La valutazione di incidenza nel quadro normativo della Toscana
Quella che segue è la mia relazione, alla Giornata di studi su "Siti di
interesse comunitario: la valutazione di incidenza" svoltasi a Venzone
(Udine) il 16 novembre 2002.
"La
valutazione d'incidenza nel quadro normativo della Toscana", in cui
riprendo sinteticamente, aggiornandole, le informazioni trattate nel convegno di
Monte Bondone (Trento) e poi tratto con maggiore dettaglio la valutazione
d'incidenza nel quadro delle norme regionali (legge regionale di
tutela degli habitat, legge regionale per il governo del territorio,
legge regionale sulla valutazione d'impatto ambientale).
Dott.
Roberto Rossi
Dirigente dell'UOC Tutela della diversità ecologica
Regione Toscana - Dip. Politiche territoriali e ambientali
Area Tutela e valorizzazione delle risorse ambientali
Via di Novoli 26 - 50127 Firenze
Tel. 055.438.3699 - Fax 055.438.3898
e-mail: ro.rossi@mail.regione.toscana.it
Nella giornata di studi su "Siti di interesse comunitario: la valutazione di incidenza" svoltasi a Venzone (Udine) il 16 novembre 2002, è stata presentata anche una relazione di Leonardo Lombardi, consulente della Regione Toscana,su "La valutazione d'incidenza di piani e progetti in Toscana: alcuni casi di studio", in cui vengono presentati una valutazione dell'adeguamento di una linea elettrica ad alta tensione, una valutazione preliminare del piano regionale delle attività estrattive per le pietre ornamentali e un piano faunistico provinciale, che viene qui proposta alla fine de "La valutazione d'incidenza nel quadro normativo della Toscana".
La legge regionale toscana 6 aprile del 2000, n. 56 "Norme per la conservazione e la tutela degli habitat naturali e seminaturali, della flora e della fauna selvatiche (…)" attua la Direttiva Habitat e il d.p.r. n. 357/1997, ampliandone il quadro di azioni previste per la conservazione della natura, nei modi seguenti:
1)
la definizione di un elenco di specie e di habitat d'interesse regionale,
più ampio di quello d'interesse comunitario, per i quali è possibile
individuare Siti di Importanza Regionale (SIR. Oltre 153 ulteriori specie, tra
vegetali, invertebrati e vertebrati);
2)
l’applicazione immediata in tutti i SIR di quanto richiesto da
direttiva e d.p.r. per i siti della rete Natura 2000: salvaguardie, valutazione
d'incidenza, misure di conservazione, monitoraggio;
3)
l’ampliamento ai Geotopi di Importanza Regionale dell'insieme di aree e
beni naturali destinati alla conservazione in situ;
4)
il completamento degli interventi di conservazione con l'individuazione
dei Centri per la conservazione e la riproduzione ex situ delle specie
faunistiche e floristiche d'interesse conservazionistico;
5)
l’affidamento alle province delle competenze per l'attuazione della
legge, oltre a varie competenze affidate agli enti gestori di aree protette.
3. La rete ecologica regionale
La rete ecologica regionale che si realizza con la legge è una rete "senza buchi", cioè non è una rete "complementare" alla parte di rete europea presente in Toscana: i SIR che la compongono sono tutti i siti individuati, a suo tempo, nel progetto Bioitaly, compresi i siti della rete Natura 2000 (pSIC e ZPS), oltre che i nuovi siti che si sono aggiunti.
Ciò sottolinea il fatto che la Regione intende considerare e intervenire contestualmente sia nei siti della rete europea Natura 2000 sia nei siti di importanza regionale che non ne fanno parte.
Le norme di attuazione della legge, che sono approvate dalla Giunta Regionale, sono in avanzata fase di redazione. Esse riguardano gli aspetti riportati nelle sezioni seguenti.
Sono definiti, sito per sito, i principali
obiettivi e le principali misure di conservazione necessarie. Nell’allegato 1
è riportata, come esempio, la scheda di un Sito di Importanza Regionale, il
Monte Orsaro, dell’Appennino della Lunigiana (Toscana settentrionale),
parzialmente compreso nel parco di nuova istituzione, Parco Nazionale
dell’Appennino Tosco Emiliano.
La pronta definizione di questi aspetti è utile
per evidenziare il livello "minimo" delle misure di conservazione da
attuare, per chiarire a tutti i soggetti, dei vari settori, quale sia l'oggetto
di conservazione.
Ciò è importante anche per avere un’idea più
chiara di quali siano gli aspetti per cui effettuare la valutazione
d’incidenza e, nel caso, di quali possano essere le misure di mitigazione e
compensazione possibili.
La norma, che andrà in approvazione all'inizio del prossimo anno, naturalmente, è soggetta a futuri aggiornamenti, dovuti alle maggiori conoscenze che si potranno acquisire, alla dinamica dei fenomeni e dei processi presenti sul terreno, e ai successi e insuccessi delle misure di conservazione stesse.
Sono definiti e articolati concetti e criteri per
la valutazione d'incidenza.
Molto sinteticamente, la legge prevede:
§
per tutti
i progetti di cui al d.p.r 357/97, la valutazione d'impatto da parte del
soggetto competente in base alla normativa della VIA;
§
per i
piani, la valutazione contestuale all’approvazione del piano, sulla base di
una relazione d'incidenza, da parte del soggetto competente per l'approvazione
del piano.
La valutazione di incidenza è effettuata prendendo in considerazione tutte le specie e gli habitat che hanno determinato la classificazione del Sito di Importanza Regionale e, cioè, sia quelli di interesse comunitario, che quelli di interesse solo regionale.
Dopo la recente discussione in Conferenza Stato-Regioni, è prossima l’approvazione di un d.p.r. di modifica del d.p.r. 357/97, per il quale è in atto una procedura d'infrazione, proprio per l'insufficiente attuazione delle previsioni della direttiva Habitat in materia di valutazione d'incidenza.
Sulla base delle nuove norme, che estendono ad
altri tipi d'intervento e di attività la necessità di effettuare una
valutazione, saranno adeguate anche quelle previste dalla legge regionale e
saranno definite le norme di attuazione relative alla valutazione d'incidenza.
3.3. Le principali misure di
conservazione dei geotopi di importanza regionale
Sono definiti i criteri per la loro
individuazione e le principali misure di conservazione necessarie, queste ultime
nella prima fase sono articolate per tipologia di geotopo.
Una volta individuato il GIR, le misure di conservazione saranno specificate in modo mirato.
La legge prevede che, analogamente a quanto avviene per i SIR, anche per i GIR sia effettuata una valutazione d’incidenza la quale, naturalmente, sarà riferita ai beni "geologici" che ne hanno determinato l'individuazione.
3.4. I
centri per la conservazione ex situ
Sono definiti i requisiti strutturali e
gestionali che i centri per la conservazione ex situ per la flora (CESFL) e
quelli per la fauna (CESFA) devono soddisfare per essere riconosciuti come tali.
Per quanto riguarda le aree di collegamento ecologico, che sono indispensabili per l’efficiente funzionamento della rete ecologica, la legge prevede che gli indirizzi normativi debbano essere approvati dal Consiglio Regionale, nell'ambito del Piano di Indirizzo Territoriale regionale (PIT).
La prima parte del lavoro impostato, relativa alle “Indicazioni tecniche per l'individuazione e la pianificazione delle aree di collegamento ecologico”, che è stata approvata con Deliberazione di Giunta Regionale n. 1.148 del 21 ottobre 2002, è destinata in particolare alle Province, cui la legge dà la facoltà di individuarle anche in assenza dei citati indirizzi normativi.
Successivamente, sulla base delle indicazioni
tecniche, saranno sviluppati gli aspetti normativi complessivi. Essi non
riguardano solo gli aspetti ricollegabili all'urbanistica, ma riguardano anche
tutti i collegamenti da cercare nell'ambito delle varie normative di settore.
Dal punto di vista dei contenuti, nelle
indicazioni tecniche l'analisi strutturale, che nell'approccio di tipo
urbanistico attualmente prevalente è considerata il punto d'arrivo (i
"corridoi verdi"), rappresenta solo il punto di partenza, dando
particolare enfasi alla fase dell'analisi funzionale. Occorre, infatti, definire
per quali specie siano necessarie le aree di collegamento ecologico, evitare che
esse favoriscano il diffondersi di specie o malattie indesiderate e chiarire
quali caratteristiche esse debbano avere per funzionare veramente.
Oltre agli altri strumenti conoscitivi che fanno
parte del sistema informativo territoriale regionale (SIT), per l’attuazione
della legge è prevista la realizzazione del “Repertorio Naturalistico
Toscano” (RENATO).
Il repertorio è uno strumento articolato di
conoscenza, per il quale sono previsti (e in parte già finanziati,
nell’ambito del Piano Regionale di Tutela Ambientale), tramite l’Agenzia
Regionale per l'Innovazione e lo Sviluppo in Agricoltura (ARSIA):
§ il completamento della "banca dati" georeferenziata di tutte le segnalazioni di specie ed habitat d'interesse conservazionistico (copertura dell'intera regione a dicembre 2002), della quale è prevista la manutenzione e l'estensione delle informazioni;
§
la
progettazione e il primo finanziamento del "monitoraggio habitat",
interrelato con la banca dati; l'impostazione del monitoraggio, infatti, si basa
sulle conoscenze della banca dati, la quale, a sua volta, si arricchisce anche
con i dati provenienti da esso;
§
l'avvio
della redazione sperimentale di una "carta geoecologica" (che descrive
l'ecologia del paesaggio); la prima funzione di questa carta è la
stratificazione e l'interpretazione delle informazioni puntuali della banca dati
di flora e fauna.
Per i piani, in sintesi, la legge prevede una
valutazione contestuale all’approvazione del piano, sulla base di una
relazione d'incidenza, da parte del soggetto competente per l'approvazione del
piano.
In base all’art. 15, comma 2, della l.r. n.
56/2000, infatti, “Gli atti di pianificazione territoriale, urbanistica e di
settore, non direttamente connessi o necessari alla gestione dei siti, per i
quali sia prevista la valutazione o la verifica di compatibilità ambientale ai
sensi della legge regionale 5/1995, e successive modificazioni, qualora siano
suscettibili di produrre effetti su Siti di Importanza Regionale di cui
all’allegato D, o su Geotopi di Importanza Regionale di cui all’art. 11,
devono contenere, ai fini dell’effettuazione della valutazione d’incidenza
di cui all’articolo 5 del D.P.R. 8 settembre 1997, n. 357, apposita relazione
di incidenza. Tale relazione integra gli elaborati previsti dalla legge
regionale 5/1995, ai fini dell’individuazione, nell’ambito della valutazione
degli effetti ambientali o della verifica tecnica di compatibilità, dei
principali effetti che il piano, di cui si tratti, può esercitare sul sito o
sul geotopo interessati, tenuto conto degli obiettivi di conservazione degli
stessi”.
La l.r. n. 5 del 16-1-1995 “Norme per il governo del territorio” (modificata con l.r. n. 23/2001) è la legge che regolamenta la pianificazione territoriale della Toscana.
In base alla legge (art. 8 comma 1) “Le prescrizioni di carattere territoriale degli atti regionali di programmazione settoriale sono preventivamente sottoposte, al fine di assicurare il massimo coordinamento delle politiche territoriali, ad una verifica tecnica di compatibilità relativamente all’uso delle risorse essenziali del territorio, con esplicito riferimento agli effetti sulle risorse naturali”.
Inoltre (art. 32 comma1), “Gli atti di pianificazione territoriale del Comune (…) contengono, anche sulla base del quadro conoscitivo del PTC (…) , la valutazione degli effetti ambientali (…)”, tali valutazioni (comma 3) “ riguardano in particolare i seguenti fattori e le loro interrelazioni: il suolo, l’acqua, l’aria, le condizioni microclimatiche, il patrimonio culturale, la fauna e la flora, gli insediamenti, i fattori socio-economici”.
Per quanto riguarda gli altri atti di pianificazione, in base alla l.r. n. 56/2000, la valutazione d’incidenza è approvata, contestualmente, dai soggetti competenti all’approvazione del piano (art. 15 comma 3): “Gli atti di pianificazione di settore, ivi compresi i piani sovracomunali agricoli, forestali e faunistico venatori, non ricompresi nel comma 2, non direttamente connessi e necessari alla gestione del sito e aventi effetti su Siti di Importanza Regionale di cui all’allegato D o su Geotopi di Importanza Regionale di cui all’art. 11, contengono una relazione d’incidenza tesa a individuare i principali effetti che il piano può avere sul sito interessato, tenuto conto degli obiettivi di conservazione del medesimo, che viene valutata nell’ambito della procedura di approvazione degli atti stessi”.
Per gli altri aspetti della valutazione d’incidenza (integrità del sito, specie e habitat prioritari, incidenza negativa, ecc.), sia per i piani, sia per i progetti, la legge regionale ripercorre quanto stabilito dal d.p.r. n. 357/1997.
La legge, infine, prevede che (comma 7) “Fino all’approvazione della deliberazione prevista (…) [norme di attuazione relative alla valutazione d’incidenza] si applica quanto disposto dall’allegato G del decreto del Presidente della Repubblica 8 settembre 1997, n. 357.
Per i progetti, tutti quelli di cui al d.p.r
357/1997, in sintesi, è prevista la valutazione d'impatto ambientale.
La legge n. 56/2000 prevede infatti che (art. 15
comma 1) “I progetti di cui ai commi 1 e 2 dell’articolo 5 della legge
regionale 3 novembre 1998, n. 79, ricadenti ed
aventi effetti su Siti di Importanza Regionale, sono sottoposti alla
procedura di V.I.A., secondo quanto disposto dal comma 3 dello stesso
articolo”.
In base alla legge richiamata, “Norme per
l’applicazione della valutazione di impatto ambientale”, modificata con l.r.
n. 79/2000, per i Siti di Importanza Comunitaria (SIC) e per le Zone Speciali di
Conservazione (ZSC) tale valutazione è obbligatoria (saltando l'eventuale fase
di verifica) e con soglie dimezzate (se pertinenti), rispetto ai progetti che
non interessano SIR, e viene effettuata da parte del soggetto competente in base
alla stessa legge.
La legge n. 56/2000 estende la valutazione a tutti i Siti di Importanza Regionale, che comprendono i siti citati, i siti classificabili di importanza comunitaria (o "SIC proposti", pSIC) e le Zone di Protezione Speciale (ZPS).
A questi ultimi, oltre a svariate tipologie
progettuali da assoggettare alla fase di verifica (allegato B3), riguardanti
l'agricoltura, le infrastrutture e altro, la legge attribuisce la competenza
(art. 11 comma 1) della fase di valutazione (completa) per “Cave e torbiere
con più di 500.000 m3/a di materiale estratto o di un’area interessata
superiore a 20 ha” (allegato A3).
Sulla base dell’esperienza acquisita e delle,
presumibili, previsioni del nuovo d.p.r., la Regione Toscana integrerà le
previsioni della propria normativa, relativa alla valutazione d’incidenza, ma
non solo).
A tal riguardo è possibile elencare i principali
aspetti, relativi alla valutazione d'incidenza, che dovranno essere presi in
considerazione. Le ipotesi avanzate, al momento, sono proposte tecniche non
ancora verificate con l'assessore competente.
Sembra opportuno estendere la valutazione
d'incidenza a piani e progetti che interessano le aree di collegamento
ecologico.
Altrettanto opportuno sembra che per la
valutazione d'impatto (completa) di progetti che interessano i siti della rete
ecologica e le aree di collegamento, individuate ai sensi della normativa, la
competenza attualmente attribuita ai Comuni sia affidata alle Province o agli
Enti Parco.
Per i progetti sottoposti a verifica di
competenza comunale, sembra opportuno sia richiesto un parere obbligatorio della
Provincia.
Per quanto riguarda i piani, sembra opportuno
specificare nell’articolato che l’atto di approvazione del piano debba fare
specifica menzione della valutazione d’incidenza”.
Per i progetti, invece, sembra utile imporre che
lo studio d’impatto contenga la parte relativa all’incidenza in una sezione
specifica (che, all’occorrenza, possa essere anche enucleata dallo studio
complessivo).
Per i progetti soggetti a procedura di VIA
(completa), che possono avere effetti su un SIR ma non vi ricadono, sembra
opportuno mantenere le (eventuali) soglie dimezzate, come previsto per quelli
che vi ricadono.
Per quelli, invece, che non sono soggetti a tale
procedura completa, sembra opportuno assoggettarli alla procedura di verifica.
Per gli altri interventi, in linea di massima si
pensa di ricalcare, con eventuali modeste modifiche, quanto previsto
nell’allegato G (secondo il nuovo d.p.r.). All’elenco dell’allegato si
pensa, inoltre, di aggiungere la valutazione d’incidenza per “le
manifestazioni sportive con impiego di veicoli”.
Nelle norme di attuazione, infine, oltre a
includere alcuni chiarimenti esemplificativi, si pensano di recuperare,
adeguandoli al contesto toscano, i contenuti del documento tecnico della
Commissione Europea “La gestione dei siti della rete Natura 2000. Guida
all'interpretazione dell'articolo 6 della direttiva 'Habitat' 92/43/CEE",
reperibile sul sito WEB della Direzione Generale Environment http://europa.eu.int/comm/environment/nature/legis.htm.
Dopo l'elencazione delle ipotesi di adeguamento
delle norme, è opportuno soffermarsi sull'aspetto giuridico.
Ritenendo quella di oggi un'occasione di lavoro, desidero concludere interagendo su alcune delle cose dette.
In effetti, nel caso in questione in realtà
s'intende la "messa in sicurezza dal fiume", cosa che può
essere giustificata allorquando insediamenti e manufatti hanno invaso, in modo
ritenuto irreversibile, l'ambito fluviale.
Nell'ambito
della direttiva esiste un habitat di interesse comunitario "Tratti di corsi
d'acqua a dinamica naturale o seminaturale (…)" (cod. Natura 2000 3210) e
nell'elencazione dei siti presenti nel Friuli Venezia Giulia ne ho notati tre
con la denominazione "Greti del …", "Anse del …" e
"Torrente …".
E' evidente che
nei casi elencati uno degli obiettivi di conservazione e, quindi, uno degli
aspetti di riferimento di una valutazione d'incidenza è, differentemente dal
primo caso, veramente la "messa in sicurezza del fiume".
9.2. E' stato affermato con
enfasi, da mr. Neumann, che "La valutazione d'incidenza va al di là
della valutazione d'impatto ambientale".
Non sono
d'accordo. Ritengo che l'obiettivo di una pubblica amministrazione continui a
essere quello di fare effettuare una buona (completa) valutazione d'impatto per
i progetti e una buona valutazione di compatibilità ambientale dei piani (per
chi la prevede) e/o una loro buona valutazione strategica (quando essa sarà
recepita nella normativa).
La valutazione
d'incidenza, infatti, riguarda solo il settore naturalistico, anzi solo una
parte degli aspetti naturalistici, trascurando gli aspetti non biologici e, tra
quelli biologici, le specie e gli habitat che non sono di interesse comunitario
(per la Toscana essa si spinge oltre, ma solo fino alle specie e agli habitat
d'interesse regionale).
Gli altri due
tipi di valutazione, invece, sono complessivi e riguardano gli aspetti
naturalistici, nel loro complesso, gli aspetti fisici e quelli estetici,
sociali, economici e culturali.
Ciò che porta
di nuovo la valutazione d'incidenza è il peso affidato agli aspetti
naturalistici, peso che è pari a quello degli aspetti tecnologici, finanziari e
socioeconomici e che, in alcuni casi, è anche predominante.
9.3. Dal modo di illustrare la
valutazione d'incidenza, si nota una certa tendenza ad affidare ad essa tutta
l'importanza e tutto il peso che, in molti casi, invece, appartiene ad altri
strumenti, che continuano a esistere, che devono essere utilizzati e che,
pertanto, riportano la valutazione d'incidenza a dimensioni meno "invadenti".
Nell'ambito del
comitato tecnico di coordinamento del progetto LIFE-Natura del Ministero
dell'Ambiente e della Tutela del Territorio "Verifica della Rete Natura
2000 in Italia e Modelli
di Gestione", insieme al qui presente dott. Antonino Morabito (responsabile
nazionale per la biodiversità di Legambiente), siamo riusciti a far passare nel
comitato il criterio che non si dovesse proporre un metodo e uno schema teorico
"perfetto" da imporre come tale in qualsiasi situazione.
Infatti sia
nelle "Linee guida per la gestione dei siti natura 2000" (pubblicate
nella G.U. n. 224, parte prima, del 24-9-2002), sia nel manuale di orientamenti
gestionali, il cui testo è in corso di revisione finale, non sono previsti
"mostri teorici" onnicomprensivi, di applicazione obbligatoria, ma è
fornito uno schema logico completo, da adattare di volta in volta alle diverse
situazioni, sia relativamente alla complessità delle risorse naturali e dei
problemi presenti, sia relativamente alla disponibilità di conoscenze, di
risorse umane, di risorse finanziarie e di tempo disponibile per approntare una
risposta operativa.
Almeno nella
prima fase di lavoro, se necessario, è bene concentrarsi sulle cose importanti,
piuttosto che sulla definizione di tutti i minimi dettagli.
9.4. E' stato riportato,
erroneamente, che "la valutazione d'incidenza è uno strumento temporaneo
di salvaguardia, fino all'adozione dei piani di gestione".
La valutazione
d'incidenza è il principale strumento di salvaguardia dei beni naturali
presenti in un sito. Infatti in materia non è possibile coprire adeguatamente
la rete ecologica con salvaguardie "generali" e quindi
"generiche", che non si adattino alle varie e variegate esigenze
presenti nei diversi siti.
Questo
strumento, però, continua a svolgere il suo ruolo anche nella fase a regime,
per verificare le legittime richieste di utilizzazione del territorio e delle
sue risorse, rispetto alla loro sostenibilità, cioè rispetto agli effetti che
esse hanno nei confronti delle
specie e degli habitat per cui è stata costruita la rete ecologica, la quale,
ricordiamo ancora, è nata per garantire la sostenibilità complessiva dello
sviluppo economico nel nostro paese.
Infine, la
redazione di un piano di gestione di un sito non è l'esito obbligatorio per la
conservazione di tutti i siti. La cosa importante, e anche l'obbligo, è
l'adozione delle "misure di conservazione" necessarie per un sito.
Ad esempio, in
Toscana abbiamo almeno un sito descritto come "ecosistema forestale ben
gestito". In questo caso, oltre ai sempre possibili miglioramenti, a
esempio favorendo un'ulteriore apertura di radure o l'adozione di altri
accorgimenti per favorire alcune specie floristiche o faunistiche, l'unica
misura di conservazione necessaria è l'attuazione di un monitoraggio delle
condizioni dell'ecosistema.
ALLEGATO
1
SITO DI IMPORTANZA REGIONALE (SIR)
2 Monte
Orsaro (IT5110002)
CARATTERISTICHE DEL SITO
Estensione
1980
ha
Sito in gran parte compreso nel Parco Nazionale
dell'Appennino Tosco-Emiliano.
Sito in gran parte compreso nella Zona di
Protezione “Crinale Appenninico”.
Versanti alto montani acclivi, con pareti
rocciose silicee, ghiaioni detritici e cenge erbose. Valli montane con boschi
mesofili (faggete, castagneti, cerrete), impluvi con vegetazione ripariale e
prati da sfalcio.
Brughiere culminali (prevalentemente vaccinieti),
praterie primarie e secondarie (brachipodieti, nardeti).
|
|
Cod. Corine |
Cod. Nat.2000 |
All. Dir. 92/43/CEE |
|
Praterie acidofitiche del piano subalpino e
montano a dominanza di Nardus
stricta (Nardion strictae;
Violo-Nardion). |
35,1 |
6230 |
AI* |
|
Pareti rocciose verticali su substrato
siliceo dal piano alpino a quello basale, della Regione Eurosiberiana e
Mediterranea con vegetazione casmofitica (Androsacion vandellii; Asplenio
billotii-Umbilicion rupestris; Asplenion cuneifolii). |
62,2 |
8220 |
AI |
|
Torbiere di transizione e torbiere alte
instabili (Scheuchzeretalia
palustris; Caricetalia fuscae). |
54,5 |
7140 |
AI |
|
Creste dell’Appennino tosco-emiliano con
formazioni erbacee discontinue primarie del piano alpino a dominanza di
erbe perenni (Caricion curvulae). |
36,317 |
|
|
FITOCENOSI
Fitocenosi igrofile dei prati di Logarghena (Lunigiana).
Rare specie dei versanti rocciosi, delle torbiere
e dei prati umidi montani.
SPECIE ANIMALI
Bombina pachypus (ululone,
Anfibi).
Aquila chrysaetos
(aquila reale, Uccelli) – Gli ambienti non boscati del sito costituiscono
potenziali aree di caccia per la specie.
Canis lupus (lupo,
Mammiferi).
Presenza di piccole zone umide con ricchi
popolamenti di anfibi.
Popolamenti di specie ornitiche rare legate agli
ambienti di altitudine e alle praterie secondarie.
Altre emergenze
Ecosistemi fluviali di alto corso con formazioni
ripariali a ontano nero, in ottimo stato di conservazione.
Agroecosistemi
montani tradizionali con attività di pascolo e di sfalcio periodico.
-
Abbandono
delle attività di pascolo nelle praterie sommitali e nei crinali secondari,
riduzione delle attività di gestione dei prati permanenti, con processi di
ricolonizzazione arbustiva (ginestreti, calluneti) in atto.
-
Attività
escursionistiche, di campeggio libero e di fuoristrada nell’area dei Prati di
Logarghena.
-
Presenza
di numerose strade sterrate in corso di sistemazione e strutture edilizie
riattivate come residenze estive.
-
Interrimento
delle torbiere.
-
Raccolte
di specie a vistosa fioritura (in particolare Liliaceae e Amarillidaceae nei
prati di Logarghena).
-
Abbandono dei prati permanenti e delle aree di pascolo, con
ricolonizzazione arbustiva e arborea di ampie zone alto montane.
a)
Tutela/ampliamento del paesaggio agricolo montano dei Prati di Logarghena,
con recupero delle tradizionali attività di pascolo e sfalcio (EE).
b)
Conservazione delle numerose torbiere dei Prati di Logarghena (EE).
c)
Conservazione degli elevati livelli di naturalità della porzione
sommitale del sito (E).
d)
Tutela dei popolamenti di passeriformi nidificanti e delle aree di caccia
di Aquila chrysaetos (E).
e)
Tutela delle stazioni di Primula
apennina e delle altre specie di flora delle pareti rocciose e dei detriti
di falda (M).
f)
Conservazione degli ecosistemi fluviali di alto corso (M).
g)
Conservazione dei nardeti sommitali (M).
h)
Approfondimento delle conoscenze vegetazionali e
floristiche delle torbiere dei Prati di Logarghena (M).
-
Esame
della situazione attuale del pascolo, verifica rispetto agli obiettivi di
conservazione (in particolare rispetto agli obiettivi a), d), g) e
all’eventuale impatto sulle stazioni di specie rare di flora) e adozione delle
opportune misure contrattuali per il raggiungimento di modalità ottimali di
gestione (E).
-
Verifica
dello stato di conservazione delle torbiere (interrimento, inquinamento a opera
di scarichi civili, evoluzione della vegetazione) ed eventuale adozione di
misure normative (E).
-
Esame
dell’impatto causato dal turismo escursionistico (che potrà aumentare con
l’avvio del Parco Nazionale) e adozione delle misure normative o gestionali
eventualmente opportune (B).
-
Verifica
della consistenza ed eventuale ricostituzione di popolazioni di specie predate
da Aquila chrysaetos (Lagomorfi, Galliformi) (B).
Necessità di Piano di Gestione specifico del
sito
Media, relativa alla gestione delle aree aperte
(torbiere, pascoli, prati secondari e primari).
Alla data di redazione delle presenti norme di
attuazione, per la sua recente istituzione, il Parco Nazionale è sprovvisto di
piano e regolamento.
Sarebbe opportuna l’elaborazione di un piano di
gestione comune per tutti i SIR di alto crinale appenninico, articolato per
province, in grado di affrontare il tema della conservazione delle aree aperte
sommitali.
L’originario sito del Monte Orsaro è stato
ampliato a comprendere i Prati di Logarghena e i versanti boscati circostanti.
ALLEGATO
2
ALLEGATO G
|
REGIME LEGALE
DELL'INTERVENTO |
ELABORATI RICHIESTI PER LO STUDIO
FINALIZZATO ALLA VALUTAZIONE DI INCIDENZA |
Autorizzazione edilizia e denuncia inizio attività
(D.I.A.)
|
-
scheda sintetica descrittiva
dell'intervento che certifichi la non interferenza con gli habitat e le
specie per cui è stato designato il sito |
Concessione
edilizia per nuove costruzioni per un massimo di 1500 mc.,
ristrutturazione edilizia art.31 lett.d) legge 457/78,
|
-
scheda sintetica
descrittiva dell'intervento che certifichi la non interferenza con gli
habitat e le specie per cui è stato designato il sito, controfirmata dal
tecnico competente.
|
Concessione
edilizia per nuove costruzioni superiori a 1500 mc., ristrutturazione
urbanistica art.31 lett.e) legge 457/78,
|
-
descrizione dettagliata delle caratteristiche tecniche e fisiche
del progetto, delle attività necessarie alla realizzazione dell’opera e
delle motivazioni che ne rendono necessaria la realizzazione; -
cartografia in scala 1:25.000 riportante l’area interessata
dall’intervento, comprensiva delle aree occupate durante la fase di
costruzione e di esercizio, e l’intera area del Sito di Importanza
Comunitaria (SIC) o Zona di Protezione Speciale (ZPS) oggetto della
valutazione di incidenza ambientale, di eventuali SIC o ZPS limitrofi e/o
viciniori e delle aree protette istituite o in itinere, a livello
nazionale, regionale, provinciale o comunale interessate interamente o
parzialmente dal progetto; -
descrizione qualitativa e cartografia in scala 1:10.000 degli
habitat presenti nel Sito di Importanza Comunitaria (SIC) o Zona di
Protezione Speciale (ZPS) che vengono influenzati direttamente o
indirettamente dalla realizzazione del progetto e una descrizione degli
effetti indotti dalla realizzazione del progetto sul loro stato di
conservazione; -
descrizione quali-quantitativa delle specie faunistiche e
floristiche di importanza comunitaria presenti nel SIC o nella ZPS ed una
cartografia in scala 1.10.000 delle aree biologicamente significative per
la loro presenza nel SIC o nella ZPS che direttamente o indirettamente
sono interessate dalla realizzazione del progetto e una descrizione degli
effetti indotti sul loro stato di conservazione; -
descrizione delle misure progettuali o dei provvedimenti di
carattere gestionale che si ritiene opportuno adottare per contenere
l’impatto sull’ambiente naturale, sia nel corso della fase di
realizzazione che di esercizio, con particolare riferimento alla
conservazione degli habitat e delle specie floristiche e faunistiche di
importanza comunitaria presenti nel SIC o nella ZPS; -
valutazione qualitativa e quantitativa degli impatti indotti dalla
realizzazione dell’intervento; -
descrizione degli interventi tesi a riequilibrare eventuali
scompensi indotti sull’ambiente naturale, con particolare riferimento
agli habitat ed alle specie floristiche e faunistiche di importanza
comunitaria presenti nel SIC o nella ZPS; -
gli interventi ed i finanziamenti a livello locale, nazionale e
comunitario previsti e/o in corso erogati o da erogare per la
realizzazione dell'intervento. |
Autorizzazione e concessione
relative ad usi ed attività
|
-
descrizione qualitativa e cartografia in scala 1:10.000 degli
habitat presenti nel Sito di Importanza Comunitaria (SIC) o Zona di
Protezione Speciale (ZPS) che vengono influenzati dall’attività o
dall’uso da autorizzare e una descrizione degli effetti indotti sul loro stato di conservazione; -
descrizione quali-quantitativa delle specie faunistiche e
floristiche di importanza comunitaria presenti nel SIC o nella ZPS ed una
cartografia in scala 1.10.000 delle aree biologicamente significative per
la loro presenza nel SIC o nella ZPS che direttamente o indirettamente
sono interessate dalla attività o dall’uso e una descrizione degli
effetti indotti sul loro stato di conservazione; -
descrizione degli interventi tesi a riequilibrare eventuali
scompensi indotti sull’ambiente naturale, con particolare riferimento
agli habitat ed alle specie floristiche e faunistiche di importanza
comunitaria presenti nel SIC o nella ZPS; -
gli interventi ed i finanziamenti a livello locale, nazionale e
comunitario previsti e/o in corso erogati o da erogare per l’esercizio
dell’attivita o dell’uso da autorizzare. |
[GUARDIE AMBIENTALI VOLONTARIE - SERVIZIO VIGILANZA AMBIENTALE].
LA
VALUTAZIONE DI INCIDENZA DI PIANI E PROGETTI IN TOSCANA:
ALCUNI CASI DI STUDIO
Leonardo Lombardi, Naturalista NEMO Srl - Firenze
NEMO Nature and Environment
Management Operators S.r.l. – via Giotto, 33 – 50121 Firenze
tel +55 674223 fax +55 676440 - E-mail: nemo.firenze@mclink.it
In seguito all’approvazione di importanti norme a
livello comunitario e nazionale inerenti la tutela della biodiversità
(Direttive 92/43/CEE; 79/409/CEE; DPR 357/97), ma soprattutto come conseguenza
della recente legislazione regionale (L.R.Toscana 56/2000), negli ultimi anni la
Toscana è stata interessata da diverse esperienze di valutazione di incidenza.
Queste nuove procedure hanno riguardato sia la
valutazione di incidenza dello strumento di piano nei diversi settori, sia
quella relativa a progetti. In particolare per quest’ultimi si è trattato
soprattutto di relazioni di incidenza realizzate nell’ambito di procedure di
valutazione di impatto ambientale.
In tale contesto l’ampia casistica di opere soggette a
valutazione di impatto ambientale o a fase di screening (112 opere di competenza non
statale), di cui alla L.R.Toscana 79/98[1], e le verifiche interne ai singoli
SIA (Studio di Impatto Ambientale) relativamente al rapporto con il quadro
vincolistico e pianificatorio, ove è usualmente inserita la verifica della
presenza dei siti in oggetto, ha probabilmente agevolato la presa di coscienza
da parte dei progettisti della necessità della valutazione di incidenza, che di
per sé costituisce una novità non sempre ben conosciuta sia a livello di Enti
pubblici che di professionisti/progettisti. Una presa di coscienza
indispensabile in quanto la L.R.Toscana 79/98 prevede la procedura di VIA per
soglie dimensionali ridotte del 50% sia per opere soggette a VIA obbligatoria
che per quelle soggette a screening nel caso di localizzazione di dette opere
nell’ambito di:
·
Siti di Importanza Comunitaria (SIC) di cui al Progetto Bioitaly.
·
Zone speciali di conservazione (ZSC) di cui al Progetto Bioitaly.
In questo quadro la recente L.R.Toscana 56/2000[2] ha fornito un ulteriore impulso a tale strumento
ampliando la procedura di verifica a quelli che la legge definisce Siti di
Importanza Regionale, quali sommatoria dei diversi SIC, ZPS, SIN e SIR, per un
totale di 155 siti. Oltre ad una integrazione regionale alla lista dei siti la
L.R.56/2000 ha individuato anche ulteriori habitat e specie di interesse
regionale da sottoporre anch’essi ad analisi nell’ambito delle relazioni di
incidenza.
Nell’ambito del territorio toscano sono state realizzate o sono in atto diverse valutazione di incidenza che devono comunque essere considerate come prime esperienze sicuramente da migliorare nel tempo. Alcune delle prime esperienze, come ad esempio la valutazione di incidenza del piano regionale delle pietre ornamentali (di seguito brevemente descritto), sono state realizzate prima dell’approvazione della L.R. 56/2000 ed in un contesto di valutazione ci compatibilità ambientale di cui alla L.R. 5/95 “Norme per il governo del territorio”. Le esperienze realizzate successivamente alla approvazione della L.R. 56/2000 sono state realizzate in attesa della prossima approvazione delle norme tecniche relative all’attuazione della stessa, norme tecniche comprendenti anche i “criteri per l’effettuazione della valutazione di incidenza disciplinata dall’art.15, ivi compresi quelli inerenti la definizione delle eventuali misure compensative previste dal comma 5 dello stesso articolo” (punto c, comma 2, art.12).
Relativamente alla Valutazione di incidenza, e ai suoi rapporti con le procedure di VIA, la L.R. fornisce, all’art.15, le seguenti indicazioni:
Dopo aver ribadito che “I progetti di cui ai commi 1 e 2 dell’articolo 5 della legge regionale 3 novembre 1998, n. 79, ricadenti ed aventi effetti su Siti di Importanza Regionale, sono sottoposti alla procedura di V.I.A., secondo quanto disposto dal comma 3 dello stesso articolo” (comma 1, art.15), i commi successivi definiscono alcuni requisiti delle valutazioni di incidenza:
“Gli atti di pianificazione territoriale, urbanistica e di settore, non direttamente connessi o necessari alla gestione dei siti, per i quali sia prevista la valutazione o la verifica di compatibilità ambientale ai sensi della legge regionale 5/1995, e successive modificazioni, qualora siano suscettibili di produrre effetti su Siti di Importanza Regionale di cui all’allegato D, o su Geotopi di Importanza Regionale di cui all’art. 11, devono contenere, ai fini dell’effettuazione della valutazione d’incidenza di cui all’articolo 5 del D.P.R. 8 settembre 1997, n. 357, apposita relazione di incidenza. Tale relazione integra gli elaborati previsti dalla legge regionale 5/1995, ai fini dell’individuazione, nell’ambito della valutazione degli effetti ambientali o della verifica tecnica di compatibilità, dei principali effetti che il piano, di cui si tratti, può esercitare sul sito o sul geotopo interessati, tenuto conto degli obiettivi di conservazione degli stessi” (comma 2, art.15).
“Gli atti di pianificazione di settore, ivi compresi i piani sovracomunali agricoli, forestali e faunistico venatori, non ricompresi nel comma 2, non direttamente connessi e necessari alla gestione del sito e aventi effetti su Siti di Importanza Regionale di cui all’allegato D o su Geotopi di Importanza Regionale di cui all’art. 11, contengono una relazione d’incidenza tesa a individuare i principali effetti che il piano può avere sul sito interessato, tenuto conto degli obiettivi di conservazione del medesimo, che viene valutata nell’ambito della procedura di approvazione degli atti stessi” (comma 3, art.15).
“L’Amministrazione competente approva gli atti di pianificazione di cui ai commi 2 e 3 quando la relazione di incidenza accerti che la loro attuazione non pregiudichi l’integrità del sito interessato” (comma 4, art.15).
Senza approfondire ulteriormente il quadro normativo
toscano del settore e le conseguenti procedure metodologiche, di seguito vengono
brevemente illustrate alcune esperienze realizzate in Toscana.
Valutazione di incidenza della ricostruzione
di un elettrodotto ad alta tensione
nell’Isola d’Elba (LI)
Nell’ambito
della procedura di valutazione di impatto ambientale, di competenza regionale,
per la realizzazione della nuova rete elettrica a 132 kV dell’Isola d’Elba
(SIA realizzato negli anni 2001-2002) è stata inserita una apposita relazione
di incidenza. Tale valutazione si è resa necessaria per l’interessamento di
un tratto del nuovo anello ad alta tensione, in particolare lungo la linea San Giuseppe-Portoferraio, del Sito di
Importanza Regionale “Cima del Monte – Monte Capannello”.
Complessivamente il sito in oggetto è risultato
interessato dalle seguenti opere:
Ø
dismissione e demolizione dell’attuale linea aerea a 132 kV “San
Giuseppe – Portoferraio”, con l’eliminazione di 1.6 km di linea, 9
sostegni tipo tubolare e relative fondazioni;
Ø
realizzazione della nuova linea a 132 kV “San Giuseppe – Portoferraio”
con nuovi 1.7 km di linee, 6 sostegni tipo traliccio (1 traliccio tipo delta, 5
traliccio a base stretta).
L’inserimento della valutazione di incidenza
nell’ambito di una procedura di VIA ha permesso di disporre delle analisi
realizzate per la descrizione del quadro ambientale e socio-economico
dell’area vasta oggetto di studio. Tali analisi sono state utilizzate a
livello di valutazione di incidenza con approfondimenti relativi agli ulteriori
obiettivi di questa valutazione.
Complessivamente il quadro delle analisi è stato così
organizzato:
INQUADRAMENTO AMBIENTALE E SOCIO-ECONOMICO DELL’AREA VASTA
ASPETTI FISICI, BIOLOGICI E DI USO DEL SUOLO
Inquadramento geografico e climatico
Suolo e sottosuolo, ambiente idrico
Uso del suolo ed utilizzazione agricola
Vegetazione e flora
Ecosistemi e fauna
PAESAGGIO E PATRIMONIO STORICO-CULTURALE
EMERGENZE NATURALISTICHE E STORICO-CULTURALI
ASPETTI SOCIO-ECONOMICI
BIBLIOGRAFIA
RELAZIONE DI INCIDENZA SUL SITO CIMA DEL MONTE – MONTE CAPANNELLO
QUADRO DI RIFERIMENTO NORMATIVO
DESCRIZIONE DEGLI INTERVENTI PREVISTI NEL SITO
VALUTAZIONE DI INCIDENZA SUL SITO
Incidenza su habitat
Incidenza su specie di flora
Incidenza su specie di fauna
CONCLUSIONI
CARTOGRAFIE
TEMATICHE:
Situazione
attuale della rete elettrica dell’Isola d’Elba
scala 1:50.000
Situazione
finale rete elettrica dell’Isola d’Elba
scala 1:50.000
Corografia
con linee da realizzare e da demolire
scala 1:15.000
Carta
idrogeologica
scala 1:25.000
Carta della
pericolosità geomorfologica
scala 1:25.000
Carta
dell’uso del suolo e della vegetazione
scala 1:25.000
Carta del
paesaggio
scala 1:40.000
Carta delle
emergenze naturalistiche e storiche
scala 1:25.000
Il quadro delle analisi contenute nel SIA è stato quindi
approfondito nella relazione di incidenza evidenziando le caratteristiche
generali del SIR, gli habitat e le specie di importanza regionale presenti e
descrivendo nel particolare le opere previste nell’ambito del sito.
Alle valutazioni relative agli impatti dell’opera sulle
componenti fauna, flora, vegetazione e paesaggio realizzate nell’ambito del
SIA si sono quindi aggiunte le valutazioni sull’incidenza delle opere sulle
specie, gli habitat e sull’integrità del sito stesso.
Analizzata e successivamente scartata ogni altra ipotesi
di tracciato in aggiramento del SIR per i rilevanti impatti ambientali,
paesistici e vincolistici, il SIA e l’approfondimento relativo alla procedura
di incidenza hanno evidenziato la possibilità di attraversare detto SIR
riutilizzando in gran parte il tracciato esistente relativo ad una vecchia linea
da demolire.
Per la valutazione dell’eventuale incidenza delle opere
in oggetto sugli habitat presenti nel SIR sono state analizzate le diverse
azioni previste nell’ambito del SIR:
1.
Realizzazione di una nuova linea riutilizzando il tracciato di quella
preesistente.
2.
Realizzazione di una nuova linea con nuova occupazione di suolo;
3.
Demolizione della linea esistente non riutilizzata dalla linea nuova;
Relativamente al punto 3) sono state prevista le seguenti attività:
a) Riapertura/apertura strade di accesso ai sostegni.
b) Recupero dei conduttori.
c) Smontaggio dei tralicci.
d) Demolizione dei plinti di fondazione.
e) Asportazione dei materiali.
f) Sistemazioni ambientali.
L’analisi della compatibilità del progetto sulle specie e gli habitat
del SIR è stata effettuata tramite la consultazione della scheda descrittiva
del sito, contenuta nell’archivio Bioitaly; è stata inoltre consultata la
letteratura esistente, riguardante l’area in esame e le zone limitrofe. Si è
provveduto ad effettuare un’indagine diretta sul campo, volta a verificare
puntualmente le tipologie di habitat attraversate dall’elettrodotto, in
relazione alla localizzazione e alle caratteristiche del SIR.
Nel corso dei sopralluoghi, è stato anche raccolto un ampio repertorio fotografico, relativo alle tipologie vegetazionali dell’area attraversata dall’elettrodotto e agli immediati dintorni.
L’incidenza è stata verificata rispetto alle fasi di costruzione,
esercizio e dismissione dell’opera anche relativamente alla loro reversibilità-irreversibilità.
La relazione ha permesso di valutare i possibili impatti sugli habitat e sulle specie di cui alle Dir. 92/43/CEE e 79/409/CEE e loro succ. modifiche, e di cui alla L.R. 56/2000 per la cui tutela il sito è stato individuato, tenuto conto degli obiettivi di conservazione dei medesimi.
Come esempio di integrazione dei
dati naturalistici di cui ai riferimenti normativi comunitari e nazionali (in
particolare All.II della Direttiva 92/43/CEE) con i riferimenti regionali (All.
A3, C della L.R. 56/2000) si illustra la tabella relativa alle specie di
interesse regionale presenti nel SIR:
|
|
Direttiva
92/43/CEE |
L.R.
Toscana 56/2000 |
|
|
|
Nome
specifico |
All.II |
All.
A3 |
All. C |
Abb. |
|
Urtica atrovirens |
|
· |
|
P |
|
Centaurea aethaliae |
|
· |
· |
P |
|
Silene thyrrhenia |
|
· |
|
P |
|
Linaria capraria |
|
· |
|
P |
|
Biscutella pichiana ssp ilvensis |
|
· |
|
P |
|
Genista
desoleana |
|
· |
|
C |
|
Crocus etruscus |
|
· |
· |
P |
Abb. = abbondanza della specie (C=Comune; R=Rara;
V=molto rara; P=Presente).
I nuovi riferimenti regionali hanno consentito di realizzare valutazioni di incidenza maggiormente approfondite sia relativamente alle specie che agli habitat. Ciò risulta particolarmente vero per l’incidenza sulle specie di flora i cui riferimenti all’allegato II della Direttiva 92/43/CEE risultano assai scarsi per il territorio toscano.
Sono state inoltre individuate le eventuali misure previste per rendere compatibili le soluzioni che il piano assume, comprese le mitigazioni e/o compensazioni.
Relativamente all’incidenza sulle specie di avifauna si
è ritenuto di mitigare gli effetti dell’opera mediante la realizzazione di un
sostegno più basso del precedente sul crinale, mediante il riutilizzo di un
tracciato esistente e mediante la collocazione di spirali colorate sulle funi di
guardia in alcuni tratti potenzialmente più sensibili.
Interventi di compensazione sono costituiti dalla
eliminazione della linea esistente con particolare riferimento al tratto,
sviluppato su prati e garighe, presso il Volterraio, che verrà sostituito da
una linea in attraversamento di habitat di minore valore avifaunistico.
I fotoinserimenti hanno infine evidenziato la situazione
ante operam, gli interventi previsti e la situazione post operam, per la linea
in attraversamento del Sito di Importanza Regionale in oggetto.
Valutazione di incidenza della proposta di
Piano regionale delle pietre ornamentali
Il settore estrattivo è organizzato in Toscana
sulla base di un Piano Regionale delle Attività Estrattive (PRAE) già previsto
dalla L.R. 36/80[3] e successive modifiche. Tale Piano
è stato approvato con Del.C.R. 7.3.1995, n.200 “Piano regionale delle attività estrattive” a cui hanno fatto
seguito le relative istruzioni tecniche per la redazione delle varianti agli
strumenti urbanistici generali comunali di adeguamento[4]. Con L.R.78/98[5] è stato riorganizzato il settore
estrattivo attribuendo nuove competenze alla Regione Toscana relativamente alle
miniere.
Dopo l’approvazione del piano
cave relativo al settore degli inerti la Regione Toscana ha iniziato la procedura di analisi e
proposta finalizzata alla redazione del piano cave del settore pietre ornamentali. Si tratta di un
settore molto sviluppato in Toscana e riconducibile a numerosi materiali di
pregio, dal marmo apuano alla pietra serena dell’Appennino, dai graniti
dell’Isola d’Elba ai pregiati marmi gialli della Montagnola Senese.
Nel 1999 tale proposta di piano è stata sottoposta ad
una valutazione di incidenza per verificarne i rapporti rispetto alla rete di
siti di importanza comunitaria. In realtà tale analisi è stata ricondotto
nell’ambito della procedura di valutazione di compatibilità ambientale di cui
alla L.R.5/95.
L’analisi comparata dei due
strumenti ha portato ad individuare 15 aree per pietre ornamentali, previste in
gran parte come ampliamenti di bacini esistenti, interne al sistema di SIC
costituito da: “Monte Pisano”,
“Monte Capanne e promontorio dell’Enfola”, “Parco dell’Orecchiella –
Pania di Corfino - Lamarossa”, “Montagnola Senese”, “Poggio Ripaghera
– Santa Brigida”, “Monte Labbro e alta valle dell’Albegna”, “Pascoli
montani e cespuglieti del Pratomagno”, “Monte Sagro”, “Valle del Serra e
Monte Altissimo”.
Per ogni area è stata
realizzata è stata quindi realizzata una relazione di incidenza comprendente:
Ø
Localizzazione e le
caratteristiche del sito estrattivo.
Ø
Descrizione del paesaggio
vegetale.
Ø
Presenza di habitat e specie
di flora di cui alla Direttiva 92/43CEE ed incidenza delle attività di cava
previste.
Ø
Presenza di specie
faunistiche di cui alla Direttiva 92/43/CEE e 79/409/CEE ed incidenza delle
attività di cava previste.
Ø
Individuazione livelli di
sensibilità ambientale.
Ø
Approfondimenti necessari in
fase di Valutazione di Incidenza dei progetti di coltivazione
Ø
Considerazioni conclusive:
conferma dell’area estrattiva o proposta di esclusione, individuazione misure
di mitigazione e monitoraggio.
Ø
Documentazione fotografica.
Ø
Bibliografia.
La presente valutazione di
incidenza, essendo stata realizzata prima dell’approvazione della L.R.Toscana
56/2000, non ha quindi preso in considerazione gli ulteriori habitat e specie di
importanza regionale ma ha utilizzato i riferimenti comunitari e nazionali.
Tale analisi ha consentito di
valutare l’incidenza di ogni nuova previsione estrattiva rispetto agli
habitat, alle specie e all’integrità dei diversi siti, cercando di perseguire
la massima compatibilità, cioè l’assenza di incidenze negative, mediante
proposte di:
Ø
riduzione areale dei bacini estrattivi per escludere habitat o
stazioni di specie di interesse;
Ø
eliminazione dei bacini estrattivi con alta incidenza;
Ø
conferma integrale dei bacini estrattivi privi di incidenza.
Ad oggi il piano pietre
ornamentali risulta ancora non approvato ed è quindi ipotizzabile una sua
ulteriore verifica rispetto ai nuovi contenuti della L.R.Toscana 56/2000.
Valutazione
di incidenza del Piano faunistico venatorio 2000 – 2005
della Provincia di Prato
In considerazione della
presenza di alcuni Siti di Importanza Comunitaria, nel 2001 il Piano
faunistico-venatorio della Provincia di Prato 2000-2005, strumento previsto
dalla L.R. 3/94[6], è stato sottoposto alla procedura
di valutazione di incidenza.
Nell’area interessata
dal Piano faunistico-venatorio provinciale risultano presenti i Siti di
Importanza Comunitaria proposti (pSIC):
“La Calvana” (Codice
IT5140007);
“Monte Ferrato e M. Iavello”
(Codice IT5140006).
La relazione di incidenza,
allegata allo stesso piano, ha evidenziato e valutato le relazioni esistenti tra
i contenuti del piano stesso e la presenza di habitat e di specie di interesse,
con particolare riferimento ai diversi istituti faunistico-venatori previsti (ad
esempio aziende faunistico-venatorie, aziende agri-turistico venatorie, centri
di riproduzione della fauna selvatica, oasi faunistiche, aree per
l’allenamento, l’addestramento e le gare dei cani, ecc.) e ai programmati
interventi di miglioramento ambientale.
Di seguito si riassume
l’organizzazione della relazione di incidenza:
-Aspetti naturalistici generali dei pSIC La Calvana e Monteferrato e M.
Iavello.
-Incidenza sulle componenti ambientali dei pSIC.
pSIC “La Calvana”.
Rapporti con gli Istituti
faunistici previsti dal Piano provinciale.
L’incidenza sulle emergenze
vegetazionali.
L’incidenza sulle emergenze
floristiche.
L’incidenza sulle emergenze
faunistiche.
pSIC “ Monteferrato e M. Iavello ”.
Rapporti con gli Istituti
faunistici previsti dal Piano provinciale.
L’incidenza sulle emergenze
vegetazionali.
L’incidenza sulle emergenze
floristiche.
L’incidenza sulle emergenze
faunistiche.
-Considerazioni conclusive.
Le verifiche
relative all’incidenza dei contenuti del piano sugli habitat, sulle specie e
sull’integrità dei siti stessi sono inoltre state affiancate da ulteriori
indicazioni relative alla progettazione degli interventi di miglioramento
ambientale (ad esempio evitando di prevedere opere di rimboschimento sui
formazioni serpentinicole, negli arbusteti a Ulex europaeus e nei prati-pascoli), alla individuazioni di
periodi ottimali per la realizzazione degli interventi previsti (ad esempio
evitando disturbo alle emergenze avifaunistiche nidificanti nel periodo
primaverile-estivo), alla realizzazione del monitoraggio del fenomeno migratorio
post-riproduttivo (autunnale) lungo la dorsale della Calvana, alla valutazione
di un’eventuale istituzione di una zona di protezione lungo le rotte
migratorie, allo sviluppo di forme di informazione e di sensibilizzazione (ad
esempio per evitare il passaggio di mezzi fuoristrada su habitat di interesse).
Considerazioni conclusive
Nell’ambito
della valutazione di incidenza di progetti/piani la relazione deve possedere gli
elementi necessari ad individuare e valutare i possibili impatti sugli habitat e
sulle specie di cui alle Dir. 92/43/CEE e 79/409/CEE e loro succ. modifiche, e
di cui alla L.R. 56/2000 (nel caso delle procedure realizzate in Toscana) per la
cui tutela il sito è stato individuato, tenuto conto degli obiettivi di
conservazione dei medesimi. Inoltre deve indicare le misure previste per rendere
compatibili le soluzioni che il progetto/piano assume, comprese le mitigazioni
e/o compensazioni.
Relativamente
alla descrizione dell’opera da realizzare si deve far riferimento a:
·
Tipologia, dimensioni e caratteristiche dell’opera (a livello almeno di
progetto definitivo), tempi e modalità di attuazione del progetto (fasi di
costruzione – esercizio ed eventuale dismissione);
·
Complementarietà con altri progetti;
·
Prevista utilizzazione delle risorse naturali.
L'analisi
degli impatti, pur essendo finalizzata ad una valutazione degli effetti su
specie ed habitat che hanno portato alla costituzione del SIR, deve fare
riferimento al sistema ambientale nel suo complesso, considerando:
-
componenti abiotiche;
-
componenti biotiche;
-
connessioni ecologiche.
Le
interferenze debbono tener conto della qualità, della capacità di
rigenerazione delle risorse naturali della zona e della capacità di carico
dell'ambiente naturale.
In tale
contesto devono essere individuate le azioni ed i fattori di impatto reali e
potenziali, gli interventi di trasformazione previsti e le relative ricadute in
riferimento agli habitat e alle specie per i quali i siti sono stati designati e
alla integrità del sito stesso. Tale analisi deve individuare gli impatti
significativi e per questi ne deve essere fornita una caratterizzazione relativa
a segno, intensità, dimensione temporale e possibilità di mitigazione e
compensazione.
A fronte degli
impatti quantificati devono essere illustrate le misure mitigative che si
intendono applicare e le modalità di attuazione (es. tempi di realizzazione,
tipo di strumenti ed interventi da realizzare, aree interessate, verifiche di
efficienza ecc.).
Analogamente,
devono essere indicate le eventuali compensazioni previste, ove applicabili a
fronte di impatti prodotti, anche di tipo temporaneo. Le compensazioni, perché
possano essere valutate efficaci, devono di norma essere in atto al momento in
cui il danno dovuto al piano-progetto è effettivo, tranne se si possa
dimostrare che questa simultaneità non è necessaria per garantire il
contributo del sito alla rete natura 2000. Inoltre dovranno essere
funzionalmente ed ecologicamente equivalenti alla situazione impattata nello
stato antecedente all'impatto.
Dovrà essere
inoltre, valutata la compatibilità dell’opera nel contesto di eventuali altre
opere realizzate o previste nel SIR, o con eventuali piani di gestione del SIR,
realizzati o in corso di realizzazione.
Per una
migliore comprensione dell’incidenza dell’opera risulta utile la
realizzazione di un archivio fotografico che illustri le caratteristiche del SIR
con particolare riferimento alle zone interessate in modo diretto o indiretto.
La probabilità di incidenze significative su habitat e
specie e sull’integrità dei SIR deve essere verificata non solo per la
realizzazione di nuove opere ma anche per la loro eventuale dismissione e/o
eliminazione e comunque anche nel caso di incidenza positiva.
La probabilità di incidenze significative su habitat e
specie e sull’integrità dei SIR può derivare non soltanto da piani o
progetti situati all’interno di un sito, ma anche da piani o progetti situati
al loro esterno (ad esempio una zona umida può essere danneggiata da un
progetto di drenaggio situato ad una certa distanza dal sito, habitat ripariali
o specie ittiche possono essere danneggiati dalla realizzazione di una diga a
monte del sito, ecc.).
La stessa “Guida all’interpretazione dell’art.6
della Direttiva Habitat 92/43/CEE” (Commissione Europea, 2000) indica come
sia importante che gli Stati membri, a livello legislativo e nella pratica,
consentano l'applicazione delle salvaguardie di cui all'articolo 6, paragrafo 3
alle pressioni di sviluppo all'esterno di un sito Natura 2000, ma che possono
avere incidenze significative su di esso cioè: “qualsiasi piano o progetto non direttamente
connesso e necessario alla gestione del sito ma che possa avere incidenze
significative su tale sito, singolarmente o congiuntamente ad altri piani e
progetti, forma oggetto di una opportuna valutazione dell'incidenza che ha sul
sito, tenendo conto degli obiettivi di conservazione del medesimo. Alla luce
delle conclusioni della valutazione dell'incidenza sul sito e fatto salvo il
paragrafo 4, le autorità nazionali competenti danno il loro accordo su tale
piano o progetto soltanto dopo aver avuto la certezza che esso non pregiudicherà
l'integrità del sito in causa e, se del caso, previo parere dell'opinione
pubblica”.
[1] L.R.Toscana 3 novembre 1998, n.79 “Norme per l’applicazione della valutazione di impatto ambientale”
[2] L.R. 6 aprile 2000, n.56 “Norme per la conservazione e la tutela degli habitat naturali e seminaturali, della flora e della fauna selvatiche – Modifiche alla legge regionale 23 gennaio
[3] L.R. 36/80 “Disciplina transitoria per la coltivazione di cave e torbiere”.
[4] Del.G.R. 3886/95; 4418/95; 1401/96.
[5] L.R. 78/98 “Testo unico in materia di cave, torbiere, miniere, recupero di aree escavate e riutilizzo di residui recuperabili”.
[6] L.R. 3/94 “Recepimento della L. 157/92 Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio”.
[GUARDIE AMBIENTALI VOLONTARIE - SERVIZIO VIGILANZA AMBIENTALE].