Il Manuale SER per il Restauro Ecologico1

Una Publicazione del Gruppo di lavoro Scienza e Politica2
Aprile 2002 (Prima Edizione)3

La presente traduzione in italiano è stata curata per il Servizio Vigilanza Ambientale Nucleo provinciale di Siena da Novella Ardinghi.

INVIATELE UN GRAZIE  ECOLOGICO

 

Contenuto                                                              pagina

  1.   Visione Generale                                                                                           1

  2.   Definizione di Restauro Ecologico                                                                 2

  3.   Attributi degli Ecosistemi ristabiliti                                                               3

  4.   Spiegazioni dei termini                                                                                 3

  5.   Ecosistemi di riferimento                                                                              6

  6.   Specie esotiche                                                                                            7

  7.   Controllo e Valutazione                                                                                7

  8.   Pianificazione del restauro                                                                            8

  9.   Rapporto fra pratica di restauro ed ecologia di ripristino                              8

10.   Rapporto fra restauro e altre attività                                                           9

11.   Integrazione del restauro ecologico all’interno di programmi più vasti9


 

 


 

1. Questo documento dovrebbe citarsi come: Gruppo di lavoro Scienza e Politica della Società per il Restauro Ecologico (SER) 2002. Il manuale SER per il restauro ecologico. www.ser.org/. Questa citazione puo’ essere abbreviata in testo come: (SER 2002).

 

2. Gli autori principali di questo manuale sono stati André Clewell (Quincy, FLUSA), James Aronson (Montpellier, France) e Keith Winterhalder (Sudbury, ON Canada). Clewell inizialmente ha proposto il manuale e ne ha steso la prima copia. Aronson e Winterhalder, in collaborazione con Clewell, hanno modificato il manuale nella sua forma attuale. Winterhalder, nella sua posizione come presidente del Gruppo di lavoro Scienza e Politica del SER, ha coordinato questo sforzo ed invitato altri membri del gruppo di lavoro a partecipare. Eric Higgs (Victoria, BC Canada) ha realizzato la parte della Visione Generale. Dennis Martinez (Douglas City, CA USA) ha contribuito con una carta di posizione che si e’ tasformata nella base per il testo riguardante gli ecosistemi culturali. Altri membri del gruppo di lavoro hanno fornito critiche e suggerimenti mentre il lavoro progrediva, come Richard Hobbs (Murdoch, WA Australia), James Harris (London, UK), Carolina Murcia (Cali, Colombia), and John Rieger (San Diego, CA USA). Il GLSP riconosce Eric Higgs, Presidente del Consiglio d’amministrazione del SER, per il suo incoraggiamento e per aver portato il Manuale difronte al Consiglio del SER per la relativa approvazione ufficiale come documento di SER il 6 aprile 2002, con voto all'unanimità.

 

3. Questo documento sostituisce le politiche di progetto del SER inizialmente pubblicate in Ecologia di Ripristino 2(2):132-133, 1994, che sono state successivamente inviate sul sito del SER. Questo documento sostituisce anche la politica sulla valutazione di progetto che era stata inviata sul sito del SER. Le politiche ambientali del SER, inizialmente pubblicate in Ecologia di Ripristino 1(3):206-207, 1993, rimangono in effetti.

Parte 1. Visione generale

 

Il restauro ecologico e’ un’attività intenzionale che inizializza o accellera il recupero di un ecosistema rispettando la sua salute, integrità e sostenibilità. Abitualmente, l’ecosistema che richiede restauro e’ stato degradato, danneggiato, trasformato o interamente distrutto come risultato diretto o indiretto di interventi umani. In alcuni casi, questi impatti verso gli ecosistemi sono stati causati o aggravati da agenti naturali quali incendi, inondazioni, tempeste, o eruzioni vulcaniche, a tal punto che l’ecosistema non può recuperare il proprio stato predisturbato o la relativa traiettoria storica di sviluppo.

 

Il restauro tenta di riportare un ecosistema alla relativa traiettoria storica. Le condizioni del passato sono quindi il punto di partenza ideale per la progettazione del restauro. L’ecosistema restaurato non recupererà necessariamente il proprio stato precedente, poiché i vincoli e le circostanze contemporanei possono indurlo a svilupparsi secondo una traiettoria alterata. La traiettoria storica di un ecosistema severamente intaccato puo’ essere difficile o impossibile da determinare con esattezza. Tuttavia, le direzioni generali e le linee di quella traiettoria possono essere stabilite tramite una combinazione di conoscenza della struttura preesistente, della composizione e del funzionamento dell’ecosistema danneggiato, degli studi su ecosistemi intatti paragonabili, delle informazioni sulle condizioni ambientali regionali e dell’analisi di altre informazioni ecologiche, culturali e storiche di riferimento. Queste informazioni combinate permettono che la traiettoria storica o le condizioni di riferimento siano tratti da una linea di dati ecologici di base e da modelli preventivi e la relativa emulazione durante il processo di restauro dovrebbe aiutare a pilotare l’ecosistema verso migliorate condizioni di salute ed integrità.

 

Il restauro impone un impegno del terreno e delle risorse indefinita-mente di lunga durata e una proposta per restaurare un ecosistema


richiede quindi un’accurata riflessione meditata. Decisioni collettive sono più propense ad essere rispettate e messe in atto di quelle assunte unilateralmente. Per questo motivo, e’ nell’interesse di tutti i fiduciari arrivare alla decisione di promuovere il progetto di restauro per consenso unanime. Una volta che la decisione di restaurare è stata presa, il progetto richiede una programmazione attenta e sistematica e un approccio controllato verso il recupero dell’ecosistema. L'esigenza della progettazione aumenta quando l'unità di restauro è un paesaggio complesso di ecosistemi contigui.

 

Gli interventi impiegati nel restauro variano ampiamente da progetto a progetto, secondo l’estensione e la durata dei disturbi trascorsi, le condizioni culturali che hanno modellato il paesaggio e i vincoli e le possibilita’ contemporanei. Nelle circostanze più semplici, il restauro consiste nel rimuovere o modificare un disturbo specifico, quindi permettendo che i processi ecologici determinino un recupero indipendente. Per esempio, rimuovere una diga permette il ritorno ad un regime storico di inondazioni. Nelle circostanze piu’ complesse, il restauro può anche richiedere la reintroduzione intenzionale di specie originarie che sono andate perdute e l'eliminazione o il controllo delle specie esotiche nocive e invasive nella misura praticabile più elevata. Spesso, la degradazione o la trasformazione dell’ecosistema ha fonti multiple e prolungate e le componenti storiche di un ecosistema sono sostanzialmente perdute. A volte la traiettoria inerente lo sviluppo di un ecosistema degradato è ostruita completamente ed il relativo recupero tramite processi naturali sembra essere ritardato indefinitamente. In tutti questi casi, tuttavia, il restauro ecologico mira ad iniziare o facilitare la ripresa di quei processi che restituiranno l'ecosistema alla relativa traiettoria desiderata.

 

Quando la traiettoria voluta è realizzata, l'ecosistema sotto manipolazione può non richiedere più l'assistenza esterna per assicurare la relativa salute ed integrità futura, nel qual caso il restauro può essere considerato completo. Tuttavia, l'ecosistema restaurato richiede spesso una gestione continua per neutralizzare l'invasione della specie opportunista e gli effetti di vari interventi umani, del cambiamento di clima e di altri eventi imprevedibili. A tale riguardo, un ecosistema ristabilito non è differente da un ecosistema intatto dello stesso genere ed entrambi possono richiedere un simile livello di gestione. Anche se il restauro di ecosistema e la gestione del medesimo formano una continuità e spesso impiegano simili forme di intervento, il restauro ecologico punta ad aiutare o iniziare il recupero, mentre la gestione di ecosistema è intesa per garantire da allora in poi il benessere continuato dell'ecosistema ristabilito.

Alcuni ecosistemi, specialmente in paesi in via di sviluppo, sono ancora gestiti da norme culturali tradizionali e sostenibili. In questi ecosistemi culturali esiste reciprocità fra le attività culturali ed i processi ecologici, tale che le azioni  umane rafforzano la salute e la sostenibilita’ dell’ecosistema. Molti ecosistemi culturali hanno subito lo sviluppo demografico e pressioni esterne di vario genere e necessitano quindi di un restauro. Il restauro di tali ecosistemi include normalmente il recupero simultaneo delle pratiche indigene di gestione ecologiche, compreso il sostegno per la sopravvivenza culturale della gente indigena e della loro lingua intesa come biblioteca vivente di conoscenza ecologica tradizionale. Il restauro ecologico consiglia e può effettivamente dipendere da una partecipazione di lunga durata della gente locale. Le condizioni culturali nelle “aree” tradizionali stanno attualmente subendo un cambiamento globale senza precedenti. Per conciliare questo cambiamento, il restauro ecologico può accettare e perfino consigliare nuove pratiche culturalmente adatte e sostenibili che considerano le circostanze e i vincoli contemporanei. A questo proposito, la concentrazione nordamericana nel ristabilimento dei paesaggi ben conservati ha poco o nessun significato in posti come l’Europa in cui i paesaggi culturali sono la norma, o in grandi zone dell'Africa, dell'Asia e dell'America Latina, ove il restauro ecologico è insostenibile a meno che esso manifestamente sostega la base ecologica per la sopravvivenza umana.

 

La cosa che rende il restauro ecologico particolarmente stimolante è che le pratiche culturali ed i processi ecologici possono rafforzarsi reciprocamente. Di conseguenza, non sorprende che l'interesse nel restauro ecologico si stia sviluppando velocemente in tutto il mondo e che, nella maggior parte dei casi, le convinzioni e le pratiche culturali contribuiscono a determinare e modellare cosa deve essere effettuato durante il restauro.

 

La definizione presentata sotto, quella firmata ufficialmente dalla Società per il Restauro Ecologico (SER), è sufficientemente generale da consentire un'ampia varietà di metodi di restauro, mentre attribuisce importanza all'idea storicamente ricca di “recupero”.

 

Parte 2. Definizione di Restauro Ecologico

 

Il restauro ecologico è il processo che determina il recupero di un ecosistema che è stato degradato, danneggiato, o distrutto.


 

 


Parte 3. Attributi degli ecosistemi ristabiliti

 

Questa parte si rivolge alla domanda sul significato di “recupero” nel restauro ecologico. Un ecosistema ha ripreso vigore - ed è ristabilito - quando contiene sufficienti risorse biotiche ed abiotiche per continuare il relativo sviluppo senza ulteriore assistenza o sovvenzione. Si sosterrà strutturalmente e funzionalmente. Dimostrerà capacità di recupero alle sollecitazioni normali di pressione e distrurbo ambientale. Interagirà con gli ecosistemi attigui in termini di flussi biotici ed abiotici ed interazioni culturali.

 

I nove attributi elencati a seguito forniscono una base per determinare quando il restauro è stato compiuto. Non è essenziale la manifestazione completa di tutti questi attributi per dimostrare il restauro. Invece, è soltanto necessario che questi attributi provino che e’ stata seguita una traiettoria adatta di sviluppo di ecosistema verso obiettivi o riferimenti programmati. Alcuni attributi sono misurati facilmente. Altri devono essere valutati indirettamente, includendo la maggior parte delle funzioni di ecosistema, che non possono essere accertate senza sforzi di ricerca che eccedono le possibilità ed i preventivi della maggior parte dei progetti di restauro.

 

1. L'ecosistema ristabilito contiene una raccolta caratteristica delle specie che si presentano nell'ecosistema di riferimento e che forniscono la struttura adatta della Comunità.

 

2. L'ecosistema ristabilito consiste di specie indigene nella misura praticabile più grande. Negli ecosistemi culturali ristabiliti, concessioni possono essere fatte per le specie esotiche domestiche e per le specie ruderali e segetali non-invasive che presumibilmente si sono coevolute con esse. Ruderali sono piante che colonizzano i luoghi disturbati, mentre i segetali si sviluppano tipicamente mescolati con la specie del raccolto.

 

3. Tutti i gruppi funzionali necessari per lo sviluppo continuato e/o la stabilità dell'ecosistema ristabilito sono rappresentati o, se non lo sono, i gruppi mancanti hanno il potenziale per stabilirsi tramite mezzi naturali.

 

4. L'ambiente fisico dell'ecosistema ristabilito è capace di sostenere popolazioni in riproduzione della specie necessaria per la propria continua stabilità o sviluppo lungo la traiettoria voluta.

 

5. L'ecosistema ristabilito funziona apparentemente normalmente per la propria fase ecologica di sviluppo ed i segni di disfunzione sono assenti.

 

6. L'ecosistema ristabilito è integrato adeguatamente in una più grande matrice ecologica o paesaggio, con cui interagisce attraverso flussi biotici e abiotici e scambi.

 

7. Le minacce potenziali contro la salute e l'integrità dell'ecosistema ristabilito da parte del paesaggio circostante sono state eliminate o ridotte quanto possibile.

 

8. L'ecosistema ristabilito è sufficientemente resiliente per resistere ai casi periodici normali di pressione nell'ambiente locale che servono a mantenere l'integrità dell'ecosistema.

 

9. L'ecosistema ristabilito si autosostiene allo stesso grado del relativo ecosistema di riferimento ed ha il potenziale per durare indefinitamente nelle condizioni ambientali esistenti. Tuttavia, gli aspetti della relativa biodiversità, struttura e funzionamento possono cambiare come componente di sviluppo normale di ecosistema e possono oscillare in risposta a pressioni periodiche normali ed eventi di disturbo occasionali di conseguenza più grande. Come in ogni ecosistema intatto, la composizione di specie ed altri attributi di un ecosistema ristabilito possono evolversi mentre le condizioni ambientali cambiano.

 

Altri attributi assumono importanza e dovrebbero essere aggiunti a questa lista se sono identificati come finalita’ del progetto di restauro. Per esempio, uno degli scopi del restauro potrebbe consistere nel fornire merci naturali specificate e servizi a beneficio sociale in un modo sostenibile. A tale riguardo, l'ecosistema ristabilito serve come capitale naturale per la derivazione di queste merci e servizi. Un altro obiettivo potrebbe consistere nel far si che l'ecosistema ristabilito fornisca l’ambiente naturale per la specie rara o ospiti un insieme genetico vario per la specie selezionata. Altri obbiettivi possibili di restauro possono includere la fornitura di amenità estetiche o la sistemazione di attività di conseguenza sociale, come il rinforzo di una Comunità attraverso la partecipazione di individui in un progetto di restauro.

 

Parte 4. Spiegazioni dei termini

 

Vari termini tecnici sono introdotti in questo documento. Alcuni di questi termini possono non essere familiari a lettori non ecologi, mentre altri hanno connotazione multipla a seconda dell’uso. Per ridurre il potenziale dei fraintesi, i termini chiave sono spiegati secondo le modali d’uso del documento stesso.

 

Un ecosistema consiste nella biota (piante, animali, microorganismi) all'interno di una data zona, nell'ambiente che la sostiene e nelle loro interazioni. Popolazioni di specie che costituiscono la biota sono identificate collettivamente come la Comunità biotica. Questa Comunità è frequentemente segregata in base alla condizione tassonomica (per esempio, la Comunità dell'insetto) o alla forma di vita (per esempio, la Comunità dell'albero). Gruppi di organismi possono anche essere riconosciuti dai loro ruoli funzionali nell'ecosistema (per esempio produttori primari, erbivori, carnivori, decompositori, fissatori dell'azoto, impollinatori), nel qual caso sono conosciuti come gruppi funzionali. L'ambiente fisico o abiotico che sostiene la biota di un ecosistema include il terreno o il substrato, il mezzo atmosferico o acquoso, l'idrologia, il tempo ed il clima, il rilievo e la funzione topografici, il regime nutriente ed il regime di salinità. L'ambiente naturale si riferisce alla dimora di un organismo o Comunità che fornisce i requisiti richiesti per i relativi processi di vita.

 

Un ecosistema può essere individuato in unità spaziale di qualsiasi formato, che varia da un microluogo contenente soltanto alcuni individui ad una zona che mostra un certo grado di omogeneità strutturale e tassonomica quali un ecosistema su scala ridotta e “Comunità” basato di terreno umido (wetland) o un ecosistema di più grande scala e “bioma” basato di foreste tropicali. Il restauro ecologico può essere condotto in piu’ varietà di scale, ma in pratica tutti i restauri di ecosistema dovrebbero essere approcciati  con una prospettiva paesaggistica territoriale precisa, per accertare l'idoneità dei flussi, le interazioni e gli scambi con gli ecosistemi attigui. Un paesaggio consiste nel mosaico di due o più ecosistemi che scambiano gli organismi, l'energia, l'acqua e le sostanze nutrienti. Legittimo ed effettivamente importante oggetto di molti restauri ecologici è la reintegrazione di ecosistemi e di paesaggi spezzettati, piuttosto che la focalizzazione su un solo ecosistema singolo.

 

Un paesaggio o un ecosistema naturale è quello che si è sviluppato da processi naturali e che si auto-organizza ed auto-mantiene. Un paesaggio o un ecosistema culturale è quello che si è sviluppato sotto l'influenza comune di processi naturali ed opere umano-imposte. Molti pascoli e savane sono conservati in grande parte dalle attività umane come l'accensione regolata di fuochi di superficie per la caccia, la raccolta o l’allevamento animale. In Europa, molti dei prati specie-ricchi sono ecosistemi culturali che sono sorti dopo la rimozione forestale nell'età del bronzo e sono stati conservati attraverso la falciatura e il pascolo stagionale di bestiame. La riparazione di un prato danneggiato si qualifica come restauro ecologico, anche se l'ecosistema del prato selezionato come paesaggio di riferimento deriva dalle attività umane. In un altro esempio, attualmente una densa foresta conifera occupa grandi zone dell'America del Nord occidentale. Nel diciannovesimo secolo, molta di questa foresta era aperta e come parco, con copertura erbacea abbondante, a causa del frequente uso del fuoco e dell’utilizzazione di specie pianta da parte della gente tribale indigena. Questo terreno boscoso sembrava naturale e la relativa condizione era sostenibile sotto il regime di impiego tribale della terra. Il ritorno di questo ecosistema ad un aperto, terreno boscoso come parco, occupato ed utilizzato nel modo tribale tradizionale, si qualifica come restauro ecologico. Le pratiche culturali sostenibili sono le tradizionali utilizzazioni umane delle terre che tengono costante la biodiversità e il rendimento. In questo contesto, la biota è valutata sia per la relativa importanza per la stabilità dell’ecosistema quanto per il relativo valore a breve termine come prodotti. Forse tutti gli ecosistemi naturali sono culturalmente influenzati almeno in piccola parte e questa realtà  merita riconoscimento nella conduzione del restauro.

 

I termini degradazione, danno, distruzione e trasformazione rappresentano tutti deviazione dallo stato normale o desiderato di un ecosistema intatto. I significati di questi termini coincidono e la loro applicazione non è sempre chiara. La degradazione concerne cambiamenti sottili o graduali che riducono l'integrità e la salute ecologica. Il danno si riferisce a cambiamenti acuti ed evidenti in un ecosistema. Un ecosistema è distrutto quando la degradazione o il danno rimuove tutta la vita macroscopica e frequentemente rovina pure l'ambiente fisico. La trasformazione è la conversione di un ecosistema ad un genere di ecosistema od un tipo di utilizzazione delle terre diverso.

 

Un ecosistema di riferimento può servire da modello per la programmazione del progetto ecologico di restauro e successivamente serve per valutare lo stesso progetto. Nei casi in cui l'oggetto di restauro consiste in due o più generi di ecosistemi, il riferimento può essere denominato paesaggio di riferimento o, se soltanto una parte di un paesaggio locale deve essere ristabilita, unità di paesaggio di riferimento. L'ecosistema, il paesaggio o l'unità designati possono essere semplicemente denominati riferimento. Tipicamente, il riferimento rappresenta un punto di sviluppo avanzato che si trova da qualche parte lungo la traiettoria desiderata del restauro. In altre parole ci si attende che l'ecosistema ristabilito emuli gli attributi del riferimento e che i fini e le strategie di progetto siano sviluppati in vista di quella prospettiva. Il riferimento può consistere in una o parecchie posizioni specificate che contengono ecosistemi modello, una descrizione scritta, o una combinazione di entrambi. Le informazioni raccolte sul riferimento includono sia componenti biotiche che abiotiche. Una discussione più completa sull'ecosistema di riferimento compare nella parte 5.

 

Una traiettoria ecologica è quella che descrive la via di  sviluppo di un ecosistema nel tempo. Nel restauro, la traiettoria inizia con l'ecosistema non restaurato e progredisce verso lo stato desiderato di recupero che è espresso negli obiettivi di un progetto di ripristino ed è raffigurato nell'ecosistema di riferimento. La traiettoria comprende tutti gli attributi ecologici - biotici ed abiotici - di un ecosistema e teoricamente può essere controllata tramite la misurazione sequenziale, in successione coerente, dei parametri ecologici. Nessuna traiettoria prefissata è stretta e specifica. Invece, una traiettoria comprende una vasta seppur limitata scala di espressioni ecologiche potenziali attraverso il tempo, come potrebbe essere descritto matematicamente dalla teoria di caos o essere previsto da vari modelli ecologici. La descrizione completamente empirica di una traiettoria è impedita per due ragioni. In primo luogo, il numero delle caratteristiche di ecosistema che possono essere misurate eccedono di molto quelle che possono ragionevolmente essere controllate e la descrizione di traiettoria nel tempo è necessariamente incompleta.

 In secondo luogo, i dati di controllo si prestano a tracciare la traiettoria per parametri individuali, mentre la loro combinazione in una singola traiettoria rappresentante l'intero ecosistema richiede un’analisi altamente piu’ complessa di un genere non ancora sviluppato. Ciò rappresenta una sfida di ricerca critica per il futuro.

 

La biodiversita’ si riferisce alla biota in termini di diversità tassonomica e genetica, alla varietà di forme di vita presenti e alla struttura della Comunità quindi generata ed ai ruoli ecologici svolti. La biota è organizzata gerarchicamente dal livello del genoma fino ai diversi organismi, specie, popolazioni e Comunità. Due aspetti connessi alla biodiversita’ sono composizione di specie, cioè l'allineamento tassonomico della specie presente e la ricchezza della specie, cioè il numero di differenti specie presenti. L'importanza di un recupero ampio in composizione di specie non può essere esagerata nel restauro. Tutti i gruppispecie funzionali devono essere rappresentati se un ecosistema ristabilito deve conservarsi. La sovrabbondanza di specie, cioè la presenza di specie multiple che svolgono ruoli simili nella dinamica dell’ecosistema, fornisce la sicurezza che la salute del medesimo sia assicurata anche a seguito di pressione, disturbi o altri cambiamenti ambientali.

 

Affinchè un ecosistema sia adattato bene alle condizioni locali e mostri capacità di recupero a seguito di condinzioni ambientali stressanti o in corso d'evoluzione, occorre che le specie-popolazioni che contiene possiedino forma genetica. L'ecosistema contenente popolazioni geneticamente in forma è quello che non è soltanto adattato al regime ambientale corrente, ma possiede una certa “sovrabbondanza genetica”, per mezzo di cui l’insieme genetico contiene una diversità di alleli che possono essere selezionati a seguito di un cambiamento ambientale. Sotto circostanze normali, la rintroduzione di ecotipi locali è sufficiente per conservare la forma genetica. Tuttavia, in luoghi che hanno sofferto un danneggiamento notevole e una conseguente alterazione del loro ambiente fisico, l'introduzione di riserve genetiche varie può essere la strategia preferita, permettendo quindi la ricombinazione e l’eventuale sviluppo di nuovi ecotipi più adattabili.

 

Per struttura della Comunita’ si intende la fisionomia o l'architettura della Comunità riguardo alla densità, alla stratificazione orizzontale ed alla distribuzione delle specie-popolazioni e le misure e le forme di vita degli organismi che contengono quelle Comunità.

 

I processi ecologici o le funzioni di ecosistema costituiscono gli attributi dinamici degli ecosistemi, comprese le interazioni fra gli organismi e le interazioni fra gli organismi ed il loro ambiente. I processi ecologici sono la base per l’automantenimento di un ecosistema. Alcuni ecologi di ripristino limitano l'uso del termine “funzioni di ecosistema” a quegli attributi dinamici che riguardano piu’ direttamente il metabolismo, principalmente l’isolazione e la trasformazione di energia, delle sostanze nutrienti e dell'umidità. Esempi sono la fissazione del carbonio dalla fotosintesi, le interazioni trofiche, la decomposizione e l’interazione nutriente minerale. Quando le funzioni di ecosistema sono definite rigorosamente in questo modo, altri attributi dinamici sono distinti come “processi di ecosistema” quali stabilizzazione del substrato, controllo microclimatico, differenziazione dell'ambiente naturale per la specie specializzata, impollinazione e dispersione del seme. Il funzionamento in più grandi scale territoriali è concepito generalmente in termini più generali, come la conservazione a lungo termine delle sostanze nutrienti e dell'umidità e la sostenibilita’ globale di ecosistema.

 

Le funzioni ed i processi di ecosistema, insieme alla riproduzione e allo sviluppo degli organismi, sono elementi che rendono un ecosistema autorinnovante o autogenico. Obiettivo comune per il ripristino di qualsiasi ecosistema naturale è di recuperare i processi autogenici al punto tale che l'assistenza dei ripristinatori non è più necessaria. A questo proposito, il ruolo centrale di un professionista di ripristino è di dar inizio ai processi autogenici. I professionisti di ripristino suppongono frequentemente che i processi autogenici avranno inizio una volta che la composizione di specie e la struttura adatta sono state ristabilite. Questo non è sempre un presupposto valido, ma è un punto di partenza ragionevole per il ripristino dell’ecosistema.

 

Alcuni processi dinamici sono in origine esterni al sistema, come fuochi, inondazioni, venti offensivi, cambi di salinità dovuti  alle maree e tempeste ricevute, gelate e siccità. Questi processi esterni fanno pressione sulla biota ed a volte sono indicati come fattori di sforzo. La biota di qualsiasi ecosistema deve essere resistente o resiliente agli eventi normali di pressione che si presentano periodicamente nell'ambiente locale. Questi eventi servono a conservare l'integrità di ecosistema, evitando l’imtrusione di altre specie che non sono adattate a quei tipi di sforzo. Per esempio, l'afflusso di acqua salina di marea è essenziale per conservare un ecosistema di palude d'acqua salata e per impedire la relativa conversione ad un ecosistema d'acqua dolce. In ecosistemi culturali, si qualificano come fattori di sforzo le attività umano-mediate come bruciare o far pascolare. I termini disturbo o perturbazione sono a volte usati scambievolmente per “fattori di sforzo” o “eventi di pressione”. Tuttavia, il termine disturbo qui si limita agli impatti sugli ecosistemi che sono più gravi o acuti degli eventi normali di pressione.

 

La resistenza è il termine che indica la capacità di un ecosistema di conservare i relativi attributi strutturali e funzionali in fase di pressione e disturbi. La resilienza è la capacità di un ecosistema di recuperare gli attributi strutturali e funzionali che sono stati danneggiati a seguito di pressione o di disturbo. La stabilità di ecosistema è la sua capacità di conservare la relativa traiettoria data nonostante la pressione; denota l'equilibrio dinamico piuttosto che l’interruzione dello sviluppo. La stabilità è in parte realizzata in base alla capacita’ di resistenza e di resilienza che ha l’ecosistema.

 

I termini integrità e salute di ecosistema sono usati comunemente per descrivere lo stato voluto di un ecosistema ristabilito. Anche se alcuni autori usano scambievolmente i termini, questi hanno significati distinti. L‘integrità di ecosistema è la condizione o lo stato di un ecosistema che mostra la biodiversita’ caratteristica del riferimento, come la composizione della specie e la struttura della Comunità ed è pienamente capace di mantenere il proprio funzionamento normale.

 

La salute di ecosistema è la condizione o lo stato di un ecosistema nel quale i relativi attributi dinamici sono espressi entro scale normali di attività rispetto alla relativa fase ecologica di sviluppo. Un ecosistema ristabilito manifesta salute se funziona normalmente rispetto al relativo ecosistema di riferimento, o ad un insieme appropriato di attributi di ecosistema ristabiliti come quelli che sono elencati sopra nella parte 3. Uno stato di integrità di ecosistema suggerisce, ma non necessariamente conferma, uno stato simultaneo di salute di ecosistema ed un ambiente abiotico adeguato.

 

Parte 5. Ecosistemi di riferimento

 

Un ecosistema di riferimento o un riferimento serve da modello per la pianificazione del progetto di ripristino e poi successivamente per la relativa valutazione. Nella sua forma più semplice, il riferimento è un luogo reale, la relativa descrizione, o entrambe. Il problema con un riferimento semplice è che rappresenta una singola condizione o espressione degli attributi di ecosistema. Il riferimento selezionato potrebbe essere manifestato come una qualsiasi di molte condizioni potenziali che rientrano nella scala di variazione storica di quell'ecosistema. Il riferimento riflette una combinazione particolare di eventi stocastici che sono accaduti durante lo sviluppo di ecosistema.

 

Allo stesso modo, un ecosistema sottoposto al ripristino può svilupparsi in una qualunque di un potenziale largo assortimento di condizioni. Qualsiasi condizione sia  manifestata è accettabile come ripristino, finchè e’ paragonabile a una qualunque delle condizioni potenziali in cui il relativo riferimento potrebbe svilupparsi. Quindi, un riferimento semplice esprime insufficientemente l’insieme delle condizioni potenziali e la scala di variazione storica manifestata dall'ecosistema ristabilito. Di conseguenza, un riferimento è piu’ fondato se utilizza luoghi multipli di riferimento e, se necessario, altre fonti. Questa descrizione composita dà una base più realistica per la pianificazione di ripristino.

 

Le fonti di informazioni che possono essere usate nella descrizione del riferimento includono:

 

descrizioni ecologiche, liste di specie e pianta del luogo di progetto prima del danneggiamento;

 

fotografie aeree e a livello suolo storiche e recenti;

 

residui del luogo da ristabilire, indicando le condizioni fisiche precedenti e biota;

 

descrizioni ecologiche e liste di specie di ecosistemi intatti simili;

 

campioni di erbario e di museo;

 

valutazioni storiche e storie orali di persone familiari con il luogo di progetto prima del danneggiamento;

 

prova paleoecologica, per esempio polline fossile, carbone di legna, storia dell'anello dell'albero, mucchi di letame di roditori.

 

Il valore del riferimento aumenta con la quantità di informazioni che contiene, ma ogni inventario e’ compromesso da limitazioni di tempo e finanziamenti. Come minimo, un inventario ecologico di linea descrive gli attributi salienti dell'ambiente abiotico e aspetti importanti della biodiversità come la composizione di specie e la struttura della Comunità. In più, identifica gli eventi periodici normali di sforzo che mantengono l'integrità di ecosistema. Le descrizioni del riferimento per gli ecosistemi culturali dovrebbero identificare le pratiche culturali che sono critiche nel ristabilimento e successivamente nella gestione di quell'ecosistema.

 

La descrizione di un riferimento è complicata da due fattori che dovrebbero essere riconciliati per assicurare qualità ed utilità. In primo luogo, un luogo di riferimento è selezionato normalmente per la propria manifestazione ben sviluppata di biodiversità, mentre un luogo in corso di restauro esibisce tipicamente una fase ecologica precedente. In tal caso, il riferimento richiede l'interpolazione ad una fase di sviluppo precedente a scopi sia di pianificazione che di valutazione di progetto. L'esigenza di interpretazione diminuisce dove la fase di sviluppo del luogo di progetto di restauro è sufficientemente avanzata per il paragone diretto con il riferimento. In secondo luogo, dove l'obiettivo del restauro è un ecosistema naturale, quasi tutti i riferimenti disponibili avranno sofferto alcuni impatti umano-mediati sfavorevoli che non dovrebbero essere emulati. Di conseguenza, il riferimento può richiedere l'interpretazione a rimuovere queste fonti di artificio. Per questi motivi, la preparazione della descrizione del riferimento richiede esperienza e giudizio ecologico raffinato.

 

Gli obiettivi del progetto di restauro messi per iscritto sono critici per la determinazione dei particolari necessari nella descrizione del riferimento. Per restauri di paesaggi a grande scala, per i quali sono prescritti soltanto obiettivi generali, la descrizione del riferimento può essere ugualmente generale. In tali casi, le fotografie aeree possono rappresentare la fonte più importante di informazione per la preparazione del riferimento. Il restauro ad una scala più fine può richiedere un’informazione di riferimento molto più dettagliata, come i dati che sono raccolti sul posto nei piccoli pezzi di terreno.

 

Parte 6. Specie Esotiche

 

Una specie esotica di pianta o animale è quella che è stata introdotta in una zona dove precedentemente non esisteva tramite attività umane relativamente recenti. Dato che il ripristino ecologico degli ecosistemi naturali tenta di recuperare tanta autenticità storica quanta può essere ragionevolmente conciliata, la riduzione o l'eliminazione della specie esotica nei luoghi di progetto di ripristino è altamente desiderabile. Ciò nonostante, esistono spesso vincoli finanziari e logistici ed è importante essere realistici e pragmatici nell’approccio del controllo di specie esotiche. Nei paesaggi culturali, le specie esotiche sono frequentemente una parte integrante dell'ecosistema, specificamente raccolti e bestiame e anche  ruderali o segetali che presumibilmente si sono coevoluti con le specie domestiche. Tali specie esotiche sono accettabili per il restauro culturale.

 

Negli ecosistemi naturali, le specie esotiche invasive comunemente sostituiscono e competono con la specie originaria. Tuttavia, non tutte le specie esotiche sono nocive. Effettivamente, alcune compiono persino i ruoli ecologici precedentemente svolti dalle specie originarie che sono diventate rare o sono scomparse. In tali casi, l’analisi logica per la loro rimozione può essere inconsistente.  Alcune specie esotiche sono state introdotte secoli fa da agenti umani o non umani e sono state naturalizzate, in modo da rendere discutibile la loro condizione come esotiche. Altre specie sono migrate dentro e fuori dalla regione a seguito delle fluttuazioni climatiche durante l’Olocene e possono a malapena essere considerate esotiche. Anche se tutte le specie esotiche sono rimosse da un luogo di ripristino, la possibilita’ di reinvasione può rimanere alta. Di conseguenza diventa essenziale che sia sviluppata una linea di condotta per ogni specie esotica presente basata su realtà biologiche, economiche e logistiche. Un criterio di precedenza è necessario per il controllo o l’estirpazione di quelle specie che pongono minacce più grandi. Queste includono le specie di pianta invasive che sono particolarmente mobili e pongono una minaccia ecologica al paesaggio ed ai livelli regionali e gli animali che consumano o spostano le specie originarie. Durante la rimozione degli esotici si dovrà tener cura di causare meno disturbo possibile alla specie indigena ed ai terreni.

 

In alcuni casi, le piante non indigene sono usate per uno scopo specifico nel progetto di restauro, per esempio raccolti di copertura, raccolti coltivati o fissatori dell'azoto. A meno che queste non siano specie relativamente di breve durata e non persistenti da sostituire successivamente, la loro rimozione finale dovrebbe essere inclusa nei programmi di restauro.

 

Parte 7. Controllo e Valutazione

 

Un progetto di restauro correttamente pianificato tenta di adempiere i fini chiaramente dichiati che riflettono gli attributi importanti dell'ecosistema di riferimento. I fini sono raggiunti eseguendo obiettivi specifici. I fini sono ideali e gli obiettivi sono misure concrete prese per raggiungere questi fini. Due domande fondamentali dovrebbero essere fatte riguardo alla valutazione di un ecosistema ristabilito. Gli obiettivi sono stati compiuti? I fini sono stati raggiunti? Le risposte ad entrambe le domande hanno validità soltanto se i fini e gli obiettivi sono stati definiti prima dell'esecuzione dei lavori del progetto di restauro.

 

Gli ecosistemi sono complessi e non ci sono mai due ecosistemi intatti identici, almeno non quando questi vengono esaminati con risolutezza. Per questo motivo, nessun ecosistema ristabilito puo’ mai essere identico nel luogo di progetto a nessun singolo riferimento. Il numero di variabili di ecosistema che possono essere usate in una valutazione è troppo grande affinchè tutte possano essere misurate in un periodo ragionevole di tempo. La selezione delle variabili da valutare e di quelle da ignorare richiede il giudizio di valore e il pragmatismo dell'esperto.

 

Gli obiettivi sono valutati in base a standard di prestazione, conosciuti anche come test di verifica di progetto o test di verifica di successo. Questi standard o test di verifica sono generati in gran parte da una comprensione dell'ecosistema di riferimento. Gli standard di prestazione forniscono una base empirica per determinare se gli obiettivi di progetto sono stati raggiunti o meno. Gli obiettivi, gli standard di prestazione ed i protocolli per il controllo e per la valutazione dei dati dovrebbero essere inclusi nei programmi di restauro prima dell'inizio di un progetto. Se l'interpretazione dei dati raccolti durante il controllo indica che gli standard di prestazione sono stati raggiunti, non ci può essere nessun dubbio che gli obiettivi di progetto sono stati realizzati e l'ecosistema ristabilito e’ probabilmente sufficientemente resiliente da richiedere poca o nessuna ulteriore assistenza da parte del professionista di restauro.

 

Si assume come presupposto che gli obiettivi di progetto sono raggiunti quando sono, o presto saranno, realizzati i risultati previsti. La validità di questa presupposizione non è garantita, poiché gli obiettivi e gli standard di prestazione che sono stati designati possono risultare inadeguati e vicissitudini ambientali impreviste possono deviare la traiettoria di restauro. Per questo motivo e poiché trattasi di fini ideali che si oppongono ad una misurazione empirica rigorosa, l’elemento di giudizio professionale e la soggettività sono inevitabili nella valutazione dei fini.

 

Esistono tre strategie per effettuare una valutazione: paragone diretto, analisi di attributo e analisi di traiettoria. Nel paragone diretto, i parametri selezionati sono determinati o misurati nei luoghi di restauro e di riferimento. Se la descrizione di riferimento è completa, possono essere paragonati almeno 20 o 30 parametri che includono aspetti sia della biota che dell'ambiente abiotico. Ciò può condurre ad ambiguità d’interpretazione quando i risultati di alcuni paragoni sono vicini ed altri non lo sono. Si pone la domanda - quanti parametri devono avere valori simili e quanto vicini devono essere i valori affinche’ gli scopi del restauro siano soddisfatti? Il metodo più soddisfacente può essere di selezionare con attenzione una succesione coerente delle caratteristiche che descrivono collettivamente, completamente, seppur brevemente, un ecosistema.

 

Nell'analisi di attributo, gli attributi sono valutati rispetto alla lista fornita nella parte 3. In questa strategia, i dati quantitativi e semiquantitativi previsti dagli inventari di controllo ed altri sono utili nel giudicare il grado in cui ogni fine è stato realizzato.

 

L'analisi di traiettoria è una strategia promettente, ancora in sviluppo, per l'interpretazione di grandi insiemi di dati comparativi. In questa strategia, i dati raccolti periodicamente nel luogo di ripristino sono tracciati per stabilire le tendenze. Tendenze che conducono verso lo stato di riferimento confermano che il restauro sta seguendo la relativa traiettoria progettata.

 

Le valutazioni includono la valutazione di ogni fine e obiettivo dichiarato che concerne rapporti culturali, economici e altri sociali. Per questi, le tecniche della valutazione possono includere quelle delle scienze sociali. La valutazione dei fini socio-economici è importante per i fiduciari ed infine per i politici che decidono se autorizzare e finanziare o meno i progetti di restauro.

 

Parte 8. Pianificazione del restauro

 

I piani per i progetti di restauro includono, come minimo, quanto segue:

 

una spiegazione razionale libera del perchè il restauro è necessario;

 

una descrizione ecologica del luogo designato al  restauro;

 

una dichiarazione dei fini e degli obiettivi del progetto di restauro;

 

un'indicazione e una descrizione del riferimento;

 

una spiegazione di come il restauro proposto integrerà con il paesaggio ed i relativi flussi di organismi e materiali;

 

piani, programmi e preventivi espliciti per le attività di preparazione del luogo, di installazione e di postinstallazione, compreso una strategia per fare le correzioni rapide di metà corso;

 

standard di prestazione ben sviluppati ed esplicitamente dichiati, con protocolli di controllo attraverso i quali il progetto può essere valutato;

 

strategie per la protezione a lunga durata e la conservazione dell'ecosistema ristabilito.

 

Dove fattibile, almeno un tracciato di controllo non trattato dovrebbe essere attribuito al luogo di progetto, per il confronto con l'ecosistema ristabilito.

 

Parte 9. Rapporto fra pratica di restauro ed ecologia di ripristino

 

Il restauro ecologico è la pratica di ristabilimento degli ecosistemi effettuata dai professionisti a luoghi specifici di progetto, mentre l’ecologia di ripristino è la scienza su cui la pratica è basata. L'ecologia di ripristino fornisce idealmente i concetti, i modelli, le metodologie e i mezzi liberi per i professionisti a sostegno della loro pratica. A volte il professionista e l'ecologo di ripristino sono la stessa persona – il legame tra pratica e teoria. Il campo dell'ecologia di ripristino non è limitato al servizio diretto di pratica di restauro. Gli ecologi di ripristino possono avanzare la teoria ecologica usando i luoghi di progetto di restauro come zone sperimentali. Per esempio, le informazioni derivate dai luoghi di progetto potrebbero essere utili a risolvere domande riguardanti le regole di assemblaggio delle Comunità biotiche. Ulteriormente, gli ecosistemi ristabiliti possono servire da riferimento per zone designate alla conservazione della natura.

 

Parte 10. Rapporto fra restauro e altre attività

 

Il restauro ecologico è una delle tante attività che si sforzano ad alterare la biota e le condizioni fisiche di un luogo e frequentemente è confuso con restauro. Queste attività includono il recupero, la riabilitazione, l’attenuazione, l'ingegneria ecologica e vari tipi di gestione delle risorse, comprese fauna selvatica, industrie della pesca e amministrazioni di linea, dell’agroselvicoltura e della selvicoltura. Tutte queste attività possono coincidere con e possono persino qualificarsi come restauro ecologico se soddisfano tutti i criteri espressi nella parte 3 di questo documento. Riguardante altri generi di attività, il restauro richiede generalmente più cure successive di postinstallazione per soddisfare tutti questi criteri.

 

La riabilitazione divide con il restauro un attenzione fondamentale sugli ecosistemi storici o preesistenti come modelli o riferimenti, ma le due attività differiscono nei loro fini e strategie. La riabilitazione mette in evidanza la riparazione dei processi, del rendimento e dei servizi di ecosistema, mentre i fini del restauro includono anche il ristabilimento dell'integrità biotica preesistente in termini di composizione di specie e struttura della Comunità. Ciò nonostante, il restauro, come concepito ampiamente qui, probabilmente racchiude una grande parte del lavoro di progetto che precedentemente era stato identificato come riabilitazione.

 

Il termine bonifica, usato comunemente nel contesto delle terre estratte in America del Nord e nel Regno Unito, ha un'applicazione ancora più vasta della riabilitazione. Gli obiettivi principali di bonifica includono la stabilizzazione del terreno, l'assicurazione di sicurezza pubblica, il miglioramento estetico e solitamente un ritorno della terra a a quello che, all'interno del contesto regionale, è considerato come un fine utile. La rivegetazione, che è normalmente una componente della bonifica dei terreni, può richiedere l'istituzione di soltanto una o poche specie. I progetti di bonifica che sono più ecologicamente basati possono qualificarsi come riabilitazione o persino restauro.

 

L’attenuazione è un'azione che tende a compensare danni ambientali. L’attenuazione è richiesta comunemente negli Stai Uniti d’America come condizione per l'emissione dei permessi per lo sviluppo privato ed per i progetti di lavori pubblici che causano danni ai terreni umidi. Alcuni, ma forse relativamente pochi, progetti di attenuazione soddisfano gli attributi degli ecosistemi ristabiliti elencati nella parte 3 e quindi si qualificano come restauro.

 

Il termine creazione e’ di uso recente, e riguarda specialmente progetti che sono condotti come l’attenuazione su terreni che sono interamente privi di vegetazione. Il termine alterno costruzione viene a volte impiegato. Frequentemente, il processo di svuotamento del luogo induce cambiamenti sufficienti nell'ambiente da richiedere l'installazione di un tipo diverso di ecosistema da quello successo storicamente. La creazione che è condotta come ingegneria sorvegliata o architettura di paesaggio non può qualificarsi come restauro perché il restauro determina lo sviluppo di ecosistema lungo una traiettoria preferenziale e quindi permette che i processi autogenici guidino lo sviluppo successivo con poca o nessuna interferenza umana.

 

L'ingegneria ecologica implica la manipolazione dei materiali naturali, degli organismi viventi e dell'ambiente fisicochimico per realizzare fini umani specifici e per risolvere problemi tecnici. Differisce così da ingegneria civile, che conta sui materiali umano-fatti come acciaio e calcestruzzo. La prevedibilità è una riflessione primaria in tutto il progetto di ingegneria, mentre il restauro riconosce ed accetta lo sviluppo imprevedibile e si rivolge ai fini che giungono oltre il pragmatismo rigoroso e comprendono la biodiversità e l’integrità e la salute di ecosistema. Quando la prevedibilità non è un problema, le opportunita’ di molti progetti ecologici di ingegneria potrebbero travare spazio fino a qualificarsi come restauro.

 

Parte 11. Integrazione del restauro ecologico all’interno di programmi più vasti

 

Il restauro ecologico è a volte soltanto uno di molti elementi in seno ad una più grande iniziativa del settore privato o pubblico, come progetti di sviluppo e programmi per la gestione di spartiacque, la gestione di ecosistema e la conservazione della natura. I responsabili progettuali di queste imprese più grandi dovrebbero essere informati sulle complessità ed i costi coinvolti nella progettazione e nell'implementazione del restauro ecologico. Riduzioni dei costi possono essere realizzate tramite una coordinazione attenta delle attività di restauro con altri aspetti di un grande programma.

 

Per questo motivo, i responsabili di progetto trarranno vantaggio riconoscendo il restauro ecologico come componente integrale di un programma. Se questo viene fatto, il restauratore può contribuire sostanzialmente a tutti gli aspetti del programma che interferiscono sul restauro. Inoltre, il restauratore sarà in grado di accertare che tutto il restauro ecologico sia concepito bene e completamente realizzato. In questo modo, il bene pubblico è portato a termine.


 

 

Il Gruppo di lavoro Scienza e Politica SER, Maggio 2002, è composto da James Aronson (France), Andy Clewell (USA), Wally Covington (USA), Jim Harris (UK), Eric Higgs (Canada), Richard J. Hobbs (Australia), Dennis Martinez (Indigenous Peoples), Marc A. Matsil (USA), Carolina Murcia (Colombia), John Rieger (USA), and Keith Winterhalder (Canada).


 

Ultimo aggiornamento 12/11/02

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