particolarmente sensibili alla modificazione, alla frammentazione e alla scomparsa
degli habitat.
Tabella 2
Ittiofauna
vulnerabile alla frammentazione; C= criterio conservazionistico; E= criterio di
vulnerabilitΰ ecologica.
|
Nome comune |
Nome scientifico |
Criterio |
|
Lampreda di mare |
Petromyzon marinus |
C, E |
|
Lampreda di fiume |
Lampetra fluviatilis |
C, E |
|
Lampreda di ruscello |
Lampetra planeri |
C, E |
|
Anguilla |
Anguilla anguilla |
E |
|
Rovella |
Rutilus rubilio |
C |
|
Cheppia |
Alosa fallax |
C, E |
|
Vairone |
Leuciscus souffia |
C |
|
Luccio |
Esox lucius |
C, E |
|
Nono |
Aphanius fasciatus |
C |
|
Spinarello |
Gasterosteus aculeautus |
C, E |
|
Cagnetta |
Salaria fluviatilis |
C |
|
Scazzone |
Cottus gobio |
C, E |
|
Ghiozzo di ruscello |
Padogobius nigricans |
C |
5.3. Erpetofauna
5.3.1. Situazione dell'erpetofauna toscana: stato
delle conoscenze
Le
conoscenze sullerpetofauna toscana sono abbastanza scarse e frammentarie; in
particolare θ spesso poco noto lo status pregresso di molte specie, fatto che
non consente un confronto attendibile rispetto alla situazione attuale. Spesso,
comunque, con ricerche sul campo, θ possibile riconoscere lavvenuta compromissione
di molti habitat che sarebbero probabilmente adatti. Ciς anche se non si
dispone di notizie certe sulla presenza e/o consistenza delle popolazioni nel
passato, di cui possono essere indizio, ad esempio, la presenza di pozze
completamente interrate, di lavatoi e abbeveratoi non piω alimentati dalle vene
dacqua, eccetera. Le stesse ricerche sul campo evidenziano spesso la presenza
di popolazioni piω o meno isolate, che sono, ad esempio, circondate da
infrastrutture difficilmente superabili o da habitat che, pur potendo essere
adatti, sono ormai definitivamente compromessi.
Gli
Anfibi e i Rettili mostrano in genere modeste dimensioni e 'scarse' capacitΰ di
spostamento fra aree relativamente distanti, perlomeno se si paragonano a molte
specie di Uccelli e Mammiferi. A questo si aggiunge anche il fatto che molte
specie mostrano una scarsa capacitΰ di superare ostacoli, anche di modeste
dimensioni (barriere ecologiche).
Di
conseguenza, per individuare le aree di collegamento ecologico per
l'erpetofauna, θ necessario stabilire in primo luogo la scala spaziale cui si
fa riferimento. Infatti anche quando si esamina un territorio a scala spaziale
ridotta, si deve tenere presente che l'attivitΰ di molte specie e/o popolazioni
si svolge, nei diversi periodi dell'anno, in aree che sono contraddistinte da
differenti caratteristiche ecologiche e che sono separate tra loro. Si deve
ricordare inoltre che, talvolta, gli individui devono compiere migrazioni
stagionali, per passare da un'area all'altra, si pensi ad esempio alle
migrazioni stagionali di alcune specie di Anfibi in direzione delle zone di
riproduzione. Quando invece si studia un territorio vasto a una scala spaziale
piω ampia, il concetto di aree di collegamento ecologico si riferisce
all'individuazione dell'insieme di aree in cui sono presenti tutte le
condizioni ecologiche che permettono alle specie di vivervi per lunghi periodi,
talvolta per interi cicli di vita degli individui. Infatti solo in questo modo
possono essere garantite le possibilitΰ di contatto fra popolazioni residenti
in habitat fra loro distanti.
Pur
in assenza di studi specifici nel territorio regionale, le osservazioni
effettuate su scala vasta in molti casi mettono in rilievo l'assenza di alcune
specie in determinate aree, che sono apparentemente adatte dal punto di vista
ecologico. Allo stesso tempo, in queste aree appaiono spesso evidenti segni di
alterazione ambientale, alterazioni che, da sole o in concomitanza con altre
cause, possono aver determinato la scomparsa di tali specie. A livello di scala
media o piccola, la correlazione fra la scomparsa di una o piω specie e la
presenza di uno o piω fattori di compromissione ambientale θ comunque accertata.
La salamandra pezzata (Salamandra salamandra), ad
esempio, non θ piω presente in molti corsi d'acqua dove sono stati introdotti
pesci, fatto che spesso determina un areale discontinuo, anche in situazioni
ambientali relativamente omogenee. Un altro caso significativo θ quello della
testuggine palustre (Emys orbicularis). Molte
popolazioni di questa specie, infatti, sono ormai chiaramente isolate, in
ambienti palustri relitti, senza avere piω alcuna possibilitΰ di collegamento,
sia per quanto riguarda le aree costiere, sia quelle interne.
Sono
state individuate specie la cui presenza nella regione fosse sufficientemente
ampia in tutto il territorio o almeno nellambito di certi ambienti.
Sono
state inoltre scelte specie che, almeno durante certi periodi dellanno (a es.
quello riproduttivo), fossero di facile rilevamento.
Molte
delle specie scelte frequentano vari tipi di ambiente. A ciascuna di esse θ
stato perς attribuito, in modo arbitrario, il valore di indicatore della qualitΰ
di uno o piω specifici ambienti.
Tabella 3
Erpetofauna
vulnerabile alla frammentazione; C= criterio conservazionistico; E= criterio di
vulnerabilitΰ ecologica.
|
Nome comune |
Nome scientifico |
Criterio |
|
Anfibi |
|
|
|
Salamandrina dagli occhiali |
Salamandrina terdigitata |
C, E |
|
Tritone crestato |
Triturus carnifex |
C, E |
|
Rospo smeraldino |
Bufo viridis |
C, E |
|
Raganella |
Hyla intermedia |
E |
|
Rana agile |
Rana dalmatina |
E |
|
Rana appenninica |
Rana italica |
C, E |
|
Rettili |
|
|
|
Ramarro |
Lacerta bilineata |
E |
|
Saettone o Colubro di Esculapio |
Elaphe longissima |
E |
|
Testuggine palustre |
Emys orbicularis |
C, E |
5.4. Avifauna
Gli uccelli sono senz'altro il gruppo
faunistico la cui distribuzione θ meglio conosciuta a scala regionale. Gran parte
dei dati recenti di carattere distributivo θ condensata nell'Atlante degli
uccelli nidificanti e svernanti in Toscana, pubblicato nel 1998. Un'altra fonte
di dati di notevole rilievo θ rappresentata dai censimenti degli uccelli
acquatici svernanti in Toscana, eseguiti, nel mese di gennaio di ogni anno (dal
1984), dal Centro Ornitologico Toscano. Le osservazioni rilevanti, effettuate
nella Provincia di Livorno (dal 1975) e nell'intera regione (dal 1983), sono
state regolarmente pubblicate sino alla metΰ degli anni '90, in cronache
ornitologiche, sui Quaderni del Museo Provinciale di Storia Naturale di
Livorno. Sono, inoltre, disponibili altre recenti ricerche relative a singole
specie o a limitate aree geografiche; come, ad esempio, l'Atlante degli uccelli
svernanti nella Provincia di Grosseto, le indagini sui rapaci notturni e sui
gracchi (gracchio alpino Pyrrhocorax graculus e
gracchio corallino Pyrrhocorax pyrrhocorax),
promosse e coordinate dal Centro Ornitologico Toscano, e varie ricerche
commissionate a professionisti e societΰ private da parte di Comunitΰ Montane e
altri Enti. Da ricordare infine la recente (1995) pubblicazione della Lista
Rossa degli uccelli nidificanti.
Dal 1998 il Centro Ornitologico
Toscano inserisce in un unico archivio georeferenziato tutti i dati derivanti
dalle indagini sopra citate; tale archivio θ stato reso disponibile per
l'archivio regionale RENATO*, che ha potuto acquisire
tutti i dati relativi alle specie incluse nelle Liste di attenzione.
La
frammentazione ha effetti sugli uccelli a scale diverse; si θ scelto di
considerare i seguenti livelli di approccio:
§ continuitΰ di popolazione (scala
variabile fra specie diverse); linsufficiente continuitΰ di habitat porta a
una riduzione del tasso di sopravvivenza (probabilmente soprattutto nella
dispersione post-natale), alla formazione di metapopolazioni o di popolazioni
isolate e al conseguente aumento della probabilitΰ di estinzione da aree piω o
meno vaste;
§ disponibilitΰ di aree di sosta
lungo le rotte migratorie; lassenza di un sistema di aree adatte alla sosta
lungo determinati assi o in determinate aree (a es.: isole, costa, valli
fluviali) porta presumibilmente a una riduzione del tasso di sopravvivenza.
Riguardo
agli effetti sulla continuitΰ di popolazione, esistono informazioni inedite,
non derivanti da ricerche specifiche, e alcuni dati relativi alle zone umide;
per quanto riguarda queste ultime, esistono indicazioni indirette, che si trovano
in alcuni studi sulle zone umide, in gran parte artificiali, presenti lungo il
medio e basso corso dell'Arno. I dati sinora raccolti indicano la presenza di
un maggior numero di specie nelle aree piω estese; se ci si limita a
considerare le sole specie rare, l'incremento del numero di specie
all'aumentare della superficie θ molto piω rilevante. La densitΰ dei
nidificanti, al contrario, aumenta nelle aree piω piccole, anche se si
considerano le sole specie acquatiche. Non esistono informazioni analoghe, in
Toscana, per ambienti diversi dalle zone umide; si puς comunque tentare un
approccio empirico, basato sull'analisi delle conoscenze esistenti e sulle
informazioni derivanti da altre aree geografiche. Ad esempio, il culbianco (Oenanthe oenanthe) negli anni '80 era diffuso in molte
delle aree idonee dell'Appennino fiorentino e aretino (praterie secondarie
pascolate e/o con affioramenti rocciosi), esso θ successivamente scomparso da
vasti settori e oggi θ presente solo nei pochissimi sistemi ampi di aree idonee;
tale fenomeno θ presumibilmente indotto anche da frammentazione e/o isolamento,
in quanto la specie sembra assente da aree che sarebbero ancora apparentemente
idonee, ma che sono isolate.
Relativamente
agli effetti della frammentazione dell'habitat nelle aree idonee alla sosta,
durante le migrazioni, sono disponibili informazioni sull'importanza comparata
di zone umide di differente estensione, analizzata lungo la pianura dell'Arno
per gli uccelli migratori. Gli studi evidenziano un nettissimo incremento del
numero di specie migratrici all'aumentare della superficie. Non esistono dati
analoghi per altri tipi di ambiente.
Per
la tutela delle specie rare di uccelli delle zone umide, sembrano da preferire
le aree estese che, forse sono molto piω importanti anche per la migrazione;
tali conclusioni sono in accordo con gran parte della letteratura esistente,
relativa anche ad altri ambienti (in particolare ai boschi). Come per il caso
precedente, non esistono dati analoghi, in Toscana, per ambienti diversi dalle
zone umide (ad eccezione dei nidificanti nelle isole e negli isolotti, che perς
non sono interessanti in questa sede).
La
selezione delle singole specie di uccelli da utilizzare come indicatori, θ
stata fatta nell'ambito di quelle regolarmente nidificanti nel territorio
regionale. Nella scelta delle specie, si sono innanzitutto esaminate quelle
della Lista Rossa dell'avifauna Toscana, tenendo conto della suddivisione
preliminare per categoria IUCN, effettuata nella prima fase del progetto
RENATO, considerando la tipologia dell'habitat riproduttivo e le cause di
minaccia. Sono state selezionate le specie per le quali sono indicate, fra le
cause di minaccia, la scomparsa e/o la frammentazione e/o la degradazione degli
habitat. Nel gruppo di specie cosμ selezionato, sono state utilizzate quelle
per le quali si ritiene che le tipologie individuate di aree di collegamento
(vedi oltre) possano svolgere un ruolo significativo.
Le
specie selezionate nel modo descritto, oltre che essere generalmente rare, non
sono rappresentative dei diversi ambienti presenti nel territorio regionale (a
es. in Toscana praticamente non ci sono specie minacciate legate ai boschi).
Sono state quindi individuate alcune altre specie, che fossero sufficientemente
presenti nella regione, su tutto il territorio o almeno nell'ambito di certi
ambienti, e che potessero essere utilizzate come indicatori per l'analisi delle
aree di collegamento. Quest'ultime quindi sono specie che, oltre che essere
diffuse, risultano strettamente legate a determinate tipologie di ambienti.
Si
deve comunque notare che molte delle specie scelte non sono presenti in aree,
anche vaste, del territorio toscano. Quindi, caso per caso, potrΰ essere
necessario individuare come indicatori altre specie.
Tabella 4
Lista di
specie di uccelli vulnerabili alla frammentazione; C= criterio
conservazionistico; E= criterio di vulnerabilitΰ ecologica.
|
Nome comune |
Nome scientifico |
Criterio |
|||
|
Tarabuso |
Botaurus stellaris |
C |
|||
|
Falco di palude |
Circus aeruginosus |
C |
|||
|
Albanella minore |
Circus pygargus |
C |
|||
|
Aquila reale |
Aquila chrysaetos |
C |
|||
|
Barbagianni |
Tyto alba |
E |
|||
|
Occhione |
Burhinus oedicnemus |
C |
|||
|
Fratino |
Charadrius alexandrinus |
C |
|||
|
Tottavilla |
Lullula arborea |
C, E |
|||
|
Calandro |
Anthus campestris |
C |
|
|||
|
Culbianco |
Oenanthe oenanthe |
C |
|
|||
|
Passero solitario |
Monticola solitarius |
C |
|
|||
|
Cannareccione |
Acrocephalus scirpaceus |
E |
|
|||
|
Picchio muratore |
Sitta europaea |
E |
|
|||
|
Averla piccola |
Lanius collurio |
C, E |
|
|||
|
Averla cenerina |
Lanius minor |
C |
|
|||
|
Averla capirossa |
Lanius senator |
C |
|
|||
|
Ortolano |
Emberiza hortulana |
C |
|
|||
La riduzione e/o la frammentazione degli habitat condiziona
certamente anche la distribuzione di molte specie durante le migrazioni e lo
svernamento, sebbene al di fuori della stagione di nidificazione molte specie
siano piω mobili e, quindi, riescano meglio ad utilizzare perfino frammenti
isolati di un habitat idoneo. Fra quelle migratrici, che pure utilizzano e
necessitano della presenza di aree con ruolo di pietre da attraversamento, cosμ
come fra quelle svernanti, non θ sembrato utile individuare alcune specie come
indicatori; si θ preferito citare semplicemente, nella sezione dove sono
esaminate le diverse tipologie di aree di collegamento, il ruolo che
determinati ambienti svolgono come aree di sosta per gli uccelli migratori.
Al
di fuori del periodo riproduttivo, per le specie piω strettamente dipendenti da
particolari tipi di ambienti (in particolare dalle zone umide), la scomparsa
e/o la frammentazione degli habitat puς rappresentare un importante fattore
limitante, che puς assumere un peso molto elevato in alcuni contesti geografici
(direttrici migratorie degli uccelli acquatici, costituite dalle principali
valli fluviali e dalla fascia costiera); ciς vale in particolare nelle isole,
dove la possibilitΰ di sopravvivenza di molti uccelli che vi sostano per
riacquistare le sostanze di riserva necessarie alla migrazione dipende dalla
presenza di sufficienti estensioni di habitat idoneo.
5.5. Mammalofauna
I
dati sulla distribuzione delle specie esaminate sono insufficienti per definire
le aree di presenza. Per alcune specie, come ad esempio per la puzzola (Mustela putorius), le esigenze ambientali sono cosμ poco
definite da rendere difficile persino dare indicazioni di massima. Per procedere
a interventi di conservazione della connettivitΰ, θ importante definire le aree
di presenza di tutte le specie obiettivo. Tra le specie di cui assai poco si
conosce circa le aree di presenza, ricordiamo, oltre alla puzzola, anche la
lepre italica (Lepus corsicanus), la martora (Martes martes) e il gatto selvatico (Felis sylvestris).
Per
i medi e grandi mammiferi, hanno particolare importanza le vie di comunicazione
e gli accorgimenti atti a minimizzarne gli effetti negativi. Per la lepre
italica, dato il probabile impatto dell'attivitΰ venatoria sulla specie, la
connettivitΰ fra popolazioni potrΰ essere ripristinata tramite un'opportuna
pianificazione dell'attivitΰ faunistico-venatoria.
Per
quanto riguarda i Mammiferi di minori dimensioni (Chirotteri, Insettivori e
Roditori), che sono caratterizzati per lo piω da scarsa vagilitΰ, almeno in
alcuni periodi dell'anno, le ridotte conoscenze sulla distribuzione non
permettono di valutarne correttamente gli effetti della frammentazione sulle
popolazioni. Da quanto si conosce sull'ecologia di queste specie, perς, si puς
affermare che per impostare correttamente il problema, come giΰ detto per
Anfibi e Rettili, occorre definire la scala spaziale alla quale si affronta il
tema delle aree di connessione ecologica. Il motivo di tale precisazione θ
dovuto alla necessitΰ di distinguere tra corridoi ecologici "locali"
e corridoi "regionali". I primi possono essere adeguati solo a movimenti
giornalieri o stagionali; le condizioni ecologiche in essi presenti, inoltre,
possono essere limitate a quelle necessarie al loro attraversamento piω o meno
rapido da parte della specie in esame. I corridoi ecologici a scala
"regionale", invece, devono assicurare sia lo scambio di esemplari
tra popolazioni contigue, sia la colonizzazione di nuove aree; necessariamente
le loro caratteristiche ecologiche devono essere tali da permettere la
sopravvivenza degli individui, anche per lunghi periodi.
Ancor
piω complesso θ il caso specifico dei Chirotteri i quali, durante il periodo
primavera-estate, seguono un ciclo giornaliero di spostamento, dai rifugi alle
aree di foraggiamento e viceversa, che necessita di piccoli corridoi
"locali" adeguati al solo passaggio; tali corridoi (siepi, filari,
fossi, canali, ecc.) sono principalmente utilizzati come riferimento, negli
spostamenti notturni (minor costo energetico dell'ecolocalizzazione), e come
riparo dai predatori diurni, al tramonto e all'alba.
Il
ciclo di spostamento annuale di questi animali prevede invece migrazioni, su
percorsi piω o meno lunghi, tra i rifugi estivi e i rifugi invernali; in questo
caso i corridoi ecologici destinati alla loro diffusione (attraverso lo scambio
genetico e la colonizzazione) sono individuabili in una sequenza di rifugi
(aree in successione spaziale discontinua), che possiedono le caratteristiche
ecologiche adeguate, in cui gli animali trascorrono lunghi periodi. Tali rifugi
sono rappresentati da tre tipologie principali: rifugi ipogei (grotte e
miniere), rifugi negli alberi (fessure e cavitΰ, tipicamente in alberi maturi,
che ospitano le specie piω rare), rifugi in edifici e costruzioni (soffitte,
cantine, ecc.). Inoltre, circa un terzo delle specie θ legato, per il
foraggiamento, ai corpi d'acqua, e utilizza la vegetazione ripariale come
struttura lineare di collegamento tra i rifugi e le aree di foraggiamento.
Gli
interventi di conservazione della connettivitΰ per queste specie dovranno
puntare alla salvaguardia dei rifugi di maggiore importanza (per numero di
specie, di esemplari e per distribuzione sul territorio), prevedendone pertanto
il censimento e il monitoraggio. I principali fattori che minacciano tali
rifugi sono il disturbo antropico (escursionismo, speleologia, atti vandalici)
e la distruzione dell'habitat (opere di restauro o di ristrutturazione degli
edifici).
La
scelta delle specie θ partita dallanalisi di quelle incluse nellAllegato A
della l.r. n. 56/2000, cui era stata aggiunta una nuova specie, la lepre
italica (Lepus corsicanus), non inclusa in esso
perchι scoperta solo recentemente nel territorio regionale. Sono invece state
escluse cinque specie la cui conservazione, almeno in Toscana, non θ dipendente
dalla presenza o meno di aree di collegamento ecologico: talpa cieca (Talpa caeca), talpa europea (Talpa
europaea), pipistrello albolimbato (Pipistrellus
kuhlii), arvicola delle nevi (Microtus (Chionomys)
nivalis) e topolino delle risaie (Micromys minutus).
La lepre italica, inoltre, θ stata esclusa dalla lista finale perchι la sua
conservazione pare dipendere da adeguate forme di gestione faunistico venatoria
piuttosto che dalla presenza di corridoi di habitat idoneo. Un'altra specie
rilevante per la fauna toscana, il cervo (Cervus elaphus),
θ presente in regione con popolazioni di origine differente (dalle popolazioni
di provenienza italiana a quelle risultanti da ibridazioni ripetute di
sottospecie diverse), che hanno un valore conservazionistico che varla caso per
caso. Non si ritiene pertanto utile promuovere la connettivitΰ fra queste
popolazioni.
Tabella 5
Lista di
specie di mammiferi vulnerabili alla frammentazione; C= criterio
conservazionistico.
|
Nome comune |
Nome scientifico |
Criterio |
|
Rinolofo euryale |
Rhinolophus euryale |
C |
|
Rinolofo maggiore |
Rhinolophus ferrumequinum |
C |
|
Rinolofo minore |
Rhinolophus hipposideros |
C |
|
Barbastello |
Barbastella barbastellus |
C |
|
Vespertilio serotino |
Eptesicus serotinus |
C |
|
Pipistrello di Savi |
Hypsugo savii |
C |
|
Miniottero |
Miniopterus schreibersii |
C |
|
Vespertilio di Bechstein |
Myotis bechsteinii |
C |
|
Vespertilio di Blyth |
Myotis blythii |
C |
|
Vespertilio di Brandt |
Myotis brandtii |
C |
|
Vespertilio di Capaccini |
Myotis capaccinii |
C |
|
Vespertilio di Daubenton |
Myotis daubentonii |
C |
|
Vespertilio smarginato |
Myotis emarginatus |
C |
|
Vespertilio maggiore |
Myotis myotis |
C |
|
Vespertilio mistacino |
Myotis mystacinus |
C |
|
Vespertilio di Natterer |
Myotis nattereri |
C |
|
Nottola gigante |
Nyctalus lasiopterus |
C |
|
Nottola di Leisler |
Nyctalus leisleri |
C |
|
Nottola comune |
Nyctalus noctula |
C |
|
Pipistrello di Nathusius |
Pipistrellus nathusii |
C |
|
Pipistrello nano |
Pipistrellus pipistrellus |
C |
|
Orecchione grigio |
Plecotus auritus |
C |
|
Orecchione bruno |
Plecotus austriacus |
C |
|
Molosso di Cestoni |
Tadarida teniotis |
C |
|
Toporagno dacqua |
Neomys fodiens |
C |
|
Toporagno di Miller |
Neomys anomalus |
C |
|
Arvicola di Fatio |
Microtus multiplex |
C |
|
Topo quercino |
Eliomys quercinus |
C |
|
Moscardino |
Muscardinus avellanarius |
C |
|
Lupo |
Canis lupus |
C |
|
Lontra |
Lutra lutra |
C |
|
Martora |
Martes martes |
C |
|
Puzzola |
Mustela putorius |
C |
|
Gatto selvatico |
Felis silvestris |
C |
6. TIPI DI AREE DI COLLEGAMENTO
Si elencano i tipi di aree di collegamento ecologico
per i quali θ stata effettuata l'analisi.
6.1.
Categoria A: aree in successione spaziale continua
§ Corsi dacqua.
§ Rete idraulico-agraria.
§ Aree boscate con funzioni di
collegamento.
§ Rete delle siepi e dei filari
alberati in zone agricole.
§ Rete dei muretti a secco.
§ Rete delle praterie e delle
radure.
§ Rete dei corridoi aperti tra
dorsali e fondivalle.
§ Sistema delle dune.
6.2.
Categoria B: aree in successione spaziale discontinua
§ Rete dei boschi maturi.
§ Rete dei boschetti, delle macchie
e dei grandi alberi isolati.
§ Rete delle pozze e delle altre
piccole raccolte dacqua a cielo aperto.
§ Rete delle zone umide.
§ Rete dei rifugi ipogei.
§ Rete dei ruderi, degli edifici abbandonati
e degli edifici storici.
§ Colli di bottiglia nei percorsi
di migrazione.
6.3.
Categoria C: opere per il superamento della frammentazione degli habitat
§ Opere atte a mitigare l'effetto
barriera dovuto alla presenza di infrastrutture nel territorio (in particolare
lineari).
§ Opere atte a mitigare l'effetto
barriera dovuto alla presenza di briglie e altri manufatti di sbarramento lungo
i fiumi.
7. ANALISI DEI
TIPI DI AREE DI COLLEGAMENTO ECOLOGICO
Per ciascun tipo di area di
collegamento ecologico sono elencate le specie scelte come indicatori e fornite
indicazioni per la conservazione.
Tali indicazioni, naturalmente,
devono essere seguite nell'ambito del necessario coordinamento di norme e
interventi finalizzati alla conservazione della natura, alla difesa del
suolo e alla lotta fitosanitaria.
Questo
tipo di area di collegamento include tutti i tipi di corsi d'acqua, sia lentici
che lotici, e la vegetazione acquatica e ripariale a essi associata.
Erba vescica (Utricularia sp.pl.);
Limnantemio (Nymphoides peltata);
Ranuncolo (Ranunculus
sp.pl. appartenenti al subgenere batrachium);
Brasca
poligonifoglia (Potamogeton
polygonifolius);
Zanichellia (Zannichellia
palustris);
Lenticchia dacqua
maggiore (Spyrodela
polyrrhiza);
Giunchina con
una brattea (Eleocharis
uniglumis);
Sassifraga
stellata (Saxifraga
stellaris);
Giunco (Juncus sp.pl.);
Calta palustre (Caltha palustris);
Parnassia (Parnassia palustris);
Cerfoglio
selvatico (Chaerophyllum
hirsutum);
Ontano nero (Alnus glutinosa);
Carice di
Griolet (Carex
griolettii);
Crespolina (Santolina etrusca).
Lampreda di mare
(Petromyzon marinus);
Lampreda di
fiume (Lampetra fluviatilis);
Lampreda di
ruscello (Lampetra planeri);
Cheppia (Alosa fallax);
Anguilla (Anguilla anguilla);
Rovella (Rutilus rubilio);
Vairone ( Leuciscus souffia);
Luccio (Esox lucius);
Nono (Aphanius fasciatus);
Spinarello (Gasterosteus aculeautus);
Cagnetta (Salaria fluviatilis);
Scazzone (Cottus gobio);
Ghiozzo di
ruscello (Padogobius nigricans).
Salamandrina
dagli occhiali (Salamandrina terdigitata);
Rana appenninica
(Rana italica);
Ramarro (Lacerta bilineata);
Saettone o
colubro di Esculapio (Elaphe longissima).
Occhione (Burhinus oedicnemus);
Calandro (Anthus campestris);
Cannareccione (Acrocephalus scirpaceus).
Toporagno
dacqua (Neomys fodiens);
Toporagno
acquatico di Miller (N. anomalus);
Chirotteri;
Puzzola (Mustela putorius);
Lontra (Lutra lutra).
§ Esclusione degli interventi di
rettificazione e, piω in generale, della modificazione delle caratteristiche
naturali dell'alveo.
§ Proibizione dell'uso dell'alveo
come pista o strada (a es. per l'esbosco), anche in caso di siccitΰ;
attraversamento dei veicoli solo in guadi definiti.
§ Esclusione degli interventi di
modifica delle caratteristiche naturali delle ripe.
§ Limitazione delle aree estrattive
in subalveo.
§ Programmazione del recupero e/o
ampliamento delle aree di pertinenza fluviale adiacenti ad alvei rettificati.
§ Mantenimento di sponde non
disturbate.
§ In ambito boscato, esclusione del
taglio degli alberi, per una fascia di almeno 20 m.
§ Regolamentazione della
derivazione di acque, finalizzata al mantenimento del deflusso minimo vitale.
§ Per il medio e basso corso dei
fiumi e dei torrenti con alveo ampio a dinamica naturale, limitazione, degli
interventi di gestione idraulica in alveo a quelli strettamente necessari per
motivi di sicurezza; definizione di un protocollo tecnico per l'esecuzione di
tali interventi.
§ Ripristino della qualitΰ delle
acque.
§ Mantenimento di un'alta diversitΰ
fitocenotica.
§ Per i tratti fluviali di medio e
basso corso con alveo ampio a dinamica naturale, mantenimento del mosaico
costituito dalla vegetazione pioniera dei greti e dalle garighe su aree estese
e continue (anche attraverso l'incentivazione delle attivitΰ di pascolo).
§ Per tutti i corsi d'acqua, nei
tratti fluviali di medio e basso corso, mantenimento delle eventuali formazioni
elofitiche estese (canneti, tifeti).
§ Controllo o eradicazione delle
specie alloctone, sia vegetali (a es. Robinia
pseudoacacia, Amorpha fruticosa) che animali (a es. gambero della
Luisiana Procambarus clarckii, nutria Myocastor coypus).
§ Ripristino della vegetazione
ripariale (per una maggior produttivitΰ di insetti).
§ Divieto di introduzione di specie
alloctone di ittiofauna e di altra fauna.
§ Divieto di introduzione di
salmonidi nel tratto iniziale di modesti e modestissimi corsi d'acqua di
ambienti montani e collinari, per la predazione che essi operano a carico di
anfibi di rilevante interesse.
§ Mantenimento di buone condizioni
di naturalitΰ nei piccoli corsi d'acqua degli ambienti collinari e montani, che
sono l'habitat di elezione del vairone, del ghiozzo di ruscello e dello
scazzone.
§ Divieto di introduzione di specie
di salmonidi in corsi d'acqua che non sono a vocazione salmonicola.
§ Ripristino di popolamenti ittici
autoctoni.
Questo
tipo di area di collegamento θ formato dal sistema delle scoline al bordo del
campo e dei fossi di ordine superiore, fino ai capofossi.
Ranuncolo (Ranunculus sp.pl. appartenenti al subgenere batrachium);
Zanichellia (Zannichellia palustris);
Lenticchia
dacqua maggiore (Spyrodela polyrrhiza).
Rovella (Rutilus rubilio);
Luccio (Esox lucius);
Spinarello (Gasterosteus aculeautus).
Tritone crestato
(Triturus carnifex).
Cannareccione (Acrocephalus scirpaceus).
Chirotteri;
Puzzola (Mustela putorius).
§ Mantenimento della rete
esistente, con eventuali miglioramenti delle caratteristiche ecologiche in
relazione alle necessitΰ della rovella, degli Anfibi, del luccio e dello
spinarello.
§ Progressiva estensione della
rete, favorendo la riduzione delle dimensioni delle parcelle coltivate.
§ Mantenimento delle formazioni
elofitiche (canneti, tifeti) su porzioni significative della rete.
§ Divieto dell'uso costante (ogni
anno/stagione) delle macchine agricole tipo "affossatore rotativo",
mediante le quali si distruggono le scoline esistenti per poi ricostruirle ex
novo dopo l'aratura (con distruzione diretta della fauna in esse presente e del
loro habitat).
§ Esclusione degli interventi di
gestione o contenimento dei canneti durante il periodo compreso fra aprile e
agosto.
§ Divieto di introduzione di
ittiofauna alloctona, in particolare del carassio (Carassius
carassius), del carassio dorato (Carassius auratus),
del siluro (Silurus glanis), del pesce gatto (Ictalurus spp.), della gambusia (Gambusia
holbrooki) e del persico sole (Lepomis gibbosus),
che sono responsabili di fenomeni di competizione e/o di estinzione degli
anfibi e delle popolazioni ittiche autoctone.
Questo
tipo di area di collegamento include le piccole aree boscate che collegano
corpi boscosi di grandi dimensioni.
Erba-perla
azzurra (Buglossoides purpurocoerulea);
Elleboro (Helleborus
sp.pl.);
Anemone (Anemone
sp.pl.);
Pigamo (Thalictrum
sp.pl.);
Cefalantera (Cephalanthera
sp.pl.).
Picchio muratore
(Sitta europaea).
Topo quercino (Eliomys quercinus);
Moscardino (Moscardinus avellanarius);
Martora (Martes martes);
Gatto selvatico
(Felis silvestris);
Lupo (Canis lupus).
§ Mantenimento della rete di aree
boscate esistente.
§ Mantenimento e recupero dei
castagneti da frutto.
§ Conservazione delle fasi mature e
senescenti di boschi e boschetti, con salvaguardia di alberi di grosse
dimensioni e marcescenti.
§ Ricostituzione di corridoi
boscati o di colture arboree, con sottostante arbusteto, fra le aree in cui
sono presenti le specie selezionate.
Erba-perla
azzurra (Buglossoides
purpurocoerulea);
Elleboro (Helleborus
sp.pl.);
Anemone (Anemone
sp.pl.);
Pigamo (Thalictrum
sp.pl.);
Cefalantera (Cephalanthera
sp.pl.);
Fiordaliso vero (Centaurea cyanus).
Ramarro (Lacerta bilineata).
Averla piccola (Lanius collurio);
Averla cenerina
(L. minor);
Averla capirossa
(L. senator);
Ortolano (Emberiza hortulana);
Picchio muratore
(Sitta europaea).
Chirotteri;
Topo quercino (Eliomys quercinus);
Moscardino (Moscardinus avellanarius).
§ Mantenimento delle
caratteristiche ecologiche delle siepi e filari.
§ Mantenimento della rete esistente
e progressivo incremento nelle zone dove questi elementi sono oggi assenti o
rari.
§ Mantenimento e incremento della
complessitΰ strutturale di siepi e filari, con tutela dei vecchi alberi e di un
folto strato arbustivo.
§ Salvaguardia delle aree nucleo,
caratterizzate da estensioni significative di agroecosistemi ad elevata
complessitΰ ed eterogeneitΰ, con un denso reticolo di siepi e filari.
Borracina (Sedum sp.pl.;
Asplenio (Asplenium sp. pl.);
Felce tirrenica (Dryopteris tyrrhena).
Ramarro (Lacerta bilineata);
Saettone o
colubro di Esculapio (Elaphe longissima).
Passero
solitario (Monticola solitarius).
§ Mantenimento e/o ripristino, per
le aree interessate, di destinazioni di uso del suolo (colture o pascoli) che
garantiscano la conservazione dei muretti e la permanenza di aree aperte.
§ Mantenimento delle
caratteristiche ecologiche delle aree; evitando in particolare la
cementificazione dei singoli elementi litici.
§ Progressivo restauro nelle zone
dove, in seguito all'abbandono, questi elementi sono in cattivo stato di
conservazione.
§ Mantenimento di comunitΰ pioniere
e xerofile a dominanza di camefite succulente del genere Sedum
(Alysso-Sedion).
Questo
tipo di area di collegamento include le praterie primarie e secondarie e gli
spazi aperti, di varie dimensioni, in ambito boscato e arbustivo (radure e
chiarie).
Orchide (Orchis sp. pl.);
Orchide palustre
(Orchis palustris);
Viola etrusca (Viola etrusca);
Viola con
sperone (Viola gr. Calcarata);
Zafferano
selvatico (Crocus biflorus);
Zafferano di
Toscana (Crocus etruscus);
Cerretta
spinulosa (Serratula cichoracea);
Linajola (Linaria cossonii).
Ramarro (Lacerta bilineata), in particolare dove sono presenti
cespugli sparsi;
Saettone o
colubro di Esculapio (Elaphe longissima).
Albanella minore
(Circus pygargus);
Aquila reale (Aquila chrysaetos);
Tottavilla (Lullula arborea);
Calandro (Anthus campestris);
Culbianco (Oenanthe oenanthe);
Passero
solitario (Monticola solitarius);
Averla piccola (Lanius collurio);
Averla capirossa
(L. senator);
Ortolano (Emberiza hortulana).
Arvicola di
Fatio (Microtus multiplex), limitatamente alla
Toscana settentrionale in aree collinari e montane.
§ Mantenimento delle
caratteristiche ecologiche delle aree.
§ Recupero di aree in via di
chiusura finalizzato alla ricostituzione di fasce aperte piω o meno continue
lungo i crinali e al mantenimento di aree estese con forte prevalenza di
ambienti aperti, sia in zone montane appenniniche sia in zone collinari interne
e costiere.
§ Decespugliamento delle macchie
piω consistenti di arbusti.
§ Incentivazione del pascolamento
da parte di animali domestici, quanto piω possibile diversificato nei carichi e
nelle specie utilizzate.
§ Ricostituzione, ove necessario,
di popolazioni di specie predate da Aquila chrysaetos (Lagomorfi, Galliformi).
Questo
tipo di area di collegamento θ costituito da aree, per lo piω di origine
antropica, che collegano le praterie montane con i pascoli che si trovano a
quote piω basse.
Ofride (Ophrys sp. pl.);
Orchide (Orchis sp. pl.);
Orchide palustre
(Orchis palustris);
Belladonna (Atropa belladonna);
Rosa alpina (Rosa pendulina);
Ventaglina (Alchemilla sp. pl.).
Tottavilla (Lullula arborea);
Averla piccola (Lanius collurio);
Averla capirossa
(L. senator).
§ Limitazione della naturale
evoluzione della vegetazione.
§ Incentivazione del pascolamento
da parte di animali domestici, anche nelle cesse parafuoco.
§ Recupero di aree in via di
chiusura nelle aree boscate, al fine di non ridurre eccessivamente
l'eterogeneitΰ ambientale e, nelle aree montane, di mantenere una certa
continuitΰ di ambienti aperti, sia sui crinali che alle quote inferiori.
§ Limitazione della diffusione di
specie e di ecotipi alloctoni, effettuando eventuali interventi di inverdimento
con semi di ecotipi locali.
Sparto pungente (Ammophila arenaria ssp. Australis);
Pannocchina dei
lidi (Aeluropus litoralis);
Crucianella
marittima (Crucianella maritima);
Calcetreppola
marittima (Eryngium maritimum);
Euforbia
marittima (Euphorbia paralias);
Euforbia delle
spiagge (Euphorbia peplis);
Erba medica
marina (Medicago marina);
Violacciocca
sinuata (Matthiola sinuata);
Santolina delle
spiagge (Othantus maritimus);
Giglio marino
comune (Pancratium maritimus);
Verga d'oro
litorale (Solidago litoralis);
Bentonica
marittima (Stachys maritima).
Fratino (Charadrius alexandrinus).
§ Tutela assoluta e protezione
dall'erosione costiera delle residue aree dunali (e retrodunali) scarsamente
antropizzate.
§ Mantenimento della morfologia
dunale e delle condizioni ambientali ottimali per la conservazione di specie e
cenosi piω significative per il geosigmeto costiero.
§ Azioni di sensibilizzazione e di
sorveglianza finalizzate a impedire la presenza di cani non tenuti sotto
stretto controllo, durante il periodo di nidificazione (aprile-giugno), almeno
nelle aree con ambienti dunali in buono stato di conservazione.
§ Contenimento della diffusione di
entitΰ alloctone o scarsamente definite sul piano ecologico e corologico.
§ Controllo delle operazioni di
ripulitura delle spiagge, al fine di evitare la riduzione delle risorse
trofiche e la distruzione di nidi, attraverso la posticipazione degli
interventi nelle aree di nidificazione e la non asportazione dei materiali
vegetali..
Anemone (Anemone sp.pl.);
Pigamo (Thalictrum sp.pl.);
Cefalantera (Cephalanthera sp.pl.).
Salamandrina
dagli occhiali (Salamandrina terdigitata);
Rana appenninica
(Rana italica).
Picchio muratore
(Sitta europaea).
Barbastello (Barbastella barbastellus);
Nottola di
Leisler (Nyctalus leisleri);
N. comune (N. noctula);
N. gigante (N. lasiopterus);
Vespertilio di
Bechstein (Myotis bechsteinii);
Topo quercino (Eliomys quercinus);
Moscardino (Muscardinus avellanarius);
Martora (Martes martes);
Gatto selvatico
(Felis silvestris);
Lupo (Canis lupus).
§ Mantenimento della rete
esistente.
§ Rilascio di fasce e nuclei di
bosco maturo in occasione di tagli.
§ Limitazione del taglio del bosco
a percentuali inferiori al 30% in ogni singolo anno.
§ Conservazione delle fasi mature e
senescenti di boschi e boschetti, con salvaguardia di alberi di grosse
dimensioni e marcescenti.
§ Mantenimento e recupero dei
castagneti da frutto.
Erba-perla
azzurra (Buglossoides purpurocoerulea);
Elleboro (Helleborus sp.pl.);
Anemone (Anemone sp.pl.);
Pigamo (Thalictrum sp.pl.);
Cefalantera (Cephalanthera sp.pl.);
Fiordaliso vero (Centaurea cyanus).
Tottavilla (Lullula arborea);
Averla piccola (Lanius collurio);
Averla cenerina
(L. minor);
Averla capirossa
(L. senator);
Ortolano (Emberiza hortulana);
Picchio muratore
(Sitta europaea).
§ Mantenimento della rete esistente
e progressivo incremento nelle zone dove questi elementi sono assenti o rari.
§ Mantenimento e incremento della
complessitΰ strutturale di boschetti e macchie.
§ Conservazione di boschetti e
piante isolate con salvaguardia di alberi di grosse dimensioni e marcescenti.
§ Salvaguardia delle aree nucleo,
caratterizzate da estensioni significative di agroecosistemi ad elevata
complessitΰ ed eterogeneitΰ e forte presenza di boschetti, alberi sparsi,
eccetera.
§ Esclusione delle operazioni di
rimboschimento nelle zone aperte con alberi sparsi individuate come area di
collegamento di questo tipo.
Con
il termine generico di 'pozze' si intendono numerosi tipi di ambienti umidi di
dimensioni ridotte o ridottissime. Si tratta di raccolte d'acqua a cielo
aperto, di origine naturale o artificiale, caratterizzate da acque ferme o
debolmente correnti. Fanno parte della rete le pozze d'abbeveraggio, i piccoli
stagni, gli acquitrini, le vasche, i lavatoi, eccetera. Sono compresi anche
molti altri tipi di corpi idrici di modeste dimensioni, spesso caratterizzati
da allagamento temporaneo, quali bassure, scoline dei campi (per quest'ultime
vedi anche 'rete idraulico-agraria'), eccetera.
Zanichellia (Zanichellia palustris);
Lenticchia
d'acqua maggiore (Spyrodela polyrrhiza);
Ranuncolo (Ranunculus sp. pl. appartenenti al subgenere batrachium);
Giunco (Juncus sp. pl.).
Tritone
crestato (Triturus carnifex), sia in ambienti
naturali o seminaturali (pozze, acquitrini, ecc.) sia in ambienti artificiali
(vasche, abbeveratoi, lavatoi, ecc.);
Rana
agile (Rana dalmatina), sia in ambienti naturali o
seminaturali sia in ambienti artificiali;
Rospo
smeraldino (Bufo viridis), con particolare
riferimento agli ambienti umidi con scarsa vegetazione e caratterizzati da
allagamento temporaneo, di cui la specie θ colonizzatrice (specie pioniera);
Raganella
(Hyla intermedia), con particolare riferimento
agli ambienti dove la vegetazione riparia θ abbondantemente presente (canneti,
tifeti, cariceti, ecc.)
Testuggine
palustre (Emys orbicularis).
§ Per le raccolte d'acqua usate come abbeveratoio,
rispetto della capacitΰ di carico di suolo e pascolo. L'eccessivo calpestio
sulle sponde puς danneggiare gravemente gli habitat; in questi casi θ
consigliabile tenere lontano il bestiame da almeno una sponda.
§ Per le raccolte d'acqua ubicate nei pressi di strade
aperte al pubblico, proibizione (e relativa tabellazione) del lavaggio dei
veicoli, pratica che puς compromettere fortemente le caratteristiche ecologiche
dei siti.
§ Esclusione, nei mesi compresi fra febbraio e
settembre, del completo disseccamento delle raccolte d'acqua e delle brusche
variazioni del livello delle acque causate dall'uomo. In caso di ineludibile
necessitΰ di attingimento, θ consigliabile attingere a valle della raccolta
d'acqua e, comunque, usare accortamente pompe e idrovore, schermandole
opportunamente con griglie, per non aspirare insieme all'acqua gli Anfibi e
tutta la piccola fauna dulcacquicola.
§ Mantenimento, diretto o indiretto, della qualitΰ
delle acque. In particolare va prestata la massima attenzione nelle aree
agricole dove viene fatto uso di prodotti chimici. Ovviamente non si devono
utilizzare in alcun modo le acque di tali raccolte d'acqua per lavare o
risciacquare le macchine agricole o i serbatoi di materiale vario e di prodotti
chimici usati in agricoltura.
§ Controllo periodico della qualitΰ di questi habitat
e dissuasione, mediante tabellazione, recinzione e sorveglianza, di eventuali
azioni di discarica in alveo; per quanto riguarda le recinzioni, ne deve essere
evitato l'interramento e deve essere mantenuta una distanza di 10-12 cm fra
suolo e rete.
§ Intervento periodico per mantenere la presenza della
vegetazione acquatica nello specchio d'acqua (necessaria per la conservazione
di un cospicuo e variegato popolamento faunistico), evitandone la completa
invasione e il progressivo interrimento. Nell'arco dello stesso anno gli
interventi di asporto di vegetazione e sedimenti devono interessarne solo su
una parte (preferibilmente 1/3 dello specchio); le operazioni devono essere
effettuate nei mesi tardo-autunnali (a seconda del clima, anche all'inizio
dell'inverno) quando, nella maggior parte dei casi, gli Anfibi (sia
metamorfosati sia adulti) hanno abbandonato l'ambiente acquatico.
§ Divieto di immissione di fauna ittica (autoctona o
alloctona), per mantenere le biocenosi tipiche di questi habitat, e
allontanamento di anatre domestiche o simili e di altra fauna alloctona.
§ In caso di restauro architettonico di antiche
raccolte d'acqua (vasche, lavatoi, fontane, ecc.), verifica preliminare della
loro importanza per le specie locali e adozione della massima cautela,
scegliendo i periodi e i metodi che possano recare meno danno alle specie
presenti.
Questa
categoria di area di collegamento comprende le zone umide "minori",
che per molte specie vegetali e animali rappresentano aree di collegamento
ecologico fra zone umide di maggiore superficie. Poichι tutte le zone umide,
perς, sono utilizzate come aree di sosta durante le migrazioni dagli uccelli
acquatici, e da molti uccelli terrestri, sono considerate come aree di
collegamento ecologico anche le zone umide maggiori.
Particolare
attenzione va dedicata alle zone umide ubicate in ambito insulare. Nel contesto
regionale, si tratta di ambienti relittuali, di dimensioni limitate o
limitatissime e spesso minacciati per numerose cause, importanti per l'avifauna
migratrice e assolutamente non sostituibili. La loro tutela e corretta gestione
θ pertanto un obiettivo di primaria importanza.
Erba vescica (Utricularia sp. pl.);
Ranuncolo (Ranunculus sp. pl. appartenenti al subgenere batrachium);
Giunco (Juncus sp. pl.).
Luccio (Esox lucius);
Nono (Aphanius fasciatus);
Spinarello (Gasterosteus aculeautus).
Tritone crestato
(Triturus carnifex);
Rospo smeraldino
(Bufo viridis);
Raganella (Hyla intermedia);
Rana agile (Rana dalmatina);
Testuggine palustre
(Emys orbicularis).
Cannareccione (Acrocephalus scirpaceus);
Falco di palude
(Circus aeroginosus);
Tarabuso (Botaurus stellaris).
Chirotteri;
Arvicola di
Fatio (Microtus multiplex) (limitatamente alla
Toscana settentrionale, in aree collinari e montane);
Puzzola (Mustela putorius);
Lontra (Lutra lutra).
§ Divieto di riempimento e/o di
utilizzo come sito di discarica.
§ Nelle aree retrodunali e nei
tratti di pianura dei corsi d'acqua (in particolare in ambito insulare),
mantenimento ed eventuale ampliamento di tutte le zone umide esistenti e
ricostituzione di nuove zone umide, anche di estensione limitatissima.
§ Per le zone umide minori, divieto
di captazione delle acque.
§ In aree bonificate che ne siano
adatte, ricostituzione di zone umide, con estesi canneti
§ Mantenimento di una qualitΰ
chimico-fisica ottimale delle acque.
§ Mantenimento dell'acqua nei
canneti anche nel periodo estivo.
§ Mantenimento della vegetazione
acquatica e ripariale; gli interventi di ripulitura in un anno devono
interessare solo una porzione dello specchio d'acqua (preferibilmente 1/3) e
non devono essere effettuati durante i mesi compresi fra gennaio e agosto, per
non compromettere la riproduzione degli anfibi e degli uccelli.
§ Nei canali, tutela delle
formazioni elofitiche e, nelle zone circostanti, dei prati allagati.
§ Mantenimento e ricostituzione di
un mosaico formato da sufficienti estensioni di diverse tipologie di
vegetazione (boschi umidi, canneti, tifeti e altre formazioni elofitiche, prati
umidi, specchi d'acqua).
§ Divieto di introduzione di specie
esotiche di ittiofauna e di altra fauna.
§ Nelle zone umide in ambito
insulare, istituzione di aree con divieto di caccia.
§ Nelle altre zone umide, idonea
regolamentazione dell'attivitΰ venatoria.
Questo
tipo di area di collegamento ecologico comprende le grotte naturali e le
miniere abbandonate.
Chirotteri.
§ individuazione e protezione delle
cavitΰ ipogee piω importanti, per numero di individui, di specie presenti e per
distribuzione sul territorio.
In
questo tipo di area di collegamento sono compresi sia edifici pubblici che
edifici privati.
Barbagianni
(Tyto alba).
Chirotteri.
§ Individuazione e protezione delle
costruzioni piω importanti, per numero di individui, per numero di specie
presenti e per distribuzione nel territorio.
§ Nel caso di edifici di proprietΰ
pubblica, effettuazione degli interventi di restauro e di manutenzione seguendo
le indicazioni di uno specialista (zoologo).
In questa categoria di area di
collegamento sono comprese le aree
che, per motivi geografici e/o ecologici, sono di particolare importanza per
alcune specie animali e dove gli animali sono particolarmente esposti a rischio
durante il transito.
In genere si tratta di valichi
montani, dove gli uccelli tendono a concentrarsi durante la migrazione, per
evitare di raggiungere quote piω elevate. Tali siti, per le stesse ragioni,
sono interessati anche da concentrazioni di Chirotteri migratori.
Per questa categoria non sembra
necessario individuare specie particolari.
§ Mantenimento di assetti paesistico-vegetazionali
naturali o semi-naturali (evitando, ad esempio, la realizzazione di nuove
urbanizzazioni per il turismo invernale; sono da evitare, in particolar modo la
realizzazione di quelle strutture che notoriamente costituiscono una seria
causa di mortalitΰ per gli uccelli, come gli elettrodotti e i generatori
eolici).
§ Regolamentazione dell'attivitΰ venatoria che,
peraltro, θ vietata nei valichi montani che sono stati riconosciuti di
particolare importanza per la migrazione.
Sono
qui compresi i manufatti che permettono alla fauna il superamento delle
barriere, passando sotto o sopra le infrastrutture che le determinano. Per
quanto riguarda le infrastrutture di comunicazione (strade, autostrade,
ferrovie), queste opere sono costituite da tunnel, sottopassaggi, tratti stradali
rialzati a viadotto, cavalcavia, ponti sospesi, eccetera. Per quanto riguarda i
canali, si tratta di cavalcavia, ponti sospesi, tratti di sponda che, per le
loro caratteristiche (pendenza modesta, presenza di superfici che permettono un
facile appiglio, presenza di vegetazione, ecc.) sono idonei alla risalita degli
animali cadutivi (rampe di risalita).
Tutti
questi manufatti possono essere utili per la mitigazione dell'impatto delle
infrastrutture sulla maggioranza delle specie faunistiche che si muovono a
terra (Anfibi, Rettili, Mammiferi).
Tutte
le specie.
Tutte
le specie di mammiferi, in particolare quelle di dimensioni medie e grandi.
§ previsione di opere per il
superamento delle barriere in tutti i progetti di infrastrutture nuove o
esistenti che interessano aree di collegamento ecologico o che, comunque, si
frappongano tra aree in cui sono presenti popolazioni vulnerabili delle specie
che fungono da indicatore, oppure nelle aree utilizzati per il passaggio o la
migrazione.
Tutte le specie di pesci, in
particolare le lamprede (Petromyzon marinus, Lampetra
fluviatilis, L. planeri), languilla (Anguilla anguilla), la cheppia (Alosa fallax)
e il luccio (Esox lucius).
§ realizzazione progressiva di
opere di risalita fluviale (scale di rimonta) in corrispondenza degli
sbarramenti presenti lungo i maggiori corsi d'acqua (Magra, Serchio, Arno,
Cecina, Ombrone, Albegna e Fiora) e i loro principali affluenti.
AFV:
Azienda faunistico venatoria, ai sensi della legge n. 157/1992.
GIS:
Geographic Information System, sistema informativo
geografico.
IUNC
(o UICN): International Union for the
Conservation of Nature, Unione
Internazionale per la Conservazione della Natura.
pSIC:
sito classificabile di importanza comunitaria (= siti proposti) ai sensi della
direttiva 92/43/CEE "Habitat" (anche se, tecnicamente, i SIC non
fanno parte della rete ecologica europea Natura 2000, di fatto per essi sono
valide tutte le norme di tutela previste).
RENATO:
repertorio naturalistico toscano, banca dati" georeferenziata di tutte le
segnalazioni di specie ed habitat d'interesse conservazionistico, realizzazione
coordinata dal Museo di Storia Naturale dellUniversitΰ di Firenze, per
incarico dellARSIA.
SIC:
sito di importanza comunitaria, ai sensi della direttiva 92/43/CEE Habitat
(anche se, tecnicamente, i SIC non fanno parte della rete ecologica europea
Natura 2000, di fatto per essi sono valide tutte le norme di tutela previste).
SIR:
sito di importanza regionale, ai sensi della legge regionale toscana n.
56/2000, tra i SIR sono compresi i siti che fanno parte (o che sono stati
segnalati per far parte) anche della rete ecologica europea Natura 2000.
SIT:
sistema informativo territoriale, quadro organico delle informazioni
territoriali, comprendente anche il sistema informativo geografico di vari
settori.
ZPS:
zona di protezione speciale, ai sensi della direttiva 79/409/CEE Uccelli,
facente parte della rete ecologica europea Natura 2000.
ZRC:
zona di ripopolamento e cattura, ai sensi della legge n. 157/1992.
ZSC:
zona speciale di conservazione, ai sensi della direttiva 92/43/CEE Habitat,
facente parte della rete ecologica europea Natura 2000.
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Tabella 6 Categoria
A: aree in successione spaziale continua
|
Nome |
Nome scientifico |
Corsi |
Rete |
Aree boscate con
funzioni di collegamento |
Rete delle siepi e dei
filari alberati in zone agricole |
Rete dei muretti a
secco |
Rete delle praterie e
delle radure |
Rete dei corridoi
aperti |
Sistema delle dune |
|
Piante |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Felce tirrenica |
Dryopteris tyrrhena |
|
|
|
|
X |
|
|
|
|
Asplenio |
Asplenium sp. Pl. |
|
|
|
|
X |
|
|
|
|
Anemone |
Anemone sp. Pl. |
|
|
X |
X |
|
|
|
|
|
Elleboro |
Helleborus sp. Pl. |
|
|
X |
X |
|
|
|
|
|
Pigamo |
Thalictrum sp. Pl. |
|
|
X |
X |
|
|
|
|
|
Crucianella marittima |
Crucianella maritima |
|
|
|
|
|
|
|
X |
|
Betonica marittima |
Stachys maritima |
|
|
|
|
|
|
|
X |
|
Belladonna |
Atropa belladonna |
|
|
|
|
|
|
X |
|
|
Borracina |
Sedum sp.pl. |
|
|
|
|
X |
|
|
|
|
Calcetreppola marittima |
Eryngium maritimum |
|
|
|
|
|
|
|
X |
|
Calta palustre |
Caltha palustris |
X |
|
|
|
|
|
|
|
|
Cerfoglio selvatico |
Chaerophyllum hirsutum |
X |
|
|
|
|
|
|
|
|
Cerretta spinulosa |
Serratula cichoracea |
|
|
|
|
|
X |
|
|
|
Crespolina |
Santolina etrusca |
X |
|
|
|
|
|
|
|
|
Erba medica marina |
Medicago marina |
|
|
|
|
|
|
|
X |
|
Erba vescica |
Utricularia sp.pl. |
X |
|
|
|
|
|
|
|
|
Erba-perla azzurra |
Buglossoides purpurocoerulea |
|
|
X |
X |
|
|
|
|
Segue
Segue Tab. 6
|
Nome |
Nome scientifico |
Corsi |
Rete |
Aree boscate con funzioni
di collegamento |
Rete delle siepi e dei
filari alberati in zone agricole |
Rete dei muretti a
secco |
Rete delle praterie e
delle radure |
Rete dei corridoi
aperti |
Sistema delle dune |
|
Euforbia delle spiagge |
Euphorbia peplis |
|
|
|
|
|
|
|
X |
|
Euforbia marittima |
Euphorbia paralias |
|
|
|
|
|
|
|
X |
|
Fiordaliso vero |
Centaurea cyanus |
|
|
|
X |
|
|
|
|
|
Limnantemio |
Nymphoides peltata |
X |
|
|
|
|
|
|
|
|
Linajola |
Linaria cossonii |
|
|
|
|
|
X |
|
|
|
Ontano nero |
Alnus glutinosa |
X |
|
|
|
|
|
|
|
|
Parnassia |
Parnassia palustris |
X |
|
|
|
|
|
|
|
|
Ranuncolo |
Ranunculus sp.pl. appartenenti al subgenere batrachium |
X |
X |
|
|
|
|
|
|
|
Rosa alpina |
Rosa pendulina |
|
|
|
|
|
|
X |
|
|
Santolina delle spiagge |
Othantus maritimus |
|
|
|
|
|
|
|
X |
|
Sassifraga stellata |
Saxifraga stellaris |
X |
|
|
|
|
|
|
|
|
Ventaglina |
Alchemilla sp. pl. |
|
|
|
|
|
|
X |
|
|
Verga doro litorale |
Solidago litoralis |
|
|
|
|
|
|
|
X |
|
Viola con sperone |
Viola gr. calcarata |
|
|
|
|
|
X |
|
|
|
Viola etrusca |
Viola etrusca |
|
|
|
|
|
X |
|
|
|
Violacciocca sinuata |
Matthiola sinuata |
|
|
|
|
|
|
|
X |
|
Brasca poligonifoglia |
Potamogeton polygonifolius |
X |
|
|
|
|
|
|
|
Segue
Segue Tab. 6
|
Nome |
Nome scientifico |
Corsi |
Rete |
Aree boscate con
funzioni di collegamento |
Rete delle siepi e dei
filari alberati in zone agricole |
Rete dei muretti a
secco |
Rete delle praterie e
delle radure |
Rete dei corridoi
aperti |
Sistema delle dune |
|
Carice di Griolet |
Carex griolettii |
X |
|
|
|
|
|
|
|
|
Cefalantera |
Cephalanthera sp.pl. |
|
|
X |
X |
|
|
|
|
|
Giglio marino comune |
Pancratium maritimum |
|
|
|
|
|
|
|
X |
|
Giunchina con una brattea |
Eleocharis uniglumis |
X |
|
|
|
|
|
|
|
|
Giunco |
Juncus sp.pl. |
X |
|
|
|
|
|
|
|
|
Lenticchia dacqua maggiore |
Spyrodela polyrrhiza |
X |
X |
|
|
|
|
|
|
|
Ofride |
Ophrys sp.pl. |
|
|
|
|
|
X |
X |
|
|
Orchide |
Orchis sp. pl. |
|
|
|
|
|
X |
X |
|
|
Orchide palustre |
Orchis palustris |
|
|
|
|
|
X |
X |
|
|
Pannocchina dei lidi |
Aeluropus litoralis |
|
|
|
|
|
|
|
X |
|
Sparto pungente |
Ammophila arenaria ssp. australis |
|
|
|
|
|
|
|
X |
|
Zafferano di Toscana |
Crocus etruscus |
|
|
|
|
|
X |
|
|
|
Zafferano selvatico |
Crocus biflorus |
|
|
|
|
|
X |
|
|
|
Zannichellia |
Zannichellia palustris |
X |
X |
|
|
|
|
|
|
|
Pesci |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Lampreda di mare |
Petromyzon marinus |
X |
|
|
|
|
|
|
|
Segue
Segue Tab. 6
|
Nome |
Nome scientifico |
Corsi |
Rete |
Aree boscate con
funzioni di collegamento |
Rete delle siepi e dei
filari alberati in zone agricole |
Rete dei muretti a
secco |
Rete delle praterie e
delle radure |
Rete dei corridoi
aperti |
Sistema delle dune |
|
Lampreda di fiume |
Lampetra fluviatilis |
X |
|
|
|
|
|
|
|
|
Lampreda di ruscello |
Lampetra planeri |
X |
|
|
|
|
|
|
|
|
Anguilla |
Anguilla anguilla |
X |
|
|
|
|
|
|
|
|
Rovella |
Rutilus rubilio |
X |
X |
|
|
|
|
|
|
|
Cheppia |
Alosa fallax |
X |
|
|
|
|
|
|
|
|
Vairone |
Leuciscus souffia |
X |
|
|
|
|
|
|
|
|
Luccio |
Esox lucius |
X |
X |
|
|
|
|
|
|
|
Nono |
Aphanius fasciatus |
X |
|
|
|
|
|
|
|
|
Spinarello |
Gasterosteus aculeautus |
X |
X |
|
|
|
|
|
|
|
Cagnetta |
Salaria fluviatilis |
X |
|
|
|
|
|
|
|
|
Scazzone |
Cottus gobio |
X |
|
|
|
|
|
|
|
|
Ghiozzo di ruscello |
Padogobius nigricans |
X |
|
|
|
|
|
|
|
|
Anfibi |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Salamandrina dagli occhiali |
Salamandrina terdigitata |
X |
|
|
|
|
|
|
|
|
Tritone crestato |
Triturus carnifex |
|
X |
|
|
|
|
|
|
|
Rana appenninica |
Rana italica |
X |
|
|
|
|
|
|
|
|
Rettili |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Ramarro |
Lacerta bilineata |
X |
|
|
X |
X |
X |
|
|
|
Saettone o Colubro di Esculapio |
Elaphe longissima |
X |
|
|
|
X |
X |
|
|
Segue
Segue Tab. 6
|
Nome |
Nome scientifico |
Corsi |
Rete |
Aree boscate con
funzioni di collegamento |
Rete delle siepi e dei
filari alberati in zone agricole |
Rete dei muretti a
secco |
Rete delle praterie e
delle radure |
Rete dei corridoi
aperti |
Sistema delle dune |
|
Uccelli |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Albanella minore |
Circus pygargus |
|
|
|
|
|
X |
|
|
|
Aquila reale |
Aquila chrysaetos |
|
|
|
|
|
X |
|
|
|
Occhione |
Burhinus oedicnemus |
X |
|
|
|
|
|
|
|
|
Fratino |
Charadrius alexandrinus |
|
|
|
|
|
|
|
X |
|
Tottavilla |
Lullula arborea |
|
|
|
|
|
X |
X |
|
|
Calandro |
Anthus campestris |
|
|
|
|
|
X |
|
|
|
Culbianco |
Oenanthe oenanthe |
|
|
|
|
|
X |
|
|
|
Passero solitario |
Monticola solitarius |
|
|
|
|
X |
X |
|
|
|
Cannareccione |
Acrocephalus scirpaceus |
X |
X |
|
|
|
|
|
|
|
Picchio muratore |
Sitta europaea |
|
|
X |
X |
|
|
|
|
|
Averla piccola |
Lanius collurio |
|
|
|
X |
|
X |
X |
|
|
Averla cenerina |
Lanius minor |
|
|
|
X |
|
|
|
|
|
Averla capirossa |
Lanius senator |
|
|
|
X |
|
X |
X |
|
|
Ortolano |
Emberiza hortulana |
|
|
|
X |
|
X |
|
|
|
Mammiferi |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Toporagno dacqua |
Neomys fodiens |
X |
|
|
|
|
|
|
|
|
Toporagno di Miller |
Neomys anomalus |
X |
|
|
|
|
|
|
|
|
Rinolofo euryale |
Rhinolophus euryale |
X |
X |
|
X |
|
|
|
|
Segue
Segue Tab. 6
|
Nome |
Nome scientifico |
Corsi |
Rete |
Aree boscate con
funzioni di collegamento |
Rete delle siepi e dei
filari alberati in zone agricole |
Rete dei muretti a
secco |
Rete delle praterie e
delle radure |
Rete dei corridoi
aperti |
Sistema delle dune |
|
Rinolofo maggiore |
Rhinolophus ferrumequinum |
X |
X |
|
X |
|
|
|
|
|
Rinolofo minore |
Rhinolophus hipposideros |
X |
X |
|
X |
|
|
|
|
|
Barbastello |
Barbastella barbastellus |
X |
X |
|
X |
|
|
|
|
|
Vespertilio serotino |
Eptesicus serotinus |
X |
X |
|
X |
|
|
|
|
|
Pipistrello di Savi |
Hypsugo savii |
X |
X |
|
X |
|
|
|
|
|
Miniottero |
Miniopterus schreibersii |
X |
X |
|
X |
|
|
|
|
|
Vespertilio di Bechstein |
Myotis bechsteinii |
X |
X |
|
X |
|
|
|
|
|
Vespertilio di Blyth |
Myotis blythii |
X |
X |
|
X |
|
|
|
|
|
Vespertilio di Brandt |
Myotis brandtii |
X |
X |
|
X |
|
|
|
|
|
Vespertilio di Capaccini |
Myotis capaccinii |
X |
X |
|
X |
|
|
|
|
|
Vespertilio di Daubenton |
Myotis daubentonii |
X |
X |
|
X |
|
|
|
|
|
Vespertilio smarginato |
Myotis emarginatus |
X |
X |
|
X |
|
|
|
|
|
Vespertilio maggiore |
Myotis myotis |
X |
X |
|
X |
|
|
|
|
|
Vespertilio mistacino |
Myotis mystacinus |
X |
X |
|
X |
|
|
|
|
Segue
Segue Tab. 6
|
Nome |
Nome scientifico |
Corsi |
Rete |
Aree boscate con
funzioni di collegamento |
Rete delle siepi e dei
filari alberati in zone agricole |
Rete dei muretti a
secco |
Rete delle praterie e
delle radure |
Rete dei corridoi
aperti |
Sistema delle dune |
|
Vespertilio di Natterer |
Myotis nattereri |
X |
X |
|
X |
|
|
|
|
|
Nottola gigante |
Nyctalus lasiopterus |
X |
X |
|
X |
|
|
|
|
|
Nottola di Leisler |
Nyctalus leisleri |
X |
X |
|
X |
|
|
|
|
|
Nottola comune |
Nyctalus noctula |
X |
X |
|
X |
|
|
|
|
|
Pipistrello di Nathusius |
Pipistrellus nathusii |
X |
X |
|
X |
|
|
|
|
|
Pipistrello nano |
Pipistrellus pipistrellus |
X |
X |
|
X |
|
|
|
|
|
Orecchione grigio |
Plecotus auritus |
X |
X |
|
X |
|
|
|
|
|
Orecchione bruno |
Plecotus austriacus |
X |
X |
|
X |
|
|
|
|
|
Molosso di Cestoni |
Tadarida teniotis |
X |
X |
|
X |
|
|
|
|
|
Arvicola di Fatio |
Microtus multiplex |
|
|
|
|
|
X |
|
|
|
Topo quercino |
Eliomys quercinus |
|
|
X |
X |
|
|
|
|
|
Moscardino |
Muscardinus avellanarius |
|
|
X |
X |
|
|
|
|
|
Lupo |
Canis lupus |
|
|
X |
|
|
|
|
|
|
Lontra |
Lutra lutra |
X |
|
|
|
|
|
|
|
|
Martora |
Martes martes |
|
|
X |
|
|
|
|
|
|
Puzzola |
Mustela putorius |
X |
X |
|
|
|
|
|
|
|
Gatto selvatico |
Felis silvestris |
|
|
X |
|
|
|
|
|
Tabella 7 Categoria
B: aree in successione spaziale discontinua
|
Nome |
Nome scientifico |
Rete dei |
Rete dei boschetti,
delle macchie e dei grandi alberi isolati |
Rete delle pozze e
delle altre piccole raccolte dacqua |
Rete delle zone umide |
Rete dei rifugi ipogei |
Rete dei ruderi, degli
edifici abbandonati e degli edifici storici |
|
Piante |
|
|
|
|
|
|
|
|
Anemone |
Anemone sp. pl. |
X |
X |
|
|
|
|
|
Elleboro |
Helleborus sp. pl. |
|
X |
|
|
|
|
|
Pigamo |
Thalictrum sp. pl. |
X |
X |
|
|
|
|
|
Erba vescica |
Utricularia sp.pl. |
|
|
|
X |
|
|
|
Erba-perla azzurra |
Buglossoides purpurocoerulea |
|
X |
|
|
|
|
|
Fiordaliso vero |
Centaurea cyanus |
|
X |
|
|
|
|
|
Ranuncolo |
Ranunculus sp.pl. appartenenti al subgenere batrachium |
|
|
X |
X |
|
|
|
Cefalantera |
Cephalanthera sp.pl. |
X |
X |
|
|
|
|
|
Giunco |
Juncus sp.pl. |
|
|
X |
X |
|
|
|
Lenticchia dacqua maggiore |
Spyrodela polyrrhiza |
|
|
X |
|
|
|
|
Zannichellia |
Zannichellia palustris |
|
|
X |
|
|
|
|
Pesci |
|
|
|
|
|
|
|
|
Luccio |
Esox lucius |
|
|
|
|
|
|
|
Nono |
Aphanius fasciatus |
|
|
|
|
|
|
|
Spinarello |
Gasterosteus aculeautus |
|
|
|
|
|
|
|
Anfibi |
|
|
|
|
|
|
|
|
Salamandrina dagli occhiali |
Salamandrina terdigitata |
X |
|
|
|
|
|
|
Tritone crestato |
Triturus carnifex |
|
|
X |
X |
|
|
|
Rana appenninica |
Rana italica |
X |
|
|
|
|
|
|
Rospo smeraldino |
Bufo viridis |
|
|
X |
X |
|
|
Segue
Segue Tab. 7
|
Nome |
Nome scientifico |
Rete dei |
Rete dei boschetti,
delle macchie e dei grandi alberi isolati |
Rete delle pozze e
delle altre piccole raccolte dacqua |
Rete delle zone umide |
Rete dei rifugi ipogei |
Rete dei ruderi, degli
edifici abbandonati e degli edifici storici |
|
Raganella |
Hyla intermedia |
|
|
X |
X |
|
|
|
Rana agile |
Rana dalmatina |
|
|
X |
X |
|
|
|
Rettili |
|
|
|
|
|
|
|
|
Testuggine palustre |
Emys orbicularis |
|
|
X |
X |
|
|
|
Uccelli |
|
|
|
|
|
|
|
|
Tarabuso |
Botaurus stellaris |
|
|
|
X |
|
|
|
Falco di palude |
Circus aeruginosus |
|
|
|
X |
|
|
|
Barbagianni |
Tyto alba |
|
|
|
|
|
X |
|
Tottavilla |
Lullula arborea |
|
X |
|
|
|
|
|
Cannareccione |
Acrocephalus scirpaceus |
|
|
|
X |
|
|
|
Picchio muratore |
Sitta europaea |
X |
X |
|
|
|
|
|
Averla piccola |
Lanius collurio |
|
X |
|
|
|
|
|
Averla cenerina |
Lanius minor |
|
X |
|
|
|
|
|
Averla capirossa |
Lanius senator |
|
X |
|
|
|
|
|
Ortolano |
Emberiza hortulana |
|
X |
|
|
|
|
|
Mammiferi |
|
|
|
|
|
|
|
|
Rinolofo euryale |
Rhinolophus euryale |
|
|
|
X |
X |
X |
|
Rinolofo maggiore |
Rhinolophus ferrumequinum |
|
|
|
X |
X |
X |
|
Rinolofo minore |
Rhinolophus hipposideros |
|
|
|
X |
X |
X |
|
Barbastello |
Barbastella barbastellus |
X |
|
|
X |
X |
X |
|
Vespertilio serotino |
Eptesicus serotinus |
|
|
|
X |
X |
X |
Segue
Segue Tab. 7
|
Nome |
Nome scientifico |
Rete dei |
Rete dei boschetti,
delle macchie e dei grandi alberi isolati |
Rete delle pozze e
delle altre piccole raccolte dacqua |
Rete delle zone umide |
Rete dei rifugi ipogei |
Rete dei ruderi, degli
edifici abbandonati e degli edifici storici |
|
Pipistrello di Savi |
Hypsugo savii |
|
|
|
X |
X |
X |
|
Miniottero |
Miniopterus schreibersii |
|
|
|
X |
X |
X |
|
Vespertilio di Bechstein |
Myotis bechsteinii |
X |
|
|
X |
X |
X |
|
Vespertilio di Blyth |
Myotis blythii |
|
|
|
X |
X |
X |
|
Vespertilio di Brandt |
Myotis brandtii |
|
|
|
X |
X |
X |
|
Vespertilio di Capaccini |
Myotis capaccinii |
|
|
|
X |
X |
X |
|
Vespertilio di Daubenton |
Myotis daubentonii |
|
|
|
X |
X |
X |
|
Vespertilio smarginato |
Myotis emarginatus |
|
|
|
X |
X |
X |
|
Vespertilio maggiore |
Myotis myotis |
|
|
|
X |
X |
X |
|
Vespertilio mistacino |
Myotis mystacinus |
|
|
|
X |
X |
X |
|
Vespertilio di Natterer |
Myotis nattereri |
|
|
|
X |
X |
X |
|
Nottola gigante |
Nyctalus lasiopterus |
X |
|
|
X |
X |
X |
|
Nottola di Leisler |
Nyctalus leisleri |
X |
|
|
X |
X |
X |
|
Nottola comune |
Nyctalus noctula |
X |
|
|
X |
X |
X |
|
Pipistrello di Nathusius |
Pipistrellus nathusii |
|
|
|
X |
X |
X |
Segue
Segue Tab. 7
|
Nome |
Nome scientifico |
Rete dei |
Rete dei boschetti,
delle macchie e dei grandi alberi isolati |
Rete delle pozze e
delle altre piccole raccolte dacqua |
Rete delle zone umide |
Rete dei rifugi ipogei |
Rete dei ruderi, degli
edifici abbandonati e degli edifici storici |
|
Pipistrello nano |
Pipistrellus pipistrellus |
|
|
|
X |
X |
X |
|
Orecchione grigio |
Plecotus auritus |
|
|
|
X |
X |
X |
|
Orecchione bruno |
Plecotus austriacus |
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Molosso di Cestoni |
Tadarida teniotis |
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Arvicola di Fatio |
Microtus multiplex |
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Topo quercino |
Eliomys quercinus |
X |
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Moscardino |
Muscardinus avellanarius |
X |
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Lupo |
Canis lupus |
X |
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Lontra |
Lutra lutra |
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X |
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Martora |
Martes martes |
X |
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Puzzola |
Mustela putorius |
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X |
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Gatto selvatico |
Felis silvestris |
X |
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