- 1. Premessa
- La presente direttiva
stabilisce concetti e principi vincolanti ai quali devono attenersi gli
uffici regionali che operano in materia di difesa del suolo, nonché gli
altri Enti eventualmente concessionari per la realizzazione di interventi
nel settore, nelle diverse fasi della programmazione, progettazione,
approvazione ed esecuzione delle opere di competenza della Regione
Toscana. Essa stabilisce altresì un preciso riferimento per la
valutazione delle opere della difesa del suolo da eseguirsi a cura di
altri soggetti, pubblici o privati, per il rilascio di autorizzazioni e
nulla-osta di competenza regionale, quando previsto dalle leggi vigenti
con particolare riferimento alle norme di polizia idraulica di cui agli
articoli 93 e seguenti del Testo Unico sulle opere idrauliche n. 523/1904.
Gli interventi in materia di difesa del suolo devono essere progettati e
realizzati anche in funzione della salvaguardia dell'ambiente in tutti i
suoi aspetti. Compatibilmente con la sicurezza e l'efficacia richieste le
opere da realizzare dovranno essere tali da non compromettere l'ambiente
biologico in cui sono inserite e dovranno rispettare i valori paesistici
dell'ambiente medesimo. Nel momento della progettazione preliminare,
dovranno essere esaminate le diverse soluzioni possibili tenendo conto,
nella valutazione costi-benefici, anche dei costi e dei benefici di tipo
ambientale, ed optando per la soluzione che realizza il miglior grado di
integrazione tra i diversi obiettivi.
- 2. Tipologie di intervento
- Le tipologie utilizzate per
la realizzazione di opere pubbliche in materia di difesa del suolo devono
corrispondere a criteri tali a minimizzare l'impatto ambientale; si
raccomanda quindi, ogni qualvolta risulti possibile compatibilmente con le
esigenze di sicurezza, l'utilizzo di tecniche di ingegneria naturalistica.
Pertanto, nella scelta di tipologie di intervento, si adotteranno
preferibilmente i seguenti criteri, anche opportunamente combinati fra di
loro:
- a) strutture di sostegno
- Le strutture di sostegno
delle terre dovranno essere realizzate con tipologie costituite da:
- - palificate in legname,
con inserimento di talee o fascine;
- - grate vive;
- - gradonate orizzontali
vive;
- - terre rinforzate
rinverdite;
- - gabbionate metalliche con
innesto di talee;
- - muri in pietrame
possibilmente rinverditi.
- Eventuali strutture in
cemento armato saranno ammesse solo in situazioni particolari ove altre
soluzioni risultino impossibili da realizzare, ovvero nel caso in cui le
condizioni fisiche siano tali da richiedere la scelta di tale tipo di
materiale quale unica soluzione; sarà comunque da prevedere l'inserimento
di vaschette e cavità ove inserire piantumazioni erbacee o di piante
rampicanti.
- b) scarpate
- Le scarpate dovranno essere
protette con:
- - inerbimento (a secco,
idrosemina, coltre protettiva, tappeti erbosi);
- - messa a dimora di specie
arbustive o arboree;
- - gradonate con talee e/o
piantine; - cordonata;
- - viminata o graticciata;
- - fascinata;
- - copertura diffusa con
astoni;
- - sistemazioni con reti o
stuoie in materiale biodegradabile;
- - grata viva
- - altre tecniche similari.
- Qualora le suddette
tecniche non fossero utilizzabili, si potranno prendere in considerazione
sistemazioni con griglie, reti o tessuti in materiale sintetico (a
funzione antierosiva o di sostegno) opportunamente rinverdite.
- c) Protezioni spondali
- Le protezioni spondali
dovranno essere realizzate con:
- - copertura diffusa con
astoni o ramaglia di salice;
- - gabbionate con talee;
- - pietrame rinverdito;
- - palificate in legno e
ramaglie;
- - terre rinforzate
rinverdite.
- d) Opere trasversali
- Le opere trasversali
dovranno essere realizzate con:
- - rampe in pietrame;
- - briglie in legname;
- - briglie in legname e
pietrame;
- - pennelli in pietrame con
talee.
- 3. Consolidamento versanti
e scarpate
- Nella realizzazione di
opere di consolidamento dei versanti e delle scarpate, si dovrà sempre
verificare la possibilità di utilizzare metodi basati sui principi
dell'ingegneria naturalistica; tali tecniche dovranno essere adottate in
sostituzione dei metodi più tradizionali e di maggior impatto ambientale,
ogni qual volta presentino la medesima efficacia nel raggiungimento di
quegli obiettivi di sicurezza che rendono necessario l'intervento. Le
tecniche dell'ingegneria naturalistica saranno anche utilizzate per
garantire una maggior durata e protezione delle opere di consolidamento
tradizionali di versanti e scarpate, contribuendo anche nella loro
mascheratura quando queste siano particolarrnente visibili ed inserite in
un contesto paesaggistico da tutelare. Gli interventi di consolidamento
debbono prima di tutto tendere ad eliminare le cause dei dissesti.
L'analisi dell'area suscettibile di intervento dovrà essere estesa anche
alle zone a margine di quelle dissestate, allo scopo di prevenire altri
potenziali possibili dissesti che, a medio-lungo termine, potrebbero
interessare la zona oggetto dell'intervento principale.
- In tutti i casi in cui
siano previsti movimenti di terreno per la realizzazione di un intervento
si richiede che siano previste, già in fase progettuale di intervento, le
risistemazioni a verde delle aree coinvolte mediante semina e messa a
dimora di essenze vegetali autoctone e legate al Paesaggio circostante.
- 4. Sistemazioni fluviali e
opere idrauliche.
- 4.1 Manutenzione della
Vegetazione
- Verificatane la
compatibilità idraulica, nella progettazione degli interventi dovrà
assumersi quale aspetto vincolante la conservazione delle caratteristiche
di naturalità dell'alveo fluviale, degli ecosistemi e delle fasce verdi
ripariali, il rispetto delle aree di naturale espansione e relative zone
umide collegate.
- Le associazioni vegetali
ripariali, oltre a costituire un importante valore ecologico e fungere da
agenti di una notevole attività di depurazione delle acque, possono
essere considerate come la più naturale delle difese idrauliche, efficaci
per la limitazione dell'erosione e per il rallentamento della corrente
nelle zone d'alveo non soggette ad invaso permanente, purché compatibile
con il livello di massima piena.
- Risulta quindi la necessità
di mantenere al di fuori dell'alveo normalmente attivo la vegetazione
esistente, limitando gli abbattimenti ad esemplari ad alto fusto morti,
pericolanti, debolmente radicati, che potrebbero costituire un potenziale
pericolo in quanto facilmente scalzabili e asportabili in caso di piena.
La necessità di abbattere le piante di maggior diametro deve essere
valutata nelle diverse zone dell'intervento, in funzione delle sezioni
idrauliche disponibili, sulla base di opportune verifiche documentate nel
progetto, che facciano riferimento a precise condizioni di piena con
prefissati tempi di ritorno al fine di garantire il buon regime delle
acque.
- Le devegetazioni spinte
vanno evitate, mentre deve essere avviata una manutenzione regolare del
corso d'acqua che preveda in generale un trattamento della vegetazione
esistente allo scopo di renderla non pericolosa dal punto di vista della
sicurezza idraulica; ciò si ottiene di norma con tagli selettivi e
diradamenti mirati, mantenendo le associazioni vegetali in condizioni
"giovanili", con massima tendenza alla flessibilità ed alla
resistenza alle sollecitazioni della corrente, limitando in sintesi la
crescita di tronchi con diametro rilevante e favorendo invece le
formazioni arbustive a macchia irregolare. I tagli ai vegetazione in alveo
devono essere effettuati preferibilmente nel periodo tardo-autunnale ed
invernale, escludendo tassativamente il periodo marzo-giugno in cui è
massimo il danno all'avifauna nidificante.
- Per una corretta gestione
idraulica ed ambientale, particolare importanza è attribuita alle zone di
naturale espansione delle acque. A questo proposito, sì può evidenziare
che: - nelle zone di espansione del medio corso, le specie arboree non
riducono in modo significativo la capacità d'invaso mentre, rallentando
la velocità della corrente, favoriscono la difesa delle sponde
dall'erosione e la ricarica degli acquiferi sotterranei, esercitando anche
attività di depurazione delle acque; - nelle zone golenali del basso
corso, le alberature non riducono significativamente nè la capacità
d'invaso nè il deflusso, ed ancora meno nei tratti posti in prossimità
della foce, dove è determinante l'influenza. delle maree; anche in questo
tratto la componente vegetale svolge le importanti funzioni sopra
ricordate.
- Quindi per le zone di
espansione naturale dove la vegetazione arborea non risulta essere un
ostacolo all'invaso, si devono mantenere forme di bosco igrofilo
"maturo", con riflessi fortemente positivi per il rallentamento
del deflusso idrico, nonché per le notevoli implicazioni ecologiche e
paesaggistiche; sono soprattutto queste zone a richiedere il mantenimento
o la ricostituzione di ecosistemi vicini alla naturalità, escludendo le
coperture a verde a "soli fini estetici".
- 4.2 Opere trasversali :
briglie, soglie.
- Le opere trasversali
costituiscono normalmente un ostacolo insormontabile per la fauna
acquatica, interrompendo sia il percorso fisico, sia i flussi energetici
all'interno dell'ecosistema fluviale; inoltre, per minimizzare l'impatto
ambientale, è necessario garantire una certa continuità nella morfologia
dell'alveo (attraverso il mantenimento o la nuova creazione di sequenze
riffle e pool), oltre ad una sufficiente portata e qualità dell'acqua.
- In ogni situazione in cui
risulti tecnicamente possibile, tenuto conto della pendenza dell'alveo e
del dislivello da superare, in luogo della costruzione di manufatti di
tipo tradizionale (briglie e traverse) in calcestruzzo o in gabbioni, si
dovrà prevedere la realizzazione di una o più rampe in pietrame, di
caratteristiche idonee per consentire anche la risalita della fauna
ittica.
- Qualora la pendenza non
consentisse la costruzione di rampe in pietrame, le briglie,
preferibilmente in legname e pietrame, dovranno essere dotate di scale di
risalita per i pesci, quando ubicate in tratti di corso d'acqua di
interesse per la fauna ittica (sentito il parere del competente Servizio
dell'Amministrazione Provinciale) o privo di sbarramenti trasversali per
una lunghezza significativa. Nel caso della realizzazione di manufatti in
calcestruzzo, si dovrà prevedere anche, al fine di un migliore impatto
visivo, una copertura a verde e/o il rivestimento delle pareti con conci
di pietra naturale. Tale rivestimento si rende obbligatorio nelle aree di
particolare interesse paesaggistico, quali parchi, riserve naturali, aree
tutelate ecc...
- 4.3 Opere longitudinali:
difese spondali.
- L'impiego delle tecniche
dell'ingegneria naturalistica per opere di difesa spondale (difese radenti
e pennelli) è di norma obbligatorio nelle aste fluviali classificate di 3°,
4° e 5° categoria ed in quelle non classificate ai sensi del R.D. 25
luglio 1904, n. 523. Nelle aste fluviali arginate di 2° categoria,
l'utilizzo di tali metodologie di intervento e di manutenzione è
obbligatorio quando risulti compatibile con le esigenze di sicurezza
idraulica, con particolare attenzione nelle aree di rilievo ambientale e/o
paesaggistico sopra descritte.
- 5. Interventi di ripristino
del cantiere.
- Qualunque sia la tipologia
delle opere realizzate, si rende obbligatoria la risistemazione dell'area
interessata dal cantiere, al fine di minimizzare lo stravolgimento
dell'ecosistema e del paesaggio, con il rinverdimento mediante la
piantumazione di specie autoctone e, all'occorrenza, anche con movimento
di terra che ricostituisca lo stato preesistente, prima di procedere al
rinverdimento. Detti interventi dovranno essere specificatamente indicati
all'interno del progetto.
- 6. Interventi di
manutenzione.
- Qualora si debbano
realizzare interventi di manutenzione delle opere esistenti si dovrà
ricercare, per quanto possibile, di sostituire o integrare i manufatti
tradizionali con quelli che rispondono ai criteri dell'ingegneria
naturalistica sopra richiamati, garantendo anche la minimizzazione
dell'impatto attraverso opportuni interventi di mitigazione da valutare
caso per caso.
- Interventi di parziale
ricostruzione o ampliamento di manufatti in muratura di pietrame o
laterizio dovranno sempre essere realizzati adottando per le superfici a
vista di nuova esecuzione, materiali analoghi a quelli preesistenti.
- 7. Opere non ammissibili.
- Dovrà di norma essere
evitata la realizzazione di interventi che prevedono
- - manufatti in calcestruzzo
(muri di sostegno, briglie, traverse), se non adiacenti ad opere d'arte e
comunque minimizzandone l'impatto visivo;
- - scogliere in pietrame o
gabbionate non rinverdite;
- - rivestimenti di alvei e
di sponde fluviali in calcestruzzo;
- - tombamenti di corsi
d'acqua;
- - rettificazioni e
modifiche dei tracciati naturali dei corsi d'acqua;
- - eliminazione completa
della vegetazione riparia arbustiva e arborea.
- Qualora si verifichino
situazioni particolari per la tutela della pubblica incolumità e
sicurezza si potrà fare ricorso a queste tipologie di intervento. Tali
situazioni dovranno comunque essere adeguatamente motivate e documentate
in fase progettuale. Sono consentite le opere completamente interrate
(drenaggi di vario genere, diaframmi, pali di fondazione, ecc..) che non
interferiscano negativamente con le dinamiche degli acquiferi sotterranei
e che non alterino significativamente l'assetto morfologico-vegetazionale
dei luoghi a lavoro ultimato.
-
Ultimo aggiornamento 17/02/02
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