BELLEZZE NATURALI: IL VINCOLO PAESAGGISTICO-AMBIENTALE

( il materiale appartiene ed è tratto dal CD ROM TuttoAmbiente, di Stefano Maglia, Casa Editrice La Tribuna)

1) Attività agro-silvo-pastorale.

*In tema di tutela dell'ambiente, l'art. 1, comma 8, della legge n. 431/1985 prevede che per l'attività agro-silvo-pastorale non occorre l'autorizzazione, quando non comporti alterazione permanente dello stato dei luoghi per costruzioni od altre opere civili. Tale alterazione acquista il carattere di permanenza qualora essa sia di tale durata, da comportare per un lungo periodo di tempo l'impossibilità di una ricostituzione del patrimonio naturale. Né è indispensabile che il mutamento derivi da strutture edilizie, essendo sufficiente qualsiasi opera civile, intendendosi per tale anche l'aratura o l'estirpazione di piante o vegetazione. * Cass. pen., sez. III, 18 giugno 1997, n. 5961 (ud. 3 giugno 1997), Piras ed altro

2) Cave.

*Per la coltivazione di cave nelle zone sottoposte a vincolo paesaggistico per le quali sia stata rilasciata - prima dell'entrata in vigore della L. 8 agosto 1985, n. 431 (7 settembre 1985) - l'autorizzazione ex art. 7 L. 29 giugno 1939, n. 1497, demandata alle Regioni dal D.P.R. 24 luglio 1977, n. 616, la stessa deve essere richiesta nuovamente soltanto per la prosecuzione delle opere che non abbiano raggiunto un'apprezzabile consistenza, tale da aver cagionato una irreversibile modificazione del territorio. Da ciò discende che, per le zone sottoposte ex novo a vincolo dalla L. n. 431 del 1985, l'autorizzazione deve essere in ogni caso richiesta secondo la disciplina introdotta dalla legge medesima, proprio per mancanza di una precedente valutazione della P.A. ai fini della tutela paesaggistica. (Fattispecie relativa ad annullamento con rinvio di sentenza assolutoria per il reato di cui agli artt. 1 e 1 sexies L. n. 431 del 1985, poiché esisteva un semplice nulla-osta dell'Ispettorato privo di contenuto paesistico, mentre in relazione alle previsioni della legge Regione Campania 13 dicembre 1985, n. 54, che vietano l'attività di coltivazione di cave in zone vincolate, la competente sovrintendenza aveva espresso parere negativo). * Cass. pen., sez. III, 4 novembre 1995, n. 10929 (ud. 6 ottobre 1995), P.M. in proc. Fiore.

*È illegittima la prosecuzione dell'attività di coltivazione di una cava dopo l'apposizione del vincolo paesaggistico ai sensi della legge 29 giugno 1939 n. 1497, anche se essa era stata in precedenza autorizzata. Infatti il vincolo apposto ai sensi della legge 8 agosto 1985 n. 431 riguarda intere categorie di territorio ed è perciò compatibile con la eventuale definitiva compromissione, dal punto di vista ambientale, di una parte di esso. È legittimo perciò ritenere che, fermo restando l'obbligo di chiedere tempestivamente l'autorizzazione all'autorità preposta al vincolo, le precedenti autorizzazioni non perdano di efficacia e rimettere all'amministrazione la valutazione sulla sussistenza di un effettivo danno in conseguenza della continuazione della coltivazione della cava. Al contrario invece i vincoli apposti ai sensi della legge 1497/39 riguardano porzioni esattamente individuate del territorio con riferimento a particolari e specifici pregi naturalistici e deve perciò ritenersi interdetta ogni ulteriore attività di coltivazione della cava fino a quando non sia intervenuto specifico nulla osta indipendentemente dalle autorizzazioni ottenute prima dell'apposizione del vincolo. (Nell'affermare il principio di cui in massima la Corte ha rigettato la richiesta di annullamento del provvedimento con cui il tribunale del riesame aveva confermato il sequestro preventivo di una cava situata in una zona vincolata in quanto inserita nell'area del Belvedere di Monreale). * Cass. pen., sez. III, 7 febbraio 1997, n. 4308 (c.c. 13 dicembre 1996), Mirto.

*In materia di cave, quando l'attività di coltivazione si svolge in area sottoposta a vincolo paesaggistico (nella specie, Parco Nazionale Adamello - Brenta), l'autorizzazione sindacale (nella specie, prevista dall'art. 7, ultimo comma, della L.P. Trento n. 6 del 4 marzo 1980), non può essere considerata comprensiva anche della specifica autorizzazione paesaggistico-ambientale prevista dalla legge statale 8 agosto 1985, n. 431, che ha convertito il D.L. 27 giugno 1985, n. 312 (cosiddetta "Legge Galasso"). * Cass. pen., sez. III, 7 marzo 1994, n. 75 (c.c. 13 gennaio 1994), Pedretti

*La L. 8 agosto 1985 n. 431 in materia di tutela ambientale è immediatamente applicabile alle opere di trasformazione del territorio (nella specie una cava), ancorché iniziate anteriormente alla sua entrata in vigore, ove eseguite in assenza di autorizzazione regionale per lo sfruttamento del giacimento della cava, richiesta dalla normativa regionale vigente, per effetto dell'art. 62 D.P.R. 24 luglio 1977 n. 616. La predetta attività in violazione del vincolo ambientale integra il reato previsto dall'art. 1 sexies legge n. 431 del 1985. * Cass. pen., sez. fer., 20 ottobre 1992, n. 3112 (c.c. 1 settembre 1992), Nenni

3) Fiumi, torrenti e corsi d'acqua.

*In tema di reati paesistici, il limite di 150 (centocinquanta) metri (di cui all'art. 1 lett. c L. 8 agosto 1985, n. 431) deve essere calcolato dalla sponda del fiume o dal piede dell'argine. Va altresì compresa la eventuale golena, che quale porzione del letto del fiume in tempo di piena, rappresenta, nelle finalità della norma, zona meritevole di protezione. * Cass. pen., sez. III, 22 dicembre 1992, n. 12078 (ud. 10 novembre 1992), Bosi

*La fascia di protezione di 150 metri, indicata dall'art. 1, lettera c) della L. 8 agosto 1985, n. 431, va calcolata con riferimento alla delimitazione effettiva del corso d'acqua, cioè a partire dal ciglio di sponda, o dal piede esterno dell'argine, quando quest'ultimo esplichi una funzione analoga alla sponda nel contenere le acque di piena ordinaria. * Pret. pen. Cremona, 18 ottobre 1990, Foroni e altro, in Riv. pen. 1990, 1047

*Il vincolo paesaggistico può essere escluso, per il disposto dell'art. 1 quater, n. 1, L. 8 agosto 1985, n. 431, solo sui corsi d'acqua, ove siano dichiarati irrilevanti. (Nella specie, relativa a ritenuta sussistenza di vincolo paesaggistico in quanto l'attività estrattiva si era svolta a circa cinquanta metri dalla sponda del fiume Calore, la Suprema Corte ha osservato che la distinzione tra fiumi e corsi d'acqua era stata operata in base alla norma dell'art. 1, L. n. 431 del 1985 e non in contrasto con essa, che sussisteva, perciò, il vincolo nella zona in cui l'imputato esercitava la suddetta attività, poiché esso non era venuto meno per effetto di delibere della Provincia di Benevento). * Cass. pen., sez. III, 14 giugno 1993, n. 6025 (ud. 11 maggio 1993), Canelli

*Il transito e l'ormeggio in acque protette (nella specie circostanti l'Isola di Giannutri) non integrano il reato di cui all'art. 1 sexies L. 8 agosto 1985 n. 431 in riferimento all'art. 30 L. 6 novembre 1991, n. 394 ("legge quadro sulle aree protette"), poiché manca - in questo caso - l'alterazione dello stato dei luoghi vincolati e cioè una modificazione non momentanea ma destinata a durare nel tempo. La nozione di "alterazione" non può poi essere desunta da leggi regionali (nella specie della Toscana) applicativa di quella n. 431 citata, poiché detto concetto deve essere unitario in tutto il territorio. * Cass. pen., sez. III, 18 marzo 1993, n. 2566 (c.c. 10 febbraio 1993), P.M. in proc. Petrocchi

*È applicabile l'art. 1 sexies della L. 8 agosto 1985, n. 431 (cosiddetta "Legge - Galasso") anche in caso di mutamento dell'aspetto estetico e biologico di un corso d'acqua a causa di mutamenti di colore dell'elemento liquido dovuti a scarichi inquinanti. * Cass. pen., sez. III, 6 dicembre 1989, n. 17010 (ud. 10 novembre 1989, n. 2697), Di Nicola

*Lo scempio paesaggistico - ambientale punito dalla L. n. 431/1985 (cosiddetta "legge - Galasso") non deve essere necessariamente commesso mediante attività urbanistico - edilizie o comunque di stravolgimento dell'assetto del territorio mediante interventi modificativi fisici e volumetrici dello stesso, potendo lo scempio attuarsi anche tramite mutamento dell'aspetto estetico e biologico di un fiume o di un lago a causa di mutamenti di colore dell'elemento liquido dovuti a scarichi inquinanti. Nel caso di specie deve essere considerato come scempio paesaggistico - ambientale con conseguente violazione del dettato della L. n. 431/1985 il mutamento dell'aspetto estetico naturale di un corso d'acqua pubblico (protetto dal vincolo paesaggistico - ambientale) in una evidente ed uniforme colorazione rosso vivo con presenze contestuali di manti di schiume maleodoranti a causa degli scarichi di sangue animale in esso riversati illecitamente da un mattatoio, dato che il vincolo protegge il bene naturale nella sua integrità globale da ogni agente degradante in senso biologico e deturpante in senso estetico. I responsabili rispondono pertanto dei reati di cui all'art. 1 sexies L. n. 431/1985 e dell'art. 734 cod. pen. in concorso con i reati previsti dalla normativa antinquinamento n. 319/1976 e successive modifiche. * Pret. pen. Amelia, 23 settembre 1987, Di Nicola e altri, in Riv. pen. 1987, 1098

4) Foreste e boschi.

*In materia di protezione delle bellezze naturali, la nozione di territorio coperto da bosco nella legislazione paesaggistica ed in particolare nella legge Galasso, deve essere ricavata non solo in senso naturalistico ma anche normativo, riferendosi a provvedimenti legislativi, nazionali e regionali, ed ad atti amministrativi generali o particolari, sicché non è possibile adottare, alla luce della ratio della L. n. 431 del 1985, una concezione quantitativa e restrittiva di bosco, dovendosi includere anche le aree limitrofe che servono per la salvaguardia e l'ampliamento, attesa la significativa differenza tra bosco e territorio coperto da bosco, che implica un elemento tipizzante quella zona.* Cass. pen., sez. III, 2 luglio 1994, n. 7556 (ud. 9 giugno 1994), Daroit.

*Nel concetto di territorio coperto da bosco, cui fa riferimento la legge che tutela le bellezze naturali, rientra non solo la superficie sulla quale insistono i popolamenti arborei, ma anche le aree limitrofe che servono per la salvaguardia e l'ampliamento. (Nella specie, relativa a rigetto di ricorso con il quale l'imputato, condannato per avere estirpato un bosco ceduo di robinia pseudoacacia di circa 600 mq. in zona soggetta a vincolo paesaggistico senza avere ottenuto l'autorizzazione prevista dall'art. 7 legge n. 1497 del 1939, aveva incentrato la sua censura tenendo presente la nozione di "bosco" delineata dalla normativa regionale, la S.C. ha osservato che non era consentito adottare, nel caso in esame, la restrittiva nozione di "bosco" contenuta in detta normativa, sicché territorio coperto da bosco non era soltanto l'area di circa 600 mq. da cui l'imputato aveva estirpato le acacie senza autorizzazione, dovendosi, invece, considerare quella complessiva di mq. 690, tanto più che nella zona limitrofa vi era tale vegetazione). * Cass. pen., sez. III, 29 aprile 1997, n. 3975 (ud. 26 marzo 1997), Lui.

*In tema di tutela paesaggistica, le foreste ed i boschi sono sottoposti - anche se danneggiati o percorsi dal fuoco - a vincolo. In essi sono consentiti il taglio colturale, la forestazione, la riforestazione, le opere di bonifica, antincendio e conservazione, purché previsti ed autorizzati in virtù delle norme vigenti. L'unica attività ammessa è quella agro - silvo - pastorale, che non comporti alterazione permanente dello stato dei luoghi e rilevanti modifiche dell'assetto idrogeologico del territorio. Trattasi di reato di pericolo presunto, in quanto - ai fini della sua configurabilità - si prescinde dall'indagine sul danno in concreto prodotto all'ambiente, essendo sufficiente che sia ridotto il precetto che impone il rilascio del provvedimento amministrativo. (Nella specie la corte ha ritenuto che l'eliminazione di ceppaie, essendo dirette alla conservazione del bosco, richieda l'autorizzazione). * Cass. pen., sez. III, 30 maggio 1989, n. 7781 (ud. 5 aprile 1988), Vallucci.

*In tema di tutela del paesaggio, il reato di cui all'art. 1 sexies L. 8 agosto 1985, n. 431 concerne anche l'esecuzione in territori coperti da boschi di attività ed opere di bonifica, antincendio e di conservazione senza la prescritta autorizzazione forestale stabilita dal comma 4 dell'art. 1 legge citata, qualora detto intervento abbia comportato un'apprezzabile modificazione dello stato dei luoghi, non essendo richiesto un pregiudizio del bene protetto, attesa la natura di reato di pericolo della contravvenzione in esame. Infatti la ratio legis esclude l'esecuzione di un'attività di prevenzione degli incendi effettuata senza alcuna razionale considerazione dell'operazione, proprio per impedire quel semplice pericolo di vulus al bene soggetto al vincolo paesaggistico, cui la contravvenzione è deputata. * Cass. pen., sez. III, 17 novembre 1995, n. 11252 (ud. 20 ottobre 1995), Camilli e altro.

*I territori coperti da boschi e foreste e quelli sottoposti a vincoli di rimboschimento sono assoggettati a vincolo paesaggistico ai sensi dell'art. 1 della L. 8 agosto 1985 n. 431 e su di essi è consentito solo il taglio colturale, la forestazione e altre opere conservative, sempreché autorizzate preventivamente. * Cass. pen., sez. III, 6 aprile 1993, n. 3147 (ud. 4 febbraio 1993), P.M. in proc. De Lieto

*Il vincolo sui boschi è finalizzato non soltanto alla conservazione statica di un valore estetico-visivo, ma, sulla base di una più profonda evoluzione culturale e giuridica, alla protezione di un bene giuridico inteso come ecosistema, ossia ambiente biologico naturale, comprensivo di tutta la vita vegetale ed animale ed anche degli equilibri tipici di un habitat vivente, spesso vulnerabili anche per attività svolte nel sottosuolo, come trivellazioni, scavi, prelevamenti di materiali o di acqua. * Cass. pen., sez. III, 6 aprile 1993, n. 3147 (ud. 4 febbraio 1993), P.M. in proc. De Lieto

*Nell'ipotesi in cui in zona sottoposta a vincolo paesaggistico si proceda all'abbattimento di piante (nella specie robinie), sussiste il reato di cui all'art. 1 sexies L. 8 agosto 1985, n. 431 e non è configurabile una attività di manutenzione, quando si operi una eliminazione totale delle stesse. Detta manutenzione è invece ravvisabile nel caso di eliminazione parziale, a condizione che l'opera venga compiuta, al fine del miglioramento. * Cass. pen., sez. III, 23 luglio 1993, n. 7169 (ud. 17 giugno 1993), Lojacono

*I territori coperti da foreste e da boschi, ancorché danneggiati dal fuoco, e quelli sottoposti a vincolo di rimboschimento, sono assoggettati a vincolo paesaggistico a norma dell'art. 1 della L. 8 agosto 1985, n. 431 e su di essi è consentito soltanto il taglio colturale, la forestazione e altre opere conservative, sempreché autorizzati preventivamente. * Cass. pen., sez. III, 29 dicembre 1988, n. 12974 (ud. 30 novembre 1988, n. 2383), Poletto

*Colui che estirpa kg 1800 di muschio da un'area estesa circa 3500 mq., provocando la messa a nudo della superficie sottostante e alterando abusivamente lo stato dei luoghi in zona sottoposta a vincolo paesaggistico, cagiona una alterazione sostanziale e sulla cui rilevanza l'eventuale temporaneità della variazione dello stato dei luoghi, considerata la possibilità di riproduzione e di attecchimento del muschio, è del tutto ininfluente. * Cass. pen., sez. V, 16 ottobre 1997, n. 10493 (ud. 16 ottobre 1997), Peluso e altri.

*In relazione alla definizione e qualificazione dei "territori coperti da foreste e boschi" rilevanti ai fini dell'applicazione della L. n. 431 del 1985, il territorio boscato deve essere inteso e considerato come un ecosistema completo, e cioè come una formazione vegetale che comprende gli alberi di una sola o più specie, gli arbusti, le piante erbacee, le crittogame, le foglie morte e gli altri detriti vegetali ed animali, nonché la fauna e microfauna che trovano condizioni di vita nel territorio boscato stesso. Riguardo all'estensione, non si può parlare di territorio boscato se la superficie coperta dalle chiome è minore della metà dell'area totale, poiché, in tal caso, più che territorio boscato dovrà parlarsi di pascolo, di prato, o di altra qualsiasi coltura arborale. * Pret. pen. Amelia 15 ottobre 1986, n. 102, Settimi, in Riv. pen. 1987, 155

*Per "bosco" - ai sensi dei disposti della L. 8 agosto 1985, n. 431 - deve intendersi un ecosistema completo che comprende gli alberi di una sola o più specie, gli arbusti, le piante erbacee, crittogame, le foglie morte e gli altri detriti vegetali, nonché la fauna e la microfauna, che trovano condizione di vita in tale ambiente; inoltre, a configurare tale nozione, debbono ricomprendersi, accanto agli spazi ricoperti di vegetazione arborea, anche le eventuali radure racchiuse all'interno del perimetro boscato e le eventuali brughiere ad esso adiacenti, entrambe strettamente funzionali al perimetro medesimo. * Pret. pen. Perugia, sez. dist. di Gubbio, 19 dicembre 1992, n. 94, Bellucci e altri, in Riv. pen. 1993, 839

*Ai sensi della L. n. 431/1985, non può dar vita da solo ad un bosco un numero esiguo di piantine, di limitata altezza, isolate, cioè autogeneratesi, a distanza ragguardevole dal confine di un bosco in una zona palesemente prativa. * App. pen. Venezia, 22 ottobre 1996, Caporello e altro, in Riv. pen. 1997, 405

*Il "taglio di utilizzazione" è da ritenere attività silvana appieno lecita e consentita a prescindere dall'intervenienza di atti autorizzatori ai sensi della L. n. 431/1985. * Pret. pen. Perugia, sez. dist. di Gubbio, 19 dicembre 1992, n. 94, Bellucci e altri, in Riv. pen. 1993, 839

*Intendendosi per bosco un ecosistema completo e complesso, ricomprendente in sé non solo alberi, ma anche arbusti, piante erbacee e crittogame, nonché la fauna e la microfauna che in tale ambiente trovano condizioni di vita, è da ricomprendere in questa nozione - ai fini dell'applicabilità dell'art. 1 sexies della L. n. 431/85 - una zona collinare in cui si trovino alcune robinie, nonché arbusti ed altre piante immediatamente a ridosso della medesima. * Pret. pen. Piacenza, sez. dist. Fiorenzuola d'Arda, 10 novembre 1992, Gobbi e altro, in Riv. pen. 1994, 317.<$![99403802]>

*Un insieme di alberi insistenti su aree diverse, separate tra loro ed isolate, poste nel mezzo di un'ampia estensione di terreni coltivati, non costituisce "bosco" nell'accezione di cui all'art. 1, lettera g) della L. 8 agosto 1985, n. 431. * Pret. pen. Cremona, 18 ottobre 1990, Foroni e altro, in Riv. pen. 1990, 1047

*Nelle zone sottoposte a vincolo paesistico ai sensi del D.L. 27 giugno 1995, n. 312, convertito in L. 8 agosto 1985 n. 431, perché destinate a bosco (art. 1 lett. g), non è consentito procedere all'aratura con totale estirpazione della vegetazione esistente per destinare l'area all'allevamento. L'aratura infatti, da annoverare a questi fini tra le opere civili inibite ai sensi dell'art. 1 comma 8 della L. n. 431/1985 determina una profonda immutazione dello stato dei luoghi per il cui ripristino occorrono molti anni. * Cass. pen., sez. III, 19 giugno 1997, n. 5961 (ud. 3 giugno 1997), Piras S.

5) In genere.

 

*I vincoli ambientali stabiliti dalla legge n. 431 del 1985 (di conversione, con modifiche, del D.L. n. 312 del 1985), emanata per la tutela delle zone di particolare interesse ambientale, sono immediatamente operativi. (La Cassazione ha evidenziato che con la legge in questione il legislatore ha invertito la precedente tendenza ad attendere i provvedimenti regionali, ponendo in via preventiva il vincolo sulle zone in detta legge indicate e lasciando alle regioni il compito di adempimenti successivi). * Cass. pen., sez. un., 7 novembre 1992, n. 6 (c.c. 27 marzo 1992), Midolini

*La L. 8 agosto 1985, n. 431 (cosiddetta legge Galasso), innovando il regime di tutela delle bellezze naturali, ha sostituito ai vincoli specifici, previsti dalla L. 29 giugno 1939, n. 1497, gravanti su determinate località, dotate di particolari pregi estetici, una diffusa tutela del paesaggio, prevenendo, in tal modo, ogni ulteriore possibilità di degrado ambientale attraverso l'imposizione di un divieto di edificabilità esteso a tutte le aree, comunque interessate dai vincoli paesaggistici. Il che sta a significare che qualsiasi modificazione all'assetto territoriale effettuata in zona, comunque sottoposta a vincolo paesaggistico, è investita dal divieto penalmente sanzionato, di cui all'art. 1 sexies L. n. 431/1985 in relazione all'art. 20 della L. 28 febbraio 1985, n. 47. Il citato art. 1 sexies prevede, congiuntamente (e non alternativamente), due specie di sanzioni: quelle di cui alla L. 29 giugno 1939, n. 1497 (art. 15), che sono rimaste immutate, secondo la espressa previsione dell'art. 1 sexies citato (ferme restando le sanzioni di cui alla L. 29 giugno 1939, n. 1497) e quelle (penali) di cui all'art. 20, L. 28 febbraio 1985, n. 47; congiunta applicabilità che è logicamente e giuridicamente compatibile, stante la natura diversa di tali sanzioni.* Cass. pen., sez. III, 23 maggio 1994, n. 5877 (ud. 26 aprile 1994), Parrella

*In tema di tutela delle zone di particolare interesse ambientale, l'art. 1 D.L. 27 giugno 1985 n. 312, convertito nella legge 8 agosto 1985, n. 431 (e penalmente sanzionato dall'art. 1 sexies del medesimo decreto legge e dall'art. 20 lett. c), legge 28 febbraio 1985, n. 47) - che ha introdotto un vincolo generalizzato, discendente dalla stessa norma di legge, per i beni appartenenti alle categorie da esso individuate, che siano a priori determinabili per le loro caratteristiche fisiche senza necessità dell'adozione di un atto specificativo del vincolo stesso - è applicabile anche in Sicilia in ragione della sua natura di norma di grande riforma economico-sociale. (Fattispecie relativa a ritenuta infondatezza di motivo di ricorso, con il quale si deduceva violazione dell'art. 82, quinto comma, D.P.R. 24 luglio 1977, n. 616, come integrato dall'art. 1 D.L. 27 giugno 1985, n. 312, convertito nella legge 8 agosto 1985, n. 431 e penalmente sanzionato dall'art. 1 sexies detto D.L. e dall'art. 20 lett. c), legge 28 febbraio 1985, n. 47, sull'assunto che erroneamente la sentenza impugnata aveva ritenuto applicabile nella specie tale normativa, poiché il D.P.R. 24 luglio 1977, n. 616 non è applicabile in Sicilia, in quanto riguarda il trasferimento di funzioni alle regioni di diritto comune). * Cass. pen., sez. III, 12 maggio 1997, n. 4389 (ud. 2 aprile 1997), Lima.

*I beni di cui all'art. 1, L. 8 agosto 1985, n. 431 e quelli individuati a norma della L. 29 giugno 1939, n. 1497 sono sottoposti ad una stessa disciplina e cioè al medesimo vincolo paesaggistico, al medesimo regime autorizzatorio e, nei casi di cui agli artt. 1 ter ed 1 quinquies della L. n. 431 del 1985, al medesimo vincolo di inedificabilità assoluta. Ne deriva che le violazioni del vincolo, sia esso imposto in virtù della L. n. 1497 del 1939 o di quella n. 431 del 1985, comportano l'applicabilità delle sanzioni di cui all'art. 1 sexies L. n. 431 del 1985. * Cass. pen., sez. III, 23 giugno 1994, n. 7271 (ud. 13 aprile 1994), Esposito

*La L. 8 agosto 1985, n. 431 ("tutela delle zone di particolare interesse ambientale") prevede tre tipi fondamentali di vincoli. Il primo concerne le zone elencate nell'art. 1 (territori costieri, fiumi, torrenti, laghi, ecc.) ed è relativo, nel senso che in queste aree è sempre possibile realizzare opere, purché siano preventivamente autorizzate. Il secondo ed il terzo attengono alle aree individuate dalle regioni in quelle assoggettate a vincolo paesaggistico dalla legge stessa (lett. a, b, c, d, e, f, g, h, i, l, m, dell'art. 1) ovvero nelle altre comprese negli elenchi redatti ai sensi della L. 29 giugno 1939, n. 1497 ("Protezione delle bellezze naturali") o nei decreti di applicazione del D.M. 21 settembre 1984 (cosiddetti "Galassini"). Questi ultimi vincoli fino alla adozione (artt. 1 ter e 1 quinquies L. n. 431 del 1985) dei piani paesistici regionali sono di inedificabilità assoluta, nel senso che è vietata qualsiasi opera (con le esclusioni legislativamente previste) e che non può ottenersi autorizzazione. Ne deriva che nelle zone di inedificabilità relativa (coste, fiumi, ecc.) il vincolo è operante a prescindere dalla adozione dei piani paesistici regionali: è quindi sempre necessaria l'autorizzazione paesistica per opere che possano stabilmente alterare l'ambiente. * Cass. pen., sez. III, 1 marzo 1991, n. 2689 (ud. 7 gennaio 1991), Zona

*In tema di protezione delle bellezze naturali, le sanzioni previste dall'art. 1 sexies L. 8 agosto 1985, n. 431 sono applicabili anche alle condotte illecite consistenti nell'esecuzione senza autorizzazione di interventi sui beni tutelati in violazione dell'art. 7, L. 29 giugno 1939, n. 1497, indipendentemente dalla presenza e dall'entità di un danno paesistico concretamente sussistente. Il reato previsto dall'art. 1 sexies citato, invero, ha carattere formale e di pericolo, e per la consumazione di esso, non si richiede il danneggiamento, il deturpamento o l'alterazione dei luoghi, dacché il vincolo posto su certe parti del territorio nazionale ha una funzione prodromica al governo del territorio stesso. * Cass. pen., sez. III, 27 settembre 1995, n. 9879 (ud. 12 luglio 1995), D'Emilio.

*La tutela penale prevista dall'art. 1, sexies, L. 8 agosto 1985, n. 431 concerne anche le zone già sottoposte a vincolo in base a provvedimenti preesistenti alla data di entrata in vigore della suddetta normativa; tale risultato è stato conseguito attraverso la previsione di pena per le "violazioni delle disposizioni del presente decreto": tra queste va annoverato l'art. 1 che richiede l'autorizzazione per qualsiasi opera realizzata in zona sottoposta a vincolo paesistico. Ne deriva che la distinzione tra aree vincolate in base ai decreti antecedenti al 1984 e quelli richiamati dall'art. 1 quinquies, L. n. 431 citata è del tutto irrilevante. * Cass. pen., sez. III, 13 aprile 1993, n. 571 (c.c. 5 marzo 1993), Cavicchioli

*La contravvenzione di cui all'art. 1 sexies ha natura di reato di pericolo, in quanto è sufficiente l'accertamento della mancanza del provvedimento amministrativo, ai fini della sua configurabilità. Ne è irragionevole tale tutela anticipata, poiché la Costituzione - tra i valori primari da proteggere - ha posto, all'art. 9, il paesaggio, che rappresenta non soltanto un bene estetico, ma anche un valore culturale e costituisce nel contempo una fondamentale risorsa, sulla quale si articola buona parte dell'economia nazionale.* Cass. pen., sez. III, 5 aprile 1994, n. 3957 (ud. 27 gennaio 1994), Lambri

*Il reato di cui all'art. 1 sexies L. 8 agosto 1985, n. 431, reato di pericolo, è integrato dalla sola realizzazione di lavori o attività in zone vincolate, senza autorizzazione. * Cass. pen., sez. III, 6 aprile 1993, n. 3147 (ud. 4 febbraio 1993), P.M. in proc. De Lieto

*La contravvenzione di cui all'art. 1 sexies ha natura di reato di pericolo, che prescinde dall'alterazione concreta del paesaggio, essendo sufficiente a consumare il reato l'esecuzione di lavori senza la prescritta autorizzazione, giacché a nulla rileva il successivo rilascio del provvedimento in sanatoria al fine di configurare la predetta violazione. * Cass. pen., sez. III, 15 novembre 1995, n. 11203 (ud. 22 settembre 1995), Ottelli, in Riv. pen. 1996, 478

*L'art. 1 sexies L. n. 431 del 1985 configura un reato formale, la cui struttura non prevede il verificarsi d'un evento di danno. Ai fini della realizzazione del reato, basta perciò che l'agente faccia un diverso uso rispetto alla destinazione del bene protetto dal vincolo paesaggistico, mentre non è necessario che ricorra l'ulteriore elemento dell'avvenuta alterazione dello stato dei luoghi. (Nella specie: Esercizio d'una cava in zona boschiva, assegnata all'Università agraria di Castelchiodato, senza la prescritta autorizzazione e su un'area di superficie molto maggiore rispetto a quella concessa in uso dall'Università). * Cass. pen., sez. III, 19 luglio 1991, n. 7704 (ud. 28 giugno 1991, n. 1587), Alimonti, in Riv. pen. 1991, 983

*In relazione al reato di cui all'art. 1 sexies L. 8 agosto 1985 n. 431 (tutela delle zone di particolare interesse ambientale) non è applicabile l'attenuante prevista dall'art. 62 n. 4 c.p. (danno di speciale tenuità) trattandosi di fattispecie che - a differenza di quella oggetto dell'art. 734 (distruzione o deturpamento di bellezze naturali) - non costituisce un reato di danno bensì di pericolo, che siano compiuti interventi in aree vincolate senza autorizzazione, a prescindere dall'esistenza di conseguenti alterazioni permanenti.* Cass. pen., sez. III, 23 aprile 1994, n. 4698 (ud. 24 gennaio 1994), Dionisi

*Ai fini della sussistenza della contravvenzione di cui all'art. 1, sexies L. 8 agosto 1985, n. 431, in tema di tutela delle zone di particolare interesse ambientale, non può parlarsi o è comunque irrilevante, di inesistenza assoluta di danno ambientale solo perché l'imputato sia stato assolto dal reato di cui all'art. 734 c.p. (Distruzione o deturpamento di bellezze naturali), che è bensì reato di danno, ma la cui sussistenza non condiziona quella del reato ex art. 1 sexies legge citata, consistente, quest'ultimo, nella condotta di chi compie qualsiasi modificazione dell'assetto del territorio senza autorizzazione o - il che è equivalente giuridicamente - in essenziale difformità dalle precise prescrizioni imposte dall'atto autorizzativo. * Cass. pen., sez. III, 20 giugno 1991, n. 6844 (ud. 3 giugno 1991), Gandolfi.

*Anche in assenza di una attività urbanistica o edilizia, viola l'art. 1 sexies L. 8 agosto 1985, n. 431, in tema di tutela delle zone di particolare interesse ambientale, l'attività di chi pone in essere una violazione dell'assetto territoriale in zona sottoposta a vincolo ambientale. (Nella specie, è stato ritenuto che l'apertura di una cava non autorizzata, da cui erano stati estratti quindicimila metri cubi di materiale, integrasse una consistente modificazione dell'assetto territoriale che rientrava nelle previsioni della legge n. 431 del 1985 in quanto comportava una alterazione sensibile della struttura ambientale e paesistica). * Cass. pen., sez. III, 30 gennaio 1991, n. 1025 (ud. 14 dicembre 1990), Iannarone.<$![99108372]>

*L'occupazione disordinata senza le necessarie autorizzazioni con veicoli di un'area sottoposta a vincoli ambientali integra il reato di violazione delle norme a tutela del paesaggio, a nulla rilevando che le vetture possano essere rimosse perché il semplice stazionare di esse su superfici aventi diversa destinazione, con intrinseco valore ambientale, può cagionare una lesione del bene protetto. (Fattispecie relativa a ritenuta punibilità ex art. 20, lett. a), L. 28 febbraio 1985, n. 47 in relazione all'art. 1 sexies della L. 8 agosto 1985, n. 431).* Cass. pen., sez. III, 23 aprile 1994, n. 4707 (ud. 15 febbraio 1994), Fanelli

*In materia di tutela ambientale e in tema di ignoranza della legge penale, l'affittuario di un fondo sottoposto al vincolo di cui alla legge n. 431/1985, che agisca in violazione dello stesso, non può addurre la carenza dell'elemento soggettivo del reato per il modesto livello d'istruzione o per l'esecuzione, prolungata nel tempo, di lavori d'aratura, consistenti, nella fattispecie, nel completo sradicamento di macchia mediterranea, senza alcun controllo da parte delle autorità preposte alla tutela del vincolo; infatti, l'accertamento dello stato della legislazione è tanto più necessario, quanto minore è la preparazione tecnica dell'agente. * Cass. pen., sez. III, 18 giugno 1997, n. 5961 (ud. 3 giugno 1997), Piras ed altro, in Riv. pen. 1997, 821

*Il vincolo di immodificabilità dei luoghi, previsto dall'art. 1 sexies legge 8 agosto 1985, n. 431, può risultare imposto, per legge dello Stato o della regione di competenza, ovvero altrimenti, anche prima dell'entrata in vigore della predetta disposizione sanzionatoria, indipendentemente dalla circostanza (nel caso ricorrente) che l'ente competente, previsto dal comma 1 del detto art. 1 bis D.L. 27 giugno 1985, n. 312 (convertito, con modificazioni, nella legge n. 431/85, sopra citata), abbia, successivamente, fatto esplicito richiamo alla legge statale. Ne discende che, nell'ipotesi in cui la legge regionale (nel caso: regione Toscana), prima della emanazione della legge c.d. "Galasso", abbia imposto il divieto di modificazione ambientale, seppure con riferimento a pregresso vincolo idrogeologico, poi richiamando, con referente sanzionatorio, con apposita legge, la disposizione statale, correttamente le modificazioni dello stato dei luoghi, eseguite senza previa autorizzazione, vengono inquadrate nello schema di cui al detto art. 1 sexies legge 431/85. (Fattispecie riferita alle leggi della regione Toscana 29 giugno 1982, n. 52 e 27 aprile 1987, n. 25). * Cass. pen., sez. II, 20 settembre 1994, n. 9983 (ud. 11 agosto 1994), Sale ed altri.

*L'art. 1 legge 431/1985 impone ex lege vari vincoli ambientali per categorie di beni di particolare interesse, comprese le zone situate a 300 metri dalla linea di battigia anche per i territori elevati sul mare; il secondo comma della legge stabilisce che il vincolo non si applica alle zone A e B e, limitatamente alle parti ricomprese nei piani pluriennali di attuazione, alle altre zone, come delimitate negli strumenti urbanistici, ai sensi del D.M. 2 aprile 1968 n. 1444 (e, nei comuni sprovvisti di tali strumenti, ai centri edificati perimetrali ai sensi dell'art. 18 legge 865/1071). Per scelta del legislatore statale dunque i vincoli di carattere generale non si applicano nelle zone urbanizzate, quindi già compromesse, ed in quelle oggetto di una pianificazione che ha ritenuto maturo il tempo dell'esecuzione di interventi sul territorio. (Nella fattispecie, la Corte ha negato la applicabilità della legge regionale Puglia n. 56 del 1980 sul presupposto che la legge statale introduce un vincolo già previsto dalla legge regionale, ma disciplina lo sgravio dallo stesso, per quanto concerne le zone differenti dalla A e B, in modo incompatibile con la legge 56/1980. Ne consegue che, in tale contesto, il principio generale regolatore della successione di leggi regionali e statali - artt. 9, 10 legge 62/1953 - prevede una abrogazione implicita della norma regionale inconciliabile con quella nazionale). * Cass. pen., sez. III, 17 gennaio 1998, n. 3882 (c.c. 17 dicembre 1997), Matarrese.

*Il reato di cui all'art. 1 sexies della legge n. 431 del 1985 si consuma con la sola realizzazione di lavori, attività o interventi in zone vincolate senza la prescritta autorizzazione paesaggistica ed ha natura perciò di reato di pericolo, che prescinde dall'alterazione concreta del paesaggio. * Cass. pen., sez. VI, 19 settembre 1997, n. 8520 (ud. 24 luglio 1997), Stanzione ed altro.

*Le opere pubbliche di qualsiasi tipo, anche quelle statali (con l'unica eccezione di quelle destinate alla difesa nazionale, per il sopraordinato interesse ad esse connesso), sono soggette al regime generale dell'autorizzazione paesaggistica ed alla conseguente competenza delegata alle Regioni; per le sole opere pubbliche statali (e non, dunque, per quelle eseguite da enti pubblici non facenti parte dell'organizzazione dello Stato, ovvero da privati) è prevista, senza alterazione dello schema autorizzatorio, una competenza ministeriale concorrente con quella delegata e caratterizzata dall'attribuzione di valore prevalente alla decisione dell'organo statale in caso di valutazione difforme. * Cass. pen., sez. III, 29 settembre 1997, n. 8774, Bussalai.

*La norma di cui all'art. 1 quinquies della L. n. 431 del 1985 ha implicato una novazione retroattiva del D.M. 28 marzo 1985, fonte normativa dei decreti (c.d. Galassini) di divieto di modificazioni dell'assetto territoriale, comportando la permanenza dei vincoli nelle zone da questo indicate, a fronte di opere edilizie iniziate ed in corso di esecuzione, qualora esse non abbiano ancora raggiunto uno stadio di realizzazione tale da compromettere ogni possibilità di recupero del territorio, da difendere nel suo valore paesaggistico e ambientale.* Cons. Stato, sez. VI, 25 gennaio 1995, n. 78, Comune di Napoli c. Lancellotti e altri

*Per attività deturpante, in riferimento al d.m. 21 settembre 1984 (cosiddetto "decreto Galasso"), si intende uno stravolgimento morfologico e strutturale del paesaggio. * Pret. pen. Amelia, 26 aprile 1985, Lofoco ed altri, in Riv. pen. 1985, 905

*Il decreto "Galasso" si pone come applicazione di un potere, niente affatto residuale ed a contenuto solo integrativo, bensì originario ed esclusivo dello Stato e, come tale, costituisce espressione della nuova tecnica di ripartizione di competenze, tra Stato e regioni, di tipo collaborativo in parallelo. * Pret. pen. SALò, 20 aprile 1985, n. 104, Panozzo, in Riv. pen. 1985, 905.

*La L. n. 431/1985 non tutela il territorio soltanto dagli scempi paesaggistici intesi in senso puramente estetico e visivo, in relazione al vetusto concetto di protezione delle bellezze naturali, ma, oltre a ciò, tutela il territorio inteso anche come ambiente biologico e bene ambientale, tenendo conto della evoluzione teorica e pratica, verificatasi dalla prima normativa ad oggi, ossia della odierna concezione di "bene", che non annulla, ma supera, non nega ma integra quella originaria di "bellezza naturale". La legge in esame fa emergere della tutela del paesaggio il carattere non più conservativo e statico ma gestionale e dinamico. * Pret. pen. Amelia, 23 settembre 1987, Di Nicola e altri, in Riv. pen. 1987, 1098

*Ai fini della configurabilità del reato di cui al~l'art. 1 sexies, L. 8 agosto 1985, n. 431, è necessaria la sussistenza di una condotta idonea ad incidere in maniera apprezzabile sull'assetto ambientale territoriale. (Nella specie la Corte ha escluso la configurabilità di questo reato per il transito con imbarcazione da diporto nell'area di mare antistante l'isola di Giannutri, facente parte del parco nazionale dell'Arcipelago Toscano. Ha invece ritenuto applicabile l'art. 1164 c.n., non essendo all'epoca dei fatti vigente la L. 6 dicembre 1991, n. 394). * Cass. pen., sez. III, 14 maggio 1993, n. 5003 (ud. 23 marzo 1993), P.M. in proc. c. Giglio

6) Laghi.

*La linea di battigia rilevante per l'individuazione delle zone contermini ai laghi, sottoposte a vincolo paesaggistico ex art. 1, L. n. 431/85, va calcolata sulla base di quella rilevata mediamente di un congruo numero di anni precedenti all'ultimo accertamento (nella specie, è stato individuato come parametro "sufficientemente sicuro" il decennio anteriore all'ultimo accertamento). * Pret. pen. Rieti, 25 gennaio 1990, Cinardi, in Foro it. 1990, II, 324.

7) Opere edilizie ed urbanistiche in genere.

*L'art. 1 quinquies del D.L. 27 giugno 1985, n. 312, aggiunto con legge di conversione 8 agosto 1985, n. 431, vieta di modificare, fino all'adozione da parte delle regioni dei piani paesistici e urbanistico-territoriali di cui all'art. 1 bis dello stesso D.L. n. 312 del 1985, l'assetto del territorio o di effettuare opere edilizie, salvo gli interventi di manutenzione ordinaria, straordinaria, di consolidamento statico o di restauro conservativo che non alterino lo stato dei luoghi o l'assetto esteriore degli edifici. Il detto divieto si applica alle aree e ai beni individuati, ai sensi dell'art. 2 del d.m. 21 settembre 1984, in elenchi approvati con decreti pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale anterioremente all'entrata in vigore della detta legge di conversione 431 del 1985; si riferisce anche alle aree poste all'interno dei centri edificati perimetrati e opera pure dopo il termine del 31 dicembre 1986, entro il quale le regioni sono tenute ad approvare i piani paesistici ed urbanistico - territoriali, in quanto tale termine non implica l'estinzione del potere, ma ha solo la funzione di stabilire il momento dopo il quale lo Stato può sostituirsi alla regione nell'approvazione dei piani. La mancata previsione di un prestabilito termine perentorio all'operatività del divieto non contrasta con le garanzie costituzionali relative agli atti espropriativi della proprietà perché la qualità paesistica del bene comporta che l'interesse pubblico al quale il divieto è preordinato non è acquistato con il decreto ministeriale che lo ha istituito, ma preesiste ab origine, cosicché il diritto sull'area nasce e vive con i limiti di pubblico interesse connaturati all'indole del bene. Del resto l'obbligo di intervento surrogatorio dello Stato in caso di inerzia delle regioni è coercibile, attraverso i rimedi giurisdizionali e ciò garantisce la temporaneità del divieto, pur in mancanza di una data finale prestabilita. * Cass. pen., sez. un., 11 maggio 1989 (c.c. 15 marzo 1989, n. 3), Graziani

*In tema di vincoli di inedificabilità posti dalla L. 8 agosto 1985, n. 431, per gli interventi edilizi che interessano aree protette da vincoli paesaggistici il reato previsto dall'art. 1 sexies di tale legge è configurabile anche nel caso in cui la costruzione di un edificio sia stata autorizzata ed abbia avuto inizio anteriormente alla data di entrata in vigore di detta legge sempreché a tale data la costruzione non avesse assunto dimensioni di apprezzabile consistenza, tali da realizzare un'irreversibile modificazione del territorio, non conciliabile con le prescrizioni cautelari imposte dal legislatore, mentre lavori eseguiti successivamente a quella data abbiano determinato siffatta apprezzabile consistenza. (La Cassazione ha evidenziato la immediata operatività delle misure di salvaguardia previste dalla legge n. 431 del 1985 e la necessità, ai fini di stabilire l'applicabilità o meno del vincolo di inedificabilità a costruzioni in corso alla data di entrata in vigore di detta legge, di verificare le proporzioni concrete dell'attività immutativa del territorio con riferimento a tale data, posto che è in quel momento che il vincolo paesaggistico è stato introdotto). * Cass. pen., sez. un., 23 aprile 1993, n. 4 (c.c. 25 marzo 1993), Gifuni

*Il nostro sistema positivo ha adottato una concezione ampia della "materia urbanistica", coincidente con lo "assetto complessivo del territorio", e come tale non riconducibile all'uso del territorio urbano in senso stretto o del "centro urbano". Sotto un profilo più particolare, ne deriva che la tutela dell'ambiente rientra a pieno titolo nella materia urbanistica, o, più esattamente, che la materia ambientale coincide con quella urbanistica. Pertanto, la contravvenzione agli artt. 1 e 1 sexies legge 8 agosto 1985, n. 431 per interventi sul territorio senza nulla osta ambientale rientra nella materia urbanistica e come tale - essendo punita con pena congiunta - è esclusa dalla sostituzione della pena detentiva. * Cass. pen., sez. III, 16 marzo 1995, n. 2670 (ud. 10 novembre 1994), Ramoni.

*La sostituzione della pena detentiva breve di cui all'art. 53 della legge 24 novembre 1981, n. 689 non può essere applicata (art. 60) ai reati previsti dalle leggi in materia edilizia ed urbanistica. Tale divieto non concerne, però, i reati in materia paesaggistica, che si differenzia dalla prima sotto molteplici profili: 1) il particolare rilievo che assume il paesaggio nella Costituzione, autonomamente disciplinato nell'art. 9 e non regolato nell'art. 117, che menziona soltanto l'urbanistica; 2) le distinzioni tra competenze trasferite (urbanistica) alle regioni e competenze delegate (paesaggio), le quali ultime mantengono un ampio potere di controllo ed intervento in capo alle autorità centrali; 3) la diversa incidenza, che hanno i due tipi di vincolo sulla proprietà privata; 4) la possibilità di concessione in sanatoria per la materia urbanistica, non prevista per quella paesaggistica; 5) la diversità della causa di estinzione prevista dalla recente legge 23 dicembre 1994, n. 724: oblazione o concessione in sanatoria per le contravvenzioni urbanistiche; soltanto estinzione per autorizzazione paesaggistica in sanatoria in ordine gli illeciti di cui alla legge n. 431 del 1985; 6) obbligo di interpretazione restrittiva per la disposizione, che prevede eccezioni alla regola generale della sostituzione delle pene detentive brevi. * Cass. pen., sez. III, 9 settembre 1996, n. 2849 (c.c. 1 luglio 1996), P.M. in proc. Stefanini.

*La L. 8 agosto 1985, n. 431 (cosiddetta Galasso) ha imposto un divieto di edificabilità assoluta nelle aree soggette al vincolo paesistico, con esclusione, però, degli interventi di manutenzione ordinaria, straordinaria, di consolidamento statico e di restauro conservativo che "non alterino lo stato dei luoghi". Sicché, in tema di tutela paesistica, il divieto di eseguire gli interventi sopra indicati è limitato solo al caso in cui i lavori comportino "alterazione dello stato dei luoghi" o dell'assetto esteriore degli edifici; non ogni opera che interessi la superficie esterna determina, però, "alterazione", ma esclusivamente quella che ne immuti in modo rilevante od essenziale le sue caratteristiche originali. * Cass. pen., sez. III, 20 novembre 1993, n. 10577 (ud. 30 settembre 1993), Mazza

*In tema di tutela delle zone di particolare interesse ambientale, la violazione delle disposizioni della L. 8 agosto 1985, n. 431, che abbia comportato una modificazione ambientale, anche in mancanza di opere edilizie, è prevista dall'art. 1 sexies come nuova ipotesi di reato. * Cass. pen., sez. III, 29 dicembre 1988, n. 12974 (ud. 30 novembre 1988, n. 2383), Poletto

*Con riguardo a concessione edilizia, rilasciata in zona sottoposta a vincolo paesistico senza il previsto previo parere favorevole della Commissione consultiva provinciale, la provincia non è legittimata ad impugnare tale provvedimento, in quanto, rispetto ad esso, la sua posizione integra un potere di amministrazione attiva, non già un interesse legittimo al corretto esercizio di un potere dell'autorità comunale inesistente nei confronti dell'amministrazione provinciale. * Cass. civ., sez. un., 8 luglio 1996, n. 6226, Prov. Vicenza. c. Frau Spa.

*Nel caso in cui risulti accertata l'esistenza soltanto di un vincolo idrogeologico interessante la zona ove è stata eseguita la costruzione abusiva, con esclusione di qualsiasi vincolo paesaggistico comunque imposto, non è configurabile il reato di cui all'art. 1 sexies legge 8 agosto 1985, n. 431, né quello di cui all'art. 734 c.p., che presuppone l'imposizione di un vincolo a tutela delle bellezze naturali e del paesaggio. * Cass. pen., sez. III, 13 maggio 1997, n. 4423 (ud. 28 febbraio 1997), Fortunato.

*L'interesse paesaggistico è funzionalmente differenziato da quello urbanistico, sicché la circostanza che l'Autorità deputata alla tutela dei beni ambientali si sia pronunciata positivamente in sede di procedimento urbanistico non esclude che i singoli progetti, pur compatibili con la destinazione urbanistica, appaiono in concreto, per il loro modo di essere, incompatibili con i valori paesaggistici che a tale fine sono autonomamente tutelati. * Cons. Stato, sez. VI, 14 novembre 1991, n. 827, in Riv. amm. 1991, 2091.

*I vincoli di inedificabilità emanati in attuazione dell'art. 2 del D.M. 21 settembre 1984 e "recuperati" dall'art. 1 quinquies della L. 8 agosto 1985, n. 431, sono applicabili anche alle opere autorizzate e iniziate validamente prima dell'entrata in vigore della cosiddetta legge Galasso, a meno che i lavori in corso di esecuzione non abbiano provocato modificazioni tali da compromettere in modo irreversibile il valore paesistico dell'area in questione. * Cons. Stato, sez. VI, 25 gennaio 1995, n. 78.

*La L. 8 agosto 1985, n. 431 ha efficacia retroattiva, in quanto il relativo art. 1 quinquies consente un recupero degli effetti già prodotti dagli atti amministrativi emanati in attuazione del D.M. 21 settembre 1984. La circostanza che alcune zone di territorio siano state già oggetto di disciplina urbanistica non è preclusiva dell'inclusione delle medesime, in relazione ai valori paesaggistici presenti, in piani paesaggistici ed in vista di ciò, al loro assoggettamento a misure di salvaguardia. * Cons. Stato, sez. VI, 15 gennaio 1992, n. 1, in Giust. civ. 1992, I, 1385.

*Gli interventi edilizi assoggettati dall'art. 7 L. 25 marzo 1982 n. 94 a regime autorizzatorio, richiedono il rilascio di concessione edilizia, da emanarsi previa acquisizione del necessario nulla osta paesistico, qualora ricadano in zone soggette a vincolo paesistico-ambientale. * Tar Calabria, 9 dicembre 1995, n. 784, in Foro it. 1996, III, 306

*Il divieto di cui all'art. 1 quinquies della L. 8 agosto 1985, n. 431 non esplica i suoi effetti in presenza di una pregressa attività edificatoria (debitamente assentita) che abbia già modificato i valori paesaggistici e ambientali oggetto di tutela. * Tar Campania, 8 ottobre 1990, n. 512, in Riv. giur. amb. 1992, 367.

8) Opere militari.

*Anche le opere destinate alla difesa militare (e quindi, per l'equiparazione effettuata dall'art. 3, L. 6 febbraio 1985, n. 16, anche le caserme dell'Arma dei carabinieri) sono soggette alle leggi sulla tutela del paesaggio (L. 29 giugno 1939, n. 1497 e D.L. 27 giugno 1985, n. 312, convertito in L. 8 agosto 1985, n. 431) e la loro costruzione in zona vincolata necessita, pertanto, della preventiva comparazione con l'interesse alla cui tutela è posto il vincolo paesaggistico, perché la Costituzione attribuisce al paesaggio (art. 9) un valore primario che non può essere sacrificato a quell'altro, di pari dignità, della sicurezza del Paese (art. 52). (Nell'occasione la corte ha altresì precisato che, al fine di bilanciare i suddetti valori costituzionali egualmente degni, ma in potenziale conflitto, è previsto - L. n. 898 del 1976 e D.P.R. n. 780 del 1979 - l'intervento, nel procedimento autorizzatorio, del comitato misto paritetico fra autorità militare e regioni, o province autonome, per una preventiva reciproca consultazione sui piani di assetto territoriale ed i programmi di installazioni militari; e rilevata, nella fattispecie sottoposta al suo esame, la mancanza di autorizzazione ed il ritardo, rispetto all'inizio dei lavori di costruzione della caserma, del parere del suddetto comitato, ha ritenuto, sotto il profilo oggettivo, la configurabilità del reato di cui all'art. 1 sexies, D.L. n. 312/1985, convertito in L. n. 431/1985, escludendo tuttavia la sussistenza dell'elemento soggettivo in capo all'agente - provveditore regionale alle opere pubbliche - per l'esistenza di prassi amministrative e circolari ministeriali che lo avevano indotto in errore senza colpa). * Cass. pen., sez. III, 28 dicembre 1995, n. 12570 (ud. 24 novembre 1995), Setaro.

9) Piani paesistici o urbanistico-territoriali.

*La L. 8 agosto 1985, n. 431, ha innovato il regime della tutela delle bellezze naturali, come previsto dalla L. 29 giugno 1939, n. 1497, sostituendo ai vincoli specifici gravanti su determinate località, dotate di particolari pregi estetici, una diffusa tutela del paesaggio, e prevenendo ogni ulteriore possibilità di degrado ambientale attraverso l'imposizione, in via cautelare, di un divieto di edificabilità esteso a tutte le aree comunque interessate dai vincoli paesistici. Ai sensi dell'art. 1 quinquies della predetta legge l'operatività di tale salvaguardia cautelare non tollera deroghe sino a quando non vengano adottati dalle regioni i piani paesistici previsti dal precedente art. 1 bis; peraltro, per ritenere "adottati" i suddetti piani non è sufficiente la loro materiale predisposizione, occorrendo invece che, concluso il loro processo formativo, essi siano stati approvati e siano quindi operativi. Ne consegue che non avendo il consiglio regionale della Campania provveduto ad approvare il piano paesistico, persiste in tale regione il divieto assoluto di edificabilità stabilito dal ricordato art. 1 quinquies. * Cass. pen., sez. un., 23 aprile 1993, n. 3 (c.c. 25 marzo 1993), Totaro

*In tema di operatività del divieto di interventi innovativi sul territorio, posto dall'art. 1 quinquies L. 8 agosto 1985 n. 431, il fatto che i piani paesistici regionali non siano stati approvati entro il termine del 31 dicembre 1986, stabilito dall'art. 1 bis di detta legge, non esclude che gli stessi possano essere approvati successivamente, nessuna decadenza essendo prevista dalla legge come conseguenza dell'avvenuto decorso di quel termine. (La Cassazione ha altresì rilevato che, persistendo l'inerzia delle regioni, alle stesse può validamente sostituirsi il Ministero per i beni culturali ed ambientali, investito dalla legge di un ampio potere surrogatorio). * Cass. pen., sez. un., 23 aprile 1993, n. 3 (c.c. 25 marzo 1993), Totaro

*I vincoli paesaggistici di cui al comma 1 dell'art. 1 del D.L. 27 giugno 1985, n. 312 conv. con modif. in L. 8 agosto 1985, n. 431 sono esclusi, in virtù del successivo comma 2, con riferimento alle zone A, B (centri storici e totalmente o parzialmente edificati) di cui al D.M. 2 aprile 1968, n. 1444. Tale esclusione concerne inoltre anche le altre zone elencate nel menzionato decreto (nuovi complessi insediativi, insediamenti per impianti industriali, zone agricole, aree destinate ad attrezzature ed impianti di interesse generale), qualora siano delimitate negli strumenti urbanistici e nelle parti ricomprese nei piani pluriennali di attuazione. In quest'ultima catalogazione vanno annoverati tutti quei piani che diano completa esecutività alle previsioni di massima contenute in strumenti, che tale carattere non abbiano. Ne deriva che non rientrano in questa categoria i piani di zona per l'edilizia economica e popolare (Peep), che, pur non essendo equiparabili agli strumenti urbanistici generali, ma presentando un carattere intermedio, mancano del connotato dell'immediata attuabilità. Sono, invece, da parificare ai piani pluriennali di attuazione, di cui all'art. 13 della L. 10 gennaio 1977, n. 10, i programmi di attuazione dei citati Peep (art. 38 L. 22 ottobre 1971, n. 865 succ. modif.), che servono a dare concretezza alle previsioni intermedie contenute nei primi. La ratio della disposizione va individuata, infatti, nell'opportunità di non paralizzare del tutto l'attività costruttiva e di consentirla in quei territori, nei quali già vi sia un'intensa urbanizzazione o lo sviluppo edilizio stia per essere realizzato in modo attuale, cioè, con riferimento a situazioni concrete. * Cass. pen., sez. III, 27 maggio 1996, n. 5244 (ud. 23 aprile 1996), Gatto.

*Il termine attribuito dalla L. 8 agosto 1985, n. 431 alle regioni per l'adozione dei piani paesistici deve considerarsi ordinatorio e perciò alla sua scadenza (31 dicembre 1986) non è venuto meno né il dovere dell'ente territoriale di provvedere né il vincolo di inedificabilità posto dall'art. 1 quinquies della legge del 1985. * Cass. pen., sez. III, 24 ottobre 1995, n. 10557 (ud. 30 giugno 1995), Montone.

*Il termine del 31 dicembre 1986, entro il quale le regioni erano tenute ad approvare i piani paesistici, non ha carattere perentorio e non comporta il venir meno del dovere delle regioni di provvedere, ma soltanto la possibilità per lo Stato di intervenire sostituendosi nell'approvazione dei piani. Di conseguenza, la scadenza del termine senza che la regione abbia approvato il piano paesistico non comporta il venir meno del vincolo posto dalla L. 8 agosto 1985, n. 431 e delle relative sanzioni in caso di violazione. * Cass. pen., sez. III, 6 aprile 1993, n. 3147 (ud. 4 febbraio 1993), P.M. in proc. De Lieto

*Il divieto, posto dalla L. n. 431 del 1985, di efficacia immediata e sino all'adozione, da parte delle Regioni, dei piani paesistici o dei piani urbanistico-territoriali, di modificare l'assetto del territorio relativamente alle aree individuate direttamente ex lege opera anche dopo la scadenza del termine ordinatorio del 31 dicembre 1986, stabilito per l'elaborazione dei predetti piani. (Fattispecie in tema di illeciti consumati nell'ambito territoriale di Regione a statuto speciale). * Cass. pen., sez. III, 21 aprile 1994, n. 4549 (ud. 21 dicembre 1993), Lodigiani

*Il termine di centoventi giorni, previsto dalla legge n. 431/85 per individuare le aree in cui proibire eventuali modifiche, preordinate a non pregiudicare le decisioni relative ai piani paesistici, ha certamente funzione sollecitatoria e non carattere perentorio, mancando una precisa necessaria indicazione in tal senso; è infatti contro gli scopi e lo spirito della legge stessa ritenere che l'inerzia delle regioni privi automaticamente di difesa cautelare, per un lungo periodo di tempo, vasta porzione del territorio nazionale non coperto da norme urbanistiche. * Cons. Stato, sez. IV, 27 ottobre 1988, n. 1179.

*Il termine del 31 dicembre 1986, posto dall'art. 1 bis L. 8 agosto 1985, n. 431 per l'approvazione dei piani paesistici da parte delle Regioni, non ha carattere perentorio, ossia non implica l'estinzione del potere di provvedere, ma ha la funzione di stabilire il momento a partire dal quale è legittimo il ricorso a misure sostitutive da parte del Ministero dei Beni Culturali ed Ambientali; conseguentemente tale provvedimento non ricorre tra quelli <169>aventi termini perentori di scadenza che, ai sensi dell'art. 23 dello Statuto della regione Marche il Consiglio regionale può deliberare nonostante le dimissioni presentate dalla Giunta<170>. * Cons. Stato, sez. VI, 21 ottobre 1994, n. 1525, in Giur. it. 1995, II, 65.

*Il piano paesistico trova la propria base normativa nella disciplina relativa alla protezione delle bellezze naturali ed è volto ad ulteriormente disciplinare il vincolo paesistico, con strumenti idonei ad assicurare il superamento dell'episodicità inevitabilmente connessa a semplici interventi autorizzatori, mentre i piani urbanistici territoriali con specifica considerazione dei valori paesistici e ambientali si inquadrano nella materia urbanistica, hanno natura di strumenti urbanistici e trovano il loro nucleo iniziale di disciplina nei piani territoriali di coordinamento; nell'uno e nell'altro strumento di pianificazione non può trovare collocazione l'istituzione di un parco regionale che supponga anche l'utilizzazione di strumenti urbanistici e la considerazione di valori paesistici, ma realizzi un'iniziativa più complessa di tutela del territorio, ed autonoma, nell'esercizio di funzioni trasferite alla Regione ai sensi dell'art. 83 D.P.R. 24 luglio 1977, n. 616. * Cons. Stato, sez. VI, 13 ottobre 1993, n. 713, in Riv. amm. 1994, 176.

*I piani urbanistico-territoriali con specifica considerazione dei valori paesistici ed ambientali, previsti alternativamente ai piani territoriali paesistici dall'art. 1 bis L. 8 agosto 1985, n. 431, non soltanto non fanno venir meno, ma anzi suppongono l'esistenza del vincolo paesaggistico, sia che lo stesso sia stato imposto dalla Regione nell'esercizio delle funzioni delegate con l'art. 82 D.P.R. 24 luglio 1977, n. 616, sia che esso sia stato imposto dall'Amministrazione statale nell'esercizio del potere contemplato dal cit. art. 82 secondo comma lett. a) D.P.R. n. 616 cit. nel testo introdotto dall'art. 1 D.L. 27 giugno 1985, n. 312. Il potere di procedere nel particolare interesse paesaggistico di un bene, in via di integrazione degli elenchi, riservato allo Stato dall'art. 82 D.P.R. 24 luglio 1977, n. 616 è di natura concorrente e non di tipo sostitutivo, e non richiede, per il suo esercizio, l'inerzia dell'Autorità regionale delegata. * Cons. Stato, sez. VI, 26 gennaio 1993, n. 96, in Riv. amm. 1993, 695.

*Il vincolo paesaggistico-ambientale previsto dalla L. 8 agosto 1985, n. 431 (cosiddetta legge-Galasso) vige ope legis in generale dal giorno dell'entrata in vigore della legge stessa su tutte le categorie morfologiche indicate nella norma in questione senza che sia necessario alcun provvedimento di enti amministrativi locali che individuino specificamente le aree soggette alla tutela ed in modo del tutto autonomo dal regime dei piani paesistici o urbanistici territoriali cosicché detto vincolo è perfettamente in vigore anche nelle regioni che non hanno provveduto a varare i suddetti piani nei termini prestabiliti. * Pret. pen. Terni, 12 febbraio 1991, D'Ubaldi, in Riv. pen. 1991, 292

10) Pioppicoltura.

*Costituisce attività agro-silvo-pastorale, non comportante alterazione permanente dello stato dei luoghi, l'attività di pioppicoltura di ripa, che ha normalmente un ciclo decennale e si espleta sulle sponde dei fiumi. In tal caso lo sradicamento degli alberi, seguito dalla sistemazione nello stesso terreno debitamente preparato di nuove pioppelle, non richiede alcun nulla-osta. * Cass. pen., sez. III, 22 febbraio 1993, n. 1589 (ud. 14 gennaio 1993), Lawley ed altro

*Nel caso in cui un pioppeto sorga su un'area territoriale già soggetta di per sé stessa a vincolo paesaggistico-ambientale sulla scorta della "legge-Galasso", tale vincolo assorbe e permea anche i pioppi emergenti su detta area, non in quanto pioppi, ma in quanto essi in quel punto rappresentano una struttura costitutiva del paesaggio visivo e dell'ambiente biologico tutelato nel suo insieme completo dal vincolo in questione; di conseguenza l'attività di taglio che dovesse interessare tali pioppi è sottoposta al regime del vincolo e deve quindi essere autorizzata dal competente organo che gestisce in loco la "legge-Galasso". * Pret. pen. Amelia, 17 febbraio 1992, Belli, in Riv. pen. 1992, 271

11) Rapporto con la L. n. 47/85.

*In tema di tutela delle zone di particolare interesse ambientale, la violazione delle disposizioni della L. 8 agosto 1985, n. 431 (cosiddetta legge Galasso), purché si sia tradotta nella esecuzione di lavori o di attività di modificazione ambientale, è prevista dall'art. 1 sexies come nuova ipotesi di reato, che può concorrere con le contravvenzioni di costruzione senza concessione e di distruzione o deturpamento di bellezze naturali. Il richiamo operato dalla predetta norma dell'art. 20 della legge 28 febbraio 1985, n. 47 ("Norme in materia di controllo della attività urbanistico - edilizia, sanzioni, recupero e sanatoria delle opere abusive") è stato effettuato soltanto quoad poenam e si riferisce in particolare alla sanzione comminata dalla lett. c) del menzionato art. 20, che concerne specificamente gli "interventi edilizi nelle zone sottoposte a vincolo... paesistico...". * Cass. pen., sez. III, 22 maggio 1987 (c.c. 10 aprile 1987, n. 1131), Di Iorio

*Quando la modificazione ambientale ex L. 8 agosto 1985, n. 431 non venga realizzata con interventi edilizi, ma comporti egualmente un mutamento dell'assetto territoriale (secondo le destinazioni del piano regolatore e degli altri strumenti urbanistici ed i regolamenti locali) e del paesaggio (quale recepito nel territorio sottoposto a vincoli ambientali), può essere applicata quale sanzione anche quella più lieve dell'art. 20, lett. a), L. 28 febbraio 1985, n. 47. (Fattispecie relativa ad arbitraria occupazione di una vasta area con caratteristiche agricole, sottoposta a vincolo archeologico e paesaggistico, con un gran numero di autovetture).* Cass. pen., sez. III, 23 aprile 1994, n. 4707 (ud. 15 febbraio 1994), Fanelli

*In tema di tutela del paesaggio, il richiamo quoad poenam, effettuato dall'art. 1 sexies L. 8 agosto 1985, n. 431 all'art. 20 L. 28 febbraio 1985, n. 47 si riferisce alle lett. a), c). A qualsiasi intervento, inquadrabile nella disciplina de qua, nelle zone sottoposte a vincolo, eseguito in variazione essenziale, in totale difformità o in assenza dell'autorizzazione paesaggistica va applicata la sanzione di cui alla lett. c). La nozione di totale difformità è desumibile, per le opere edilizie, dall'art. 7 della legge n. 47 del 1985. Il concetto di variazione essenziale di cui all'art. 8 stessa legge è invece riferibile soltanto a talune attività, ivi elencate: vanno cioè esclusi dalla previsione (alle condizioni stabilite) gli interventi di manutenzione ordinaria, straordinaria, di consolidamento statico e di restauro conservativo (nonché l'esercizio della attività agro-silvo-pastorale), regolati nel dodicesimo comma dell'art. 1 legge n. 431 del 1985. Per gli immobili singolarmente sottoposti a vincolo, ogni attività compiuta è legislativamente definita come variazione essenziale (art. 8 cit., ultima parte) e punita ex art. 20 lett. c), in quanto ogni loro modificazione assume rilevanza sotto l'aspetto ambientale. In ogni altro caso l'illecito è configurabile come inosservanza delle disposizioni previste dalla presente legge (intendendosi la parola presente, di cui alla lett. a, dell'art. 20 legge n. 47 del 1985, riferita alla legge n. 431 del 1985) e delle prescrizioni e modalità esecutive previste dall'autorizzazione paesaggistica (non più concessione). Vanno esclusi da sanzioni tutti gli interventi, che non pongono neppure astrattamente in pericolo il paesaggio (es. opere interne, non eseguite sugli immobili innanzi menzionati). (Nella specie la Corte ha ritenuto sussistente l'ipotesi di cui alla lett. c, trattandosi di taglio di 42 piante di robinia, ciliegio selvatico e frassino in bosco ad alto fusto, senza autorizzazione). * Cass. pen., sez. III, 11 giugno 1992, n. 6898 (ud. 5 maggio 1992), Ferrero

*Nell'ipotesi di costruzione senza autorizzazione paesistica in zona vincolata ai sensi della legge 29 giugno 1939, n. 1497, sono applicabili le sanzioni previste dall'art. 20 legge 28 febbraio 1985, n. 47, richiamate dall'art. 1 sexies legge 8 agosto 1985, n. 431. A tale conclusione deve pervenirsi, sia perché l'art. 1 della legge n. 431 del 1985 richiama espressamente l'autorizzazione di cui all'art. 7 legge n. 1497 del 1939 e quindi ne punisce implicitamente l'inosservanza ai sensi del citato art. 1 sexies; sia perché quest'ultima disposizione esplicitamente menziona la legge n. 1497 predetta ("ferme restando le sanzioni di cui alla legge 29 giugno 1939 n. 1497") e chiaramente manifesta la volontà del legislatore di sottoporre al più rigoroso (rispetto a quello del 1939) regime sanzionatorio anche le violazioni della normativa precedente. * Cass. pen., sez. III, 12 maggio 1997, n. 4392 (ud. 8 aprile 1997), P.G. in proc. Naldoni ed altro

*Rinviando l'art. 1 sexies della L. n. 431/1985 come penalità all'art. 20 della L. n. 47/1985 e non specificando il citato art. 1 sexies quale lettera dell'art. 20 L. n. 47/1985 debba applicarsi, si considera applicabile la pena di cui alla lettera c) in quanto è soltanto in tale parte dell'articolo che si fa espresso richiamo alle violazioni in materia vincolistica - paesaggistica. Il rinvio, peraltro, deve intendersi esclusivamente quoad poenam talché è irrilevante che l'art. 20, lettera c) L. n. 47/1985 insista soltanto su opere edilizie - urbanistiche potendosi applicare tale pena anche a scempi paesaggistici - ambientali in violazione alla L. n. 431/1985 commessi mediante inquinamento di corsi d'acqua ed altre attività non comportanti mutamenti modificativi fisici e volumetrici del territorio in senso stretto. * Pret. pen. Amelia, 23 settembre 1987, Di Nicola e altri, in Riv. pen. 1987, 1098

*La cosiddetta legge Galasso, all'art. 1 sexies, chiarisce che la violazione del precetto dà luogo a due distinte specie di sanzioni, quelle derivanti dalla L. 29 giugno 1939, n. 1497 e quelle di cui all'art. 20 della L. 47/85. Attesa la natura diversa delle sanzioni richiamate, sono applicabili congiuntamente le sanzioni derivanti e dall'una e dall'altra legge. Nell'ambito poi dell'art. 20 della L. n. 47/85 si deve applicare la lett. c) e non altra come si desume dal contenuto di quest'ultima disposizione, che mira a colpire, tra l'altro, le costruzioni eseguite in zone sottoposte a vincolo. * Cass. pen., sez. III, 8 maggio 1990, n. 6672 (ud. 28 marzo 1990), Giovannoni

*In materia di tutela delle zone soggette a vincolo paesistico, l'unica sanzione applicabile alle violazioni dell'art. 1 sexies della L. n. 431/1985 è quella fissata dalla lettera c) dell'art. 20 della L. n. 47/1985. * Cass. pen., sez. III, 24 febbraio 1998, n. 2357 (ud. 27 novembre 1997), Zauli ed altri

*In tema di tutela del paesaggio, l'unica sanzione applicabile alle eterogenee violazioni dell'art. 1 sexies legge 8 agosto 1985, n. 431, qualificato come reato di pericolo, è quella prevista dall'art. 20 lett. c) legge 28 febbraio 1985, n. 47, giacché solo detta disposizione si riferisce agli interventi eseguiti in zona soggetta a vincolo e costituisce un'ipotesi autonoma contravvenzionale rispetto all'art. 20 lett. a) citata legge 47 del 1985, i cui precetti sono tutti interni alla sola normativa urbanistica, mentre il richiamo contenuto nel citato art. 1 sexies legge n. 431 del 1985 è solo quoad poenam e presuppone il concorso tra i reati urbanistico e paesaggistico. (La Suprema Corte ha osservato che "l'analisi esegetica su indicata è confortata anche dall'interpretazione adeguatrice, giacché sarebbe incongruo ed irrazionale punire con pena mite un'attività umana di distruzione di centinaia di alberi da alto fusto ed applicarne una differente e più elevata per interventi edilizi a volte modesti quale l'esecuzione di un piccolo vano"). * Cass. pen., sez. III, 9 marzo 1995, n. 2351 (ud. 1 febbraio 1995), P.M. in proc. Ceresa.

*La sostituzione della pena detentiva breve di cui all'art. 53, L. 24 novembre 1981, n. 689 non può essere applicata ai "reati previsti dalle leggi in materia edilizia ed urbanistica". Tale divieto non concerne, però, i reati in materia paesaggistica, che si differenzia dalla prima sotto molteplici profili: 1) il particolare rilievo che assume il paesaggio nella Costituzione, autonomamente disciplinato nell'art. 9 e non regolato nell'art. 117, che menziona soltanto l'urbanistica; 2) le distinzioni tra competenze trasferite (urbanistica) alle regioni e competenze delegate (paesaggio), le quali ultime mantengono un ampio potere di controllo ed intervento in capo alle autorità centrali; 3) diversa incidenza, che hanno i due tipi di vincolo sulla proprietà privata; 4) la possibilità di concessione in sanatoria per la materia urbanistica, non prevista per quella paesaggistica; 5) la diversità della causa di estinzione prevista dalla recente L. 23 dicembre 1994, n. 724: oblazione o concessione in sanatoria per le contravvenzioni urbanistiche; soltanto estinzione per autorizzazione paesaggistica in sanatoria in ordine agli illeciti di cui alla L. n. 431 del 1985; 6) obbligo di interpretazione restrittiva per la disposizione, che prevede eccezioni alla regola generale della sostituzione delle pene detentive brevi. * Cass. pen., sez. III, 14 febbraio 1996, n. 1679 (ud. 13 gennaio 1996), P.M. in proc. Vacca.

*In tema di opere costruite su aree sottoposte a vincolo di inedificabilità assoluta, l'onere di richiedere il parere previsto dall'art. 32 della L. n. 47/1985 alle competenti amministrazioni, grava sul comune e non sul privato interessato che abbia presentato richiesta di sanatoria, effettuando tempestiva oblazione. * Cass. pen., sez. III, ord. 16 novembre 1996, n. 102 (ud. 29 ottobre 1996), Nocerino e altro

*In caso di violazione dell'art. 1 sexies L. n. 431 del 1985 la sanzione applicabile è quella dell'art. 20 lett. a) L. 28 febbraio 1985, n. 47, soltanto quando sia stata posta in essere una inosservanza delle modalità esecutive dell'autorizzazione paesistica. Qualora invece sussista la mancanza del provvedimento va applicata la pena stabilita dall'art. 20 lett. c) della stessa legge.* Cass. pen., sez. III, 16 aprile 1994, n. 4424 (ud. 31 gennaio 1994), Capparelli

*La L. 431/85 (cosiddetta "legge Galasso") non prevede nessun tipo di concessione comunale in sanatoria e/o di nulla-osta autorizzativo regionale in sanatoria per le violazioni al suo dettato. La concessione in sanatoria è invece prevista dalla L. 47/85 e riguarda possibilità di sanatoria soltanto ed esclusivamente per i reati tipici connessi inerenti l'aspetto urbanistico-edilizio e non può essere estesa ad altre norme seppur aventi ad oggetto interventi sul territorio sotto altre formulazioni. Consegue che i reati di violazione al vincolo paesaggistico-ambientale della L. 431/85 non sono soggetti al regime della concessione in sanatoria (e/o di nulla-osta autorizzativo regionale in sanatoria) e non è dunque possibile una estinzione dei relativi illeciti in sede penale sotto questo profilo. Una eventuale concessione in sanatoria rilasciata sulla base della L. 47/85 che riguardi opere realizzate in area soggetta al vincolo della L. 431/85 e che dunque preveda sanatoria anche per gli aspetti illeciti connessi alla "legge-Galasso" è irrilevante in sede di processo penale nel senso che non può determinare l'estinzione di detti ultimi reati e tale atto dovrà essere oggetto di esame da parte del P.M. per valutarne gli aspetti di eventuali illiceità sotto il profilo penale. * Pret. pen. Terni, 20 ottobre 1994, Longhi, in Riv. pen. 1994, 1269

12) Rifiuti.

*Nell'ipotesi di inosservanza di un contratto per la rimozione di rifiuti scaricati in zona soggetta a vincolo paesaggistico non è configurabile il reato di cui all'art. 1 sexies della legge n. 431 del 1985, quando manchi il nesso concorsuale con la situazione preesistente. * Cass. pen., sez. III, 8 novembre 1996, n. 9579 (ud. 8 ottobre 1996), Tabellini ed altro.

13) Rimessione in pristino.

*In materia paesaggistica, l'ordine di rimessione in pristino dello stato originario dei luoghi, disciplinato dall'art. 1 sexies L. 8 agosto 1985, n. 431, ha natura di sanzione penale, in quanto è applicato dal magistrato ordinario, come conseguenza obbligata della sentenza di condanna ed è espressione di un potere non meramente surrogatorio, ma primario, esclusivo, autonomo e più ampio rispetto a quello della P.A. (che è invece limitato alla demolizione). Detto ordine quindi, pur non essendo inquadrabile negli schemi pregressi, è pur sempre sanzione penale tipica. È quindi da escludere il carattere di sanzione civile, poiché il ripristino, di cui all'art. 185 c.p., pur se determinato dallo stato antigiuridico, prodotto dal reato, è connesso con un diritto puramente privato, esercitato mediante un'azione giudiziaria, anche essa privata. È da negare altresì il carattere di pena accessoria, poiché per la sua configurabilità è necessaria una specifica previsione legislativa (principio di tassatività). Ne deriva che con la sentenza di condanna deve essere, in ogni caso, ordinato il ripristino, come statuizione conseguenziale ed obbligatoria. (Nella specie l'imputato aveva proposto ricorso avverso la sentenza, con la quale il pretore aveva applicato la pena su richiesta delle parti, limitatamente all'ordine di rimessione in pristino. La Corte, nell'affermare il suddetto principio, ha ribadito che la sentenza di patteggiamento ha natura di pronunzia di condanna). * Cass. pen., sez. III, 18 marzo 1993, n. 1969 (c.c. 17 novembre 1992), Colpo ed altro

*In tema di tutela del paesaggio, la rimessione in pristino dello stato originario dei luoghi, prevista dall'art. 1 sexies L. 8 agosto 1985 n. 431, è una sanzione penale tipica, perché legislativamente determinata, pur se nuova, in quanto non sussumibile negli schemi pregressi. Essa non rientra tra le pene accessorie, che sono tassative e tali definite legislativamente. Ne deriva che in sede di patteggiamento deve essere, in ogni caso, ordinato il ripristino, come statuizione conseguenziale ed obbligatoria. * Cass. pen., sez. III, ord. 5 marzo 1993, n. 1941 (c.c. 11 novembre 1992), Zammataro

*L'ordine di demolizione delle opere eseguite in violazione del vincolo paesaggistico, avendo natura, non di pena accessoria, ma di sanzione amministrativa, deve essere disposto a seguito della sentenza di "patteggiamento". L'applicazione della sanzione ripristinatoria non è, però, di ostacolo al dissequestro dell'opera assoggettanda a riduzione in pristino, non costituendo l'applicazione della detta sanzione condizione per il mantenimento del vincolo cautelare dopo la pronuncia della sentenza di condanna.* Cass. pen., sez. VI, 13 gennaio 1994, n. 195 (ud. 19 ottobre 1993), Guerriero

*In materia paesaggistica, l'ordine di rimessione in pristino stato è provvedimento dovuto e conseguenziale alla pronuncia di condanna. Trattasi di sanzione penale di carattere ripristinatorio, attribuita all'autonoma competenza del giudice ordinario. Quest'ultimo non esercita alcun potere di supplenza rispetto alla P.A., che mantiene intatti i concorrenti poteri di autotutela. Ne deriva che esso, non essendo annoverabile tra le pene accessorie (che sono tipiche e legislativamente elencate) va disposto anche con la sentenza di patteggiamento.* Cass. pen., sez. III, 16 marzo 1994, n. 268 (c.c. 27 gennaio 1994), Oppio

*L'ordine di rimessione in pristino dello stato dei luoghi, in forza di quanto disposto dall'art. 1 sexies del D.L. 27 giugno 1985, n. 312, convertito in L. 8 agosto 1985, n. 431, va emesso anche con la sentenza adottata a norma dell'art. 444 c.p.p., perché questa è equiparata ad una sentenza di condanna (art. 445 c.p.p.) e perché detto ordine non è una pena accessoria o una misura di sicurezza, bensì ha natura di sanzione amministrativa; a nulla rileva quindi che la riduzione in pristino non abbia formato oggetto dell'accordo intercorso fra le parti, in quanto, trattandosi di atto dovuto per il giudice, è sottratto alla loro disponibilità e di ciò l'imputato deve tener conto nell'attivare la procedura del patteggiamento.* Cass. pen., sez. III, 23 luglio 1994, n. 1918 (c.c. 15 giugno 1994), P.M. in proc. Barbini

*La rimessione in pristino dello stato originario dei luoghi costituisce una sanzione amministrativa irrogata dal giudice penale con un potere autonomo che, tuttavia, deve essere coordinato con tutta la disciplina e con il regime sanzionatorio stabiliti dalla normativa di riferimento. Pertanto, reso omogeneo il sistema sanzionatorio, avuto riguardo alla finalità di tutela dell'interesse sostanziale alla protezione del paesaggio, potendosi il reato ex art. 1 sexies L. 431 del 1985 configurare per la sola esecuzione di opere o attività senza l'autorizzazione ex art. 7 L. n. 1497 del 1939, l'autorizzazione in sanatoria, purché legittima, valida ed efficace, escluderà l'applicazione di detto ordine da parte del giudice penale, tutte le volte in cui il suo rilascio elimina ogni vulnus al paesaggio in una visione sostanziale della sua protezione. * Cass. pen., sez. III, 15 novembre 1995, n. 11203 (ud. 22 settembre 1995), Ottelli

*Dimostrata la natura giuridica di sanzione amministrativa dell'ordine di rimessione in pristino, proprio per la sua autonomia è possibile ammettere la subordinazione del beneficio della sospensione condizionale della pena alla sua esecuzione in base all'art. 165 c.p. e, nel contempo, in virtù dei principi generali in tema di sanatoria e della finalità della sanzione di apprestare un recupero ambientale in una visione sostanziale della tutela dei beni, affermare la rilevanza dell'autorizzazione in sanatoria, purché legittima, valida ed efficace. * Cass. pen., sez. III, 15 novembre 1995, n. 11203 (ud. 22 settembre 1995), Ottelli

*L'ordine di rimessione in pristino dello stato originario dei luoghi a spese del condannato, previsto dal secondo comma dell'art. 1 sexies L. n. 431 del 1985 (cosiddetta legge Galasso), va impartito dal giudice anche nel caso di applicazione della pena su richiesta delle parti, non trovando applicazione il disposto del primo comma dell'art. 445 c.p.p. 1988 in quanto l'ordine suddetto, lungi dal rappresentare una pena accessoria, va collocato fra le sanzioni di carattere amministrativo irrogabili dal giudice ordinario. A tali conclusioni si perviene non tanto sulla base dell'assimilazione dell'ordine di ripristino in questione a quello di demolizione di cui all'art. 7, ultimo comma, legge n. 47 del 1985, quanto, soprattutto, in considerazione: 1) del fatto che l'ordine di ripristino può essere impartito, ai sensi dell'art. 15 L. n. 1497 del 1939 (norme sulla protezione delle bellezze naturali), anche dalla pubblica amministrazione, sicché la misura disposta dal giudice si pone non in via alternativa, sebbene eventualmente concorrente con i provvedimenti dell'autorità amministrativa; 2) del rilievo che le pene accessorie sono sempre di natura personale e mai di natura patrimoniale, sicché le stesse incidono sullo status del condannato limitandone la sfera giuridica, ma non aggrediscono il suo patrimonio; 3) della considerazione che l'obbligo da parte del giudice di impartire l'ordine predetto è posto soprattutto a tutela degli interessi della collettività ed è attribuito al giudice ordinario per rendere più incisiva la detta tutela. * Cass. pen., sez. III, 1 marzo 1991, n. 2695 (ud. 7 gennaio 1991), Ventura

*L'ordine di rimessione in pristino dello stato dei luoghi (di cui all'art. 1 sexies della L. n. 431/1985) ha natura di sanzione amministrativa, esercitata dal giudice penale con un potere autonomo, che, tuttavia, deve essere necessariamente coordinato con tutta la disciplina e con il regime sanzionatorio stabiliti dalla normativa di riferimento.* Cass. pen., sez. III, 19 luglio 1995, n. 2078 (c.c. 1 giugno 1995), P.M. in proc. c. Cavallo

*L'obbligo di riduzione in pristino previsto dall'art. 1 sexies, comma secondo, della L. 8 agosto 1985 n. 431 (cosiddetta "legge Galasso") è applicabile anche alle opere pubbliche abusive o irregolari, ma trattandosi di misura amministrativa, le modalità di attuazione possono essere meglio specificate dalla pubblica amministrazione competente. * Cass. pen., sez. III, 21 aprile 1994, n. 4549 (ud. 21 dicembre 1993), Lodigiani

*Considerata la natura amministrativa del ripristino ex art. 1 sexies L. 8 agosto 1985, n. 431 (analogamente a quanto ritenuto già per l'art. 7 ultimo comma L. 28 febbraio 1985, n. 47 per la demolizione) la parte civile può azionare in executivis la sentenza definitiva di condanna per la parte relativa al ripristino. * Cass. pen., sez. III, 8 aprile 1993, n. 3436 (ud. 12 febbraio 1993), Quartiero ed altro

*L'ordine di rimessione in pristino dello stato dei luoghi a spese del condannato previsto dall'art. 1 sexies della L. 8 agosto 1985, n. 431, in relazione alla violazione formale della realizzazione di opere di modificazione dei luoghi sottoposti al vincolo ambientale in assenza della prescritta autorizzazione, non comportando alcuna decisione di merito, stante la sua assoluta obbligatorietà, può essere adottato dalla Corte di cassazione, allorché sia stato omesso dalla decisione impugnata.* Cass. pen., sez. VI, 13 gennaio 1994, n. 195 (ud. 19 ottobre 1993), Guerriero

*Se è coerente per una più incisiva tutela dell'interesse primario all'integrità ambientale, considerata quale bene unitario, che può essere compromesso anche da interventi minori, non recanti un danno paesistico concretamente sussistente, la condanna alla pena congiunta dell'arresto e dell'ammenda, la quale assume una funzione dissuasiva e preventiva per impedire l'attuazione di iniziative modificative del territorio in zone soggette a vincolo paesaggistico in difetto di una previa verifica di compatibilità ambientale, non sembra necessario imporre il ripristino dello stato originario dei luoghi per un'attività che, successivamente, può essere autorizzata dall'autorità amministrativa ed essere, quindi, legittimamente eseguita. * Cass. pen., sez. III, 15 novembre 1995, n. 11203 (ud. 22 settembre 1995), Ottelli

*In tema di tutela del paesaggio, l'ordine di riduzione in pristino ex legge 8 agosto 1985, n. 431 costituisce atto dovuto da parte del giudice, ove non risulti già "eseguito" e non solo "disposto" dalla pubblica amministrazione. * Cass. pen., sez. III, 12 aprile 1995, n. 3968 (ud. 1 marzo 1995), Tasca.

*La remissione in pristino dello stato originario dei luoghi - ai sensi dell'art. 1 sexies della L. 8 agosto 1985, n. 431 quale potere-dovere del giudice, non è formalmente raccordato con analogo potere-dovere della P.A.; tuttavia non deve escludersi un ruolo di collaborazione sulle concrete modalità e tempi di esecuzione, fermo rimanendo il principio che il giudice e il P.M. hanno per legge un compito concreto per la eliminazione dell'abuso. * Cass. pen., sez. III, 3 aprile 1996, n. 862 (c.c. 22 febbraio 1996), P.M. in proc. Pezzetta

*L'ordine di rimessione in pristino, dello stato originario dei luoghi, di cui all'art. 1 sexies L. 8 agosto 1985, n. 431, non richiede specifica motivazione, essendo questa desumibile dal complesso delle motivazioni, attraverso le quali il giudice è pervenuto alla conclusione della sussistenza del reato.* Cass. pen., sez. III, 12 maggio 1994, n. 5627 (ud. 4 marzo 1994), Nobiletti

*L'esecuzione dell'ordine di rimessa in pristino dello stato dei luoghi a spese del condannato pronunciato nel corpo della sentenza di condanna per reati di violazione alla L. 431/85, al pari dell'esecuzione dell'ordine di demolizione connesso alla condanna per reati di violazione alla L. 47/85, è legittimamente e doverosamente demandata all'attività del P.M. il quale vi provvede avvalendosi, all'uopo, della forza pubblica. Trattasi non già di un'attività di supplenza riservata al magistrato nel caso di inerzia della P.A. in senso surrogatorio, ma è esercizio di un potere, primario ed esclusivo, riservato al P.M. in modo autonomo rispetto a quelli dell'amministrazione stessa, atteso che non sussistono motivi ostativi al principio che vuole l'autorità giudiziaria titolare dell'esecuzione dell'ordine da lei stessa dato. * Pret. pen. Terni, 20 ottobre 1994, Longhi, in Riv. pen. 1994, 1269

14) Sanatoria edilizia.

*L'estinzione del reato contravvenzionale di cui all'art. 1 sexies della L. 8 agosto 1985 n. 431 è subordinata, dall'art. 39, comma 8, L. 23 dicembre 1994 n. 724, al rilascio della concessione edilizia, previa autorizzazione dell'amministrazione preposta alla tutela del vincolo e non sono sufficienti la presentazione dell'istanza di condono, il versamento delle somme di denaro dovute ed il giudizio di congruità espresso dall'amministrazione comunale. * Cass. pen., sez. III, 17 gennaio 1996, n. 473 (ud. 4 dicembre 1995), P.M. in proc. Savicoli ed altri.

*La particolare fattispecie estintiva prevista dal comma ottavo dell'art. 39 della legge n. 724 del 1994 si applica anche al reato di cui all'art. 1 sexies legge n. 431 del 1985, presuppone la presentazione di un'istanza di condono edilizio o di "conversione" della concessione in sanatoria ex artt. 13 e 22 legge n. 47 del 1985 in quella prevista dal capo quarto della stessa legge, il pagamento integrale dell'oblazione dovuta, il rilascio di una concessione in sanatoria con le caratteristiche proprie di detto capo della citata legge e dell'autorizzazione paesaggistica. L'inapplicabilità della speciale causa estintiva stabilita dall'art. 22 legge n. 47 del 1985 al reato previsto dall'art. 1 sexies legge n. 431 del 1985 si fonda sui connotati peculiari di due discipline difformi e differenziate, legittimamente e costituzionalmente distinte, e sulla tutela prodromica del paesaggio cui è deputata la contravvenzione in esame, sicché non si vuole consentire alcuna modificazione senza il preventivo controllo dell'autorità amministrativa, escludendo di porre la pubblica amministrazione competente dinnanzi al fatto compiuto, e sulla natura di reato formale o di disobbedienza riconosciuto in maniera uniforme da dottrina e giurisprudenza. * Cass. pen., sez. III, 30 maggio 1996, n. 5404 (ud. 30 aprile 1996), Giusti.

*In tema di cosiddetto condono edilizio, la contravvenzione di cui all'art. 734 c.p. è estinta per il pagamento dell'oblazione, seguito dal rilascio della concessione e dell'autorizzazione paesaggistica. La natura di reato di danno non è di ostacolo, poiché l'ampia formula utilizzata dal comma ottavo dell'art. 39 della legge n. 724 del 1994 - secondo cui occorre un'espressa autorizzazione in sanatoria, differente dal semplice parere di cui all'art. 32 della legge n. 47 del 1985 e successive modifiche ed integrazioni - rende possibile l'inclusione della violazione de qua, tra quelle estinguibili. * Cass. pen., sez. III, 12 marzo 1997, n. 2420 (ud. 20 febbraio 1997), Crocchi.

*La legge n. 724/1994 non ha introdotto, attraverso l'articolo 39, comma ottavo, un'ipotesi di sanatoria generalizzata delle violazioni paesaggistiche, e pertanto il rilascio di autorizzazione in sanatoria da parte dell'ente preposto alla tutela del vincolo paesaggistico non produce effetti estintivi del reato contemplato dal combinato disposto degli articoli 1 sexies legge n. 431/85 e 20 lettera c) legge n. 47/85. * Cass. pen., sez. III, 18 febbraio 1998, n. 1936 (ud. 14 gennaio 1998), Cappelli ed altri.

*In materia di tutela delle zone soggette a vincolo paesistico, l'unica sanzione applicabile alle violazioni dell'art. 1 sexies della L. n. 431/1985 è quella fissata dalla lettera c) dell'art. 20 della L. n. 47/1985. * Cass. pen., sez. III, 24 febbraio 1998, n. 2357 (ud. 27 novembre 1997), Zauli ed altri

15) Strade e sentieri.

*È necessaria l'autorizzazione paesistica, per realizzare una via interpoderale di collegamento di un fondo ad altra strada. Tale opera non rientra tra le attività agro-silvo-pastorali, per le quali non è richiesto il nulla-osta, poiché la sua sistemazione comporta una alterazione permanente dell'ambiente proprio per lo scopo di stabile comunicazione, che essa è diretta a conseguire. * Cass. pen., sez. III, 1 marzo 1991, n. 2689 (ud. 7 gennaio 1991), Zona

*Al fine di integrare la nozione di costruzione edilizia non è necessario che vengano usati materiali specifici, essendo sufficiente che il territorio venga modificato in modo stabile e permanente. All'uopo la realizzazione di una pista o di una strada con lo sradicamento di piante ed arbusti rientra tra le opere per le quali è necessaria l'autorizzazione di cui all'art. 7 della L. 29 giugno 1939, n. 1497 (applicazione in tema di violazione della cosiddetta legge Galasso). * Cass. pen., sez. III, 24 ottobre 1990, n. 14006 (ud. 2 ottobre 1990), Pacifico

*Il reato di cui all'art. 1 sexies legge 8 agosto 1985, n. 431 ha struttura a consumazione istantanea seppure con effetti permanenti, sicché il termine di prescrizione inizia a decorrere dalla ultimazione delle opere modificative dei luoghi sottoposti a vincolo ovvero dalla interruzione, volontaria o coatta, della condotta tipica, da qualsivoglia ragione determinata. Ne discende che quando si sia dato corso alla costruzione di una strada e di una chiudenda e siano stati realizzati lo sterro (con eliminazione di ceppaie) e parte della recinzione, l'opera non può dirsi completata né la condotta esaurita, sicché il termine prescrizionale inizia a decorrere, nella carenza di diverse risultanze, dalla data dell'accertamento. (La Corte ha precisato che la costruzione di una strada si esaurisce con la realizzazione del sedime carrabile che la renda percorribile, mentre la messa in opera di recinzione, pur non potendo ritenersi sicuramente d'insulto all'ambiente in riferimento a parametro d'offensività della condotta, rappresentava, nella fattispecie, una componente della programmata modificazione dei luoghi). * Cass. pen., sez. II, 20 settembre 1994, n. 9983 (ud. 11 agosto 1994)

*Risponde dei reati previsti dagli artt. 20, primo comma, lett. c) legge 28 febbraio 1985, n. 47 ed 1 sexies legge 8 agosto 1985, n. 431 colui il quale, sprovvisto della necessaria autorizzazione ed in zona sottoposta a vincolo paesaggistico, abbia eseguito un abbassamento del livello di una strada vicinale. (Fattispecie relativa a rigetto di ricorso con il quale l'imputato aveva dedotto che tale opera doveva classificarsi come intervento di straordinaria manutenzione e non di natura edilizia richiedente concessione e che la zona interessata era classificata industriale destinata ad insediamenti insalubri e, quindi, non sottoposta a particolari vincoli derivanti da bellezze naturali). * Cass. pen., sez. III, 2 aprile 1997, n. 3065 (ud. 21 febbraio 1997), Moretti.

*Costituisce violazione dell'art. 1 sexies L. 8 agosto 1985 n. 431 la costruzione, senza autorizzazione, di una strada interpoderale e di alcune piazzole di sosta in zona sottoposta a vincolo e la condanna per tale illecito non è incompatibile sul piano logico (evidenziando così una contraddittorietà della motivazione rilevante ai fini del ricorso per cassazione) con il proscioglimento per il reato di cui all'art. 734 c.p., contestato con riferimento ai medesimi fatti. * Cass. pen., sez. III, 6 novembre 1997, n. 9965 (ud. 22 settembre 1997), Pagliaro V.

*Per realizzare all'interno di un territorio boscato una strada o pista o comunque un tracciato percorribile con autoveicoli e mezzi meccanici, anche senza opere di supporto o asfaltatura, integrando detta nuova opera una modifica stabile strutturale ma soprattutto funzionale dell'assetto urbanistico-territoriale, è necessario il preventivo nulla-osta regionale sulla base della L. 431/85 (cosiddetta "legge-Galasso") e la concessione urbanistico-edilizia sulla base della L. 47/85. È irrilevante se detto tracciato è realizzato ed insiste su un vecchio sentiero o mulattiera e ne ripercorre lo sviluppo in lunghezza, giacché, salvo il caso in cui la larghezza resti immutata (e quindi continui a consentire il solo passaggio di uomini e animali), l'ampliamento sui lati determina di fatto la realizzazione di un percorso carrozzabile ex novo che consente una percorribilità con veicoli e mezzi meccanici prima impossibile; quindi non trattasi di ripulitura di vecchia pista di esbosco ma di nuova strada (anche se bianca) realizzata per comodità ampliando una vecchia pista riservata a movimenti non meccanici. * Pret. pen. Terni, 20 ottobre 1994, Longhi, in Riv. pen. 1994, 1269

*Sussiste il reato di abuso innominato di atti di ufficio, previsto dall'art. 323 cod. pen., nel caso in cui dei pubblici amministratori abbiano disposto un'opera di allargamento e spostamento di un sentiero sito in una zona sottoposta a vincolo senza essere muniti delle autorizzazioni prescritte da parte delle autorità preposte al vincolo suddetto. (Nella specie, essendo situato il sentiero in un parco naturale provinciale, era necessaria l'autorizzazione della giunta provinciale e della regione). * App. pen. Trento, 9 giugno 1987, n. 603, Zorzi e altro, in Riv. pen. 1987, 954

16) Zone comprese nei piani pluriennali di attuazione.

*L'esclusione dal vincolo paesaggistico generale (concernente cioè talune categorie di beni, quali territori costieri contermini a laghi, fiumi, torrenti ecc.) per le zone diverse dalla A e dalla B, e limitatamente a quelle aree individuate in piani pluriennali di attuazione ha carattere eccezionale ed è di stretta interpretazione. Ne deriva che non rientra in detta esclusione il progetto di lottizzazione approvato, trattandosi di strumento urbanistico di diversa natura giuridica e comunque non costitutivo del menzionato piano di attuazione. (Nella specie trattavasi di bosco). * Cass. pen., sez. III, 19 luglio 1993, n. 1512 (c.c. 2 luglio 1993), Santise.<$![99403334]>

*L'esclusione dal vincolo generalizzato apposto con l'art. 1, L. 8 agosto 1985, n. 431, di conversione in legge con modificazioni del D.L. 27 giugno 1985, n. 312, delle aree comprese in zone A e B e di quelle incluse nei piani particolareggiati di attuazione o in delibere di perimetrazione dei centri edificati, riguarda soltanto le aree già disciplinate dagli strumenti urbanistici comunali, non consentendo invece deroghe per la futura pianificazione urbanistica, che di quei vincoli deve tenere conto, finché non siano approvati i piani paesistici ed i piani territoriali in sede regionale. * Pret. pen. Taranto, sez. dist. di Manduria, 14 ottobre 1992, Scrimieri e altri, in Riv. pen. 1993, 206

*La zona territoriale omogenea è tale per definizione normativa e non per effetto dello strumento urbanistico: pertanto, in base ai parametri della estensione della zona ed a quelli dell'eventuale edificazione, un'area può essere legittimamente compresa nella zona territoriale B anche ai fini della operatività del vincolo paesaggistico ambientale previsto dalla L. 8 agosto 1985, n. 431. * Cons. Stato, sez. V, 22 ottobre 1992, n. 1058, in Giust. civ. 1993, 820.

17) Zone di interesse archeologico.

*In tema di tutela paesaggistica, il vincolo di cui alla lett. m) dell'art. 1 legge 8 agosto 1985, n. 431, concernente le "zone di interesse archeologico" deve risultare da uno specifico provvedimento della pubblica amministrazione, non essendo sufficiente che esse abbiano tale natura dal punto di vista intrinseco ed oggettivo. * Cass. pen., sez. III, 7 agosto 1996, n. 2786 (c.c. 25 giugno 1996), Rao.

18) Zone terremotate.

*Nei confronti dell'attività posta in essere dal commissario del governo in relazione all'esecuzione di opere ricomprese nella normativa di cui al combinato disposto degli artt. 11, comma 18, L. n. 887 del 1984, e 84 della L. n. 219 del 1981, non è operativo il vincolo paesaggistico di cui all'art. 1 quinquies della L. n. 431 del 1985. Il potere infatti del commissario straordinario, che si concretizza nel possibile contenuto normativo derogatorio delle norme di legge, incontra i suoi limiti soltanto nelle esigenze di rispetto dei precetti della Costituzione e dei principi generali dell'ordinamento giuridico e nel divieto, inoltre, di interferenza in materie esclusivamente riservate alla legge. * Cass. pen., sez. III, 24 novembre 1995, n. 2361 (c.c. 3 ottobre 1995), Grasso

Guardie Ambientali Volontarie - Servizio Vigilanza Ambientale ultimo aggiornamento 20/11/00
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